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Spiritualità

Una spiritualità missionaria

La spiritualità saveriana è la nostra modalità di vivere il Vangelo, ispirata al Conforti dallo Spirito Santo nella contemplazione del Cristo missionario del Padre, arricchitasi con l’esperienza di questi 100 anni di vita della Congregazione, accolta e proposta dalla Chiesa per la realizzazione della nostra vocazione missionaria. Oggi riconosciamo la necessità di una vita spirituale apostolica più intensa, personalizzata e profonda.

Una spiritualità dinamica

L’attuazione della missione offre ricche possibilità allo sviluppo della nostra spiritualità centrandola in particolare sul fatto che siamo uomini della Parola. Infatti la missione fa nascere in noi una rinnovata apertura a tutta l’umanità e a tutte le culture; ci fa vivere il senso della partenza e dell’essere pellegrini e ospiti; sfida la nostra capacità di distacco; ci porta a riflettere sulla realtà per discernere ed accogliere i semina verbi e le chiamate dello Spirito nei segni dei tempi; ci aiuta a riconoscere la mutua influenza tra vita interiore e vita apostolica; invita a lasciarci interpellare dai valori delle altre religioni, dalle tradizioni di altri popoli; ci apre all’esperienza dello Spirito rendendoci capaci di testimoniare Cristo con franchezza e di imparare a “piangere con quelli che piangono, e gioire con quelli che gioiscono” (Rm 12,15) dando noi stessi per amore del Vangelo.

Una Spiritualità ricca e armonica

spirit studenti

La nostra spiritualità si ispira a quella trasmessaci dal Fondatore nella quale l’amore è il movente primo ed ultimo che sospinge il missionario. Secondo le Costituzioni e la Lettera Testamento, i fondamenti della nostra spiritualità sono: la dimensione Cristo-centrica e la tensione apostolica che si esprimono nello spirito di fede e di obbedienza, nell’amore per la famiglia saveriana e nell’apertura a tutta l’umanità.(29)

Completano questo quadro altri aspetti che ci vengono dalla spiritualità del Conforti: il grande rispetto verso ogni persona, unito ad una fedeltà coerente con la propria identità; il senso della dignità con l’assenza di protagonismo; la cordialità; il senso della misura, della correttezza, delle cose ben fatte.(30)

Fondazione Cristo-centrica

Icona dell’esperienza del Conforti è il Crocifisso, nel quale contempliamo l’amore personale ed universale del Padre, la donazione totale alla missione e l’urgenza di far conoscere questo amore a tutti. Il Fondatore ci propone il Cristo come modello unico e sufficiente della nostra spiritualità.(31)

Una esperienza personale e profonda di Cristo missionario del Padre(32) è necessaria per noi per vivere un cristocentrismo diffuso: Cristo da incontrare nell’uomo e nella storia, Cristo da ascoltare nella Parola, Cristo da servire nei poveri, Cristo da annunciare come lieta notizia fino agli ultimi confini della terra, Cristo da celebrare nella Eucaristia, Cristo da attendere nella vigilanza attiva.(33) 

Contemplazione attiva

La missione è opera dello Spirito(34) e il missionario è tale nella misura in cui si lascia guidare da Lui, diventandone un collaboratore. La storia ci conferma che il vero missionario è il santo: un contemplativo in azione, un testimone della esperienza di Dio, l’uomo delle beatitudini e della carità, totalmente dedicato agli altri ed ai lontani.(35)

Vita di preghiera

Un momento sostanzioso di preghiera personale quotidiana e un momento quotidiano significativo di preghiera comunitaria sono il modo normale per nutrire la nostra comune vocazione missionaria. Pur vivendo in differenti situazioni culturali e pastorali, nelle nostre comunità ci proponiamo settimanalmente la lectio divina missionaria con la duplice attenzione di approfondire il messaggio evangelico e di coglierne le manifestazioni nella realtà in cui viviamo.

Per noi saveriani la Parola pregata, l’Eucaristia quotidiana e l’Apostolato sono intimamente correlati e reciprocamente implicanti.

