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Introduzione

Il visitatore in sosta ammirata delle rovine del Foro Romano nei vicoli del Fontanone e Deserto, si ritrova improvvisamente davanti alla bianca facciata della chiesa di Santa Giulia, prestigioso Monastero Benedettino ora Museo. Subito il pensiero corre alla sorte dell' infelice Ermengarda (o Desiderata) " sparsa le trecce morbide "come nell' Adelchi del Manzoni, che morì in questo monacale ritiro accanto alla sorella badessa Ansberga, dopo il ripudio dello sposo Carlo Magno.

I Gesuati

Ebbero inizio tra il 1360-1364 come libero movimento laico per iniziativa di Giovanni Colombini mercante-banchiere di Siena.

L'eminente personaggio si era convertito insieme alla moglie Biagia dopo la lettura della "Vita" di S. Maria Egiziaca, come scrive il biografo Feo Belcari (1410-1484). L'esempio della peccatrice egiziana, ritiratasi a vita eremitica nella Tebaide, era stato seguito dopo lunghe meditazioni, penitenze e pubbliche flagellazioni.

La famiglia da Martinengo - Gli inizi della chiesa

Già nel 1450 ANTONIO I, figlio di Giovanni Francesco Martinengo del ramo di Padernello, offre ad Antonio da Venezia, generale dei Gesuati riuniti nel Capitolo di Firenze del 1450, un luogo in Brescia che viene rifiutato: "per ora si sospendesse, remissero in Antonio, se gli paresse de andare a vedere il sitto e 'l luogo et sospendere per ora et ringraziarli". Il terreno di Antonio fu accettato nell'aprile del 1467 dal Capitolo di Ferrara insieme con una donazione di 500 ducati oro sempre da parte dello stesso nobile per dare inizio ai lavori del convento.

La costruzione della chiesa

Il cantiere della chiesa inizia nell' anno 1467 e si protrae fino al 1473 data della morte del conte Antonio Martinengo. Dall' Archivio Segreto Vaticano abbiamo questa testimonianza: "Il monasterio di Noi PP. Gesuati di ST. Girolamo di Bressia situato dentro alle muraglie et cinto d' essa chiesa, fu fondato l' anno della comune salute 1467 il mese di novembre".

Gli affreschi del '400

Alla consacrazione del 1501 la chiesa era certamente affrescata nella parte absidale, dove si svolge la sacra liturgia. Qualche lacerto di quella originaria decorazione è rimasto sulla sommità dell'arco trionfale dove si intravede un JHS a caratteri gotici sotto i tratti del Giudizio Universale. Ugualmente vicino alla finestra di destra è riapparso un S. Sebastiano e sulla parete opposta un S. Gerolamo di ingenua esecuzione.

Fra Benedetto della famiglia dei Da Marone

Assai conosciuto in ambito bresciano è Pietro da Marone per gli affreschi e  le innumerevoli tele ad olio presenti nelle chiese della città e della provincia. Definito da Ottavio Rossi : "polito e leggiadro pittore de nostri tempi, c'ebbe il padre e uno zio frate gesuato ambedue pittori anch'essi", egli è chiaramente il nipote di fra' Benedetto e non lo zio, come si trova frequentemente ripetuto in tanti autori antichi e recenti.

Le tre cappelle laterali

Secondo la tradizione furono inserite nel 1640 da Pier Maria Bagnadore (Orzinuovi 1545/50 - dopo 1620), pittore manierista influenzato dal Moretto, giudicato povero di inventiva, ma abile nel mestiere e sapiente nell'uso del colore e della luce. E' ritenuto più grande come architetto. Insieme al Gambara venne a contatto con le tendenze del manierismo romano tramite le incisioni di un altro bresciano operante a Roma, il Muziano. Gli antichi lo lodarono per " lo squisito disegno sobrio, giudizioso e preciso, gli scorci mirabilmente variati e la grande morbidezza nelle carnagioni e nei panni".

Minori Riformati

Dopo la soppressione dei Gesuati il 7 dicembre 1668, al bianco abito del frati dell'acqua si sostituisce quello marrone dei figli di San Francesco. Il convento viene occupato l' anno successivo in data 7 giugno 1669 dai Minori Osservanti Riformati, una delle derivazioni francescane della famiglia dei Frati Minori, che lo comperano dalla Repubblica Veneta e vi restano fino alla soppressione napoleonica del 1810. Mentre l'archivio pervenne alla Nunziatura di Venezia, la biblioteca venne dispersa in varie direzioni.

Il seminario e mons. Capretti

Passata la temperie napoleonica, i chiostri ospitano i frati anziani a suo tempo secolarizzati dalle leggi  napoleoniche e rimasti senza appoggio familiare.

Nel 1821 il governo austriaco concede il complesso al vescovo mons.Gabrio Maria Nava, che vi trasferisce parte del Seminario da S. Pietro in Oliveto. Del 16 maggio 1821 è la visita pastorale della chiesa: "Alle ore otto il prelato in carrozza si è diretto alla chiesa detta di San Cristo, ma a vero dire sotto il titolo del Santissimo corpo di Cristo, dove dal clero è stato incontrato al principio di quella strada che è dirimpetto alla facciata della chiesa, alla cui porta era disposto il Baldacchino al ricevimento del prelato…ha fatta la preparazione della messa, indi l' ha celebrata ed all' Infractionem ha comunicato 28 persone; quindi terminata la Santa Messa ha fatta l' omelia sopra la Divina Misericordia…" Segue la visita che trova tutto a posto salvo "ai confessionali si appongano veli più oscuri alle Finestrelle, e le Immagini ove mancano. La Santissima Croce non si esponga se non nella sua festa" . Alla fine il prelato con il corteo viene accompagnato in una stanza abbastanza grande dove "è stato servito il cioccolato con limone, dopodichè uscito dal convento e rimontato in carrozza è ritornato al proprio palazzo".

I Missionari Saveriani e il recupero del convento

Durante le vacanze scolastiche dell' estate 1957 il Seminario trasloca a miglior vita nel nuovo edificio di Mompiano. Il fatiscente convento venduto ai Missionari Saveriani viene subito preso in consegna insieme alla chiesa, concessa in "uso perpetuo", sempre restando la proprietà del Seminario.

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San Cristo: il libro

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A cura di: Giuseppe Tanfoglio e Fiorenzo Raffaini

[…] Un volume, una vera e propria guida, quale rinnovata possibilità di ampliare le conoscenze non solo delle forme architettoniche, delle vicende edilizie ed artistiche che hanno attraversato la storia plurisecolare dell'edificio, già annesso al Seminario Diocesano e vera e propria "Cappella Sistina di Brescia" per la presenza di dipinti di non comune bellezza ma, pure, della feconda presenza della Congregazione dei Missionari Saveriani, che dall'anno 1957 hanno provveduto al graduale recupero del complesso, facendone la sede della propria Casa Apostolica e del Centro Saveriano di Animazione Missionaria […]

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