I momenti comunitari di preghiera saranno decisi a partire:
  • dalla tradizione saveriana in modo che tutti i confratelli si dentifichino in espressioni comuni;
  • dalla situazione di ogni comunità;
  • e secondo le espressioni culturali locali.

Per quanto riguarda la celebrazione dell’ Eucaristia va superata l’idea che essa sia solo in funzione della comunità cristiana.(36)

Le nostre guide

Guide nel nostro cammino spirituale sono la Vergine Maria, “modello incomparabile di pietà cristocentrica”,(37) San Giuseppe, gli apostoli,(38) San Francesco Saverio, il beato Guido Maria Conforti, i grandi missionari, ed i molti confratelli che ci hanno preceduto nel campo missionario e ci illuminano con l’esempio.

COMUNIONE E COMUNITA' SAVERIANA

“Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21)

Uno spiccato senso di famiglia

Il Fondatore ha voluto dare alla Congregazione uno spiccato senso di famiglia e, in effetti, è questa una delle caratteristiche più care ai Saveriani. Lo “Spirito di amore intenso per la nostra religiosa famiglia, che dobbiamo considerare quale madre e di carità a tutta prova per i membri che la compongono” (LT 10) è una delle sue consegne, che la tradizione saveriana non ha mai cessato di ricordare. Questa caratteristica è costitutiva del nostro essere saveriano per la sua forte valenza missionaria.(39)

Questa nuova famiglia, fondata non sulla carne e sul sangue,(40) ma sull’amore trinitario di cui è segno gioioso e partecipazione,(41) trova i suoi punti di riferimento non tanto nella famiglia naturale quanto piuttosto nei nuovi rapporti che il Vangelo crea attorno a Cristo(42) e nella “carità di Cristo di gran lunga più forte d’ogni affetto naturale” (LT 11) che deve regolare tutti i rapporti tra i fratelli. é questa novità evangelica che consente l’apertura della famiglia alla missione e all’internazionalità.(43)


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Un principio dinamico

La comunione per noi è un elemento irrinunciabile, ma è condizionata da problemi personali e dalla varietà delle situazioni. Va quindi cercato il più alto livello di comunione realisticamente possibile, a seconda delle circostanze, delle persone, del tipo di comunità nella quale si vive.

In particolare deve esistere una tensione dinamica tra due aspetti fondamentali:

  • l’umanità delle persone che compongono la comunità (e che sono la maggior ricchezza della Congregazione), in modo che essa diventi un luogo dove ciascuno si sente amato, accettato nei suoi limiti e valori, rispettato, ascoltato; un luogo di gratuità, di amicizia e di perdono;
  • l’ideale che ci unisce, in modo che la comunità non sia uniformità verso il basso, ma un aiuto ai singoli ad essere più fedeli alla loro vocazione missionaria, a convertirsi, a tener viva la tensione verso ciò che sono chiamati ad essere; un luogo di correzione fraterna e di crescita nella santità e nella missione. 

La famiglia nel concreto

Lo spirito di famiglia e di comunione si concretizza nella vita quotidiana in mille gesti e atteggiamenti. Di particolare importanza sono:

  • il senso di appartenenza, partecipando con semplicità e fedeltà alla vita della Congregazione;
  • la disponibilità al discernimento comunitario, l’accoglienza cordiale degli orientamenti definiti e il proprio contributo attivo per la loro realizzazione;
  • la comunicazione frequente, sia informale che programmata delle esperienze, dei successi, delle sconfitte e delle speranze basata sulla fede;
  • l’accettazione dei confratelli scelti come animatori del dialogo e della comunione, in spirito di fede e di obbedienza.

Comunità di tre persone

Le norme saveriane prevedono delle comunità composte normalmente da tre persone.(44) Nonostante tutte le difficoltà di realizzazione, insistiamo nel tentativo di costituirle.

Comunità pluri-culturale

La comunità pluriculturale unita dallo stesso ideale missionario è anche luogo di apertura e di accoglienza. La sua testimonianza di comunione è annuncio in atto e segno evidente del nostro carisma.

Comunità miste

Segno missionario importante, oltre alle comunità formate da fratelli di diversa nazionalità e cultura,(45) può essere la disponibilità a formare comunità miste tra Saveriani, membri di altre congregazioni o sacerdoti diocesani e laici. In questo caso delle convenzioni regolino gli aspetti fondamentali della convivenza.(46)

Accoglienza e apertura

Elemento tipicamente missionario e caro alla tradizione saveriana è l’accoglienza. La nostra comunità deve essere aperta agli altri operatori di pastorale e al mondo che ci circonda, in particolare ai più poveri, in un sano equilibrio tra vita interna e vita esterna.

La missione, in quanto invio, richiede anche che dietro al missionario che parte ci sia tutta una rete di persone coinvolte con il suo ideale, che lo sostengono con la preghiera e l’aiuto materiale. Occorre quindi che ogni comunità si preoccupi di creare attorno a sé una cerchia di amici e di benefattori, come naturale allargamento della famiglia saveriana.


Il Progetto Comunitario di Vita (PCV)

Uno strumento di programmazione necessario per realizzare sia la missione che la comunione è il Progetto Comunitario di Vita.

Nella preparazione del PCV teniamo presenti:

  • i valori che sostengono la vita di comunione;
  • la realtà delle persone che compongono la comunità;
  • il progetto pastorale armonizzato con le scelte di vita comunitaria;
  • le indicazioni della Regione per un cammino di comunione con la Congregazione.
  • Solo la chiarezza del progetto e la sua accettazione da parte di tutti, ciascuno secondo il suo ruolo, può aiutarci a comporre le diversità e farci crescere nel rispetto reciproco.

Incontri comunitari periodici di revisione ci permetteranno poi di realizzare nel quotidiano il progetto stabilito all’inizio dell’anno. Il Progetto Personale di Vita (PPV) aiuterà ad essere fedeli al PCV.

Comunione e corresponsabilità economica: I principi evangelici e lo spirito di famiglia ci inducono a gestire i beni temporali con i criteri della piena comunione e della corresponsabilità. Perciò nella gestione dei beni cureremo:

  • uno stile di vita effettivamente povero;
  • la collaborazione al sostegno economico della comunità;
  • decisioni comuni sui criteri e sull’uso delle risorse.
  • Nell’uso dei beni destinati all’apostolato, non esistono soldi e beni privati:(47) ogni nostra risorsa è comune ed in comune decidiamo sul suo uso. Periodicamente faremo una revisione comunitaria su questo aspetto del nostro vivere insieme. 

Obbedienza nella comunità

Perché le nostre comunità siano luogo di discernimento della volontà di Dio, è urgente riscoprire il servizio del superiore all’interno della rinnovata visione dell’obbedienza e secondo quanto auspicato dal Fondatore che ci vuole caratterizzati dallo spirito di fede, di obbedienza e di amore per la nostra famiglia.(48) Perché questo avvenga il superiore obbedisce al Signore assumendosi responsabilmente il compito che gli è affidato, prendendosi cura del bene di ogni fratello, stimolando le sue potenzialità, curando la comunione, incentivando e coordinando il servizio alla missione. Ogni fratello della comunità, da parte sua, obbedisce al Signore collaborando al bene comune ed al servizio missionario, con atteggiamento costruttivo sia al momento della progettazione che in quello della esecuzione.

Rapporto tra comunità e attività

Tra comunità e apostolato sono necessari interazione ed equilibrio, nella consapevolezza che la comunità è depositaria della missione, garante della sua verifica, della sua continuità e delle sue realizzazioni. D’altra parte la comunità deve essere autenticamente apostolica e regolarsi sulle esigenze dell’apostolato. Il discernimento comunitario (comunità locale, regionale ed ecclesiale) e la comunicazione frequente sono gli strumenti di cui disponiamo perché le diversità si trasformino in ricchezza per la missione. 

Inserimento

Un’attenzione particolare va data all’accoglienza e all’accompagnamento dei missionari ed in particolare dei giovani che si inseriscono in una diversa comunità regionale. La Regione presenti il progetto missionario in cui tutti i confratelli collaborano e negli statuti stabilisca modalità e strumenti per l’inserimento dei nuovi.(49) 


DIALOGO E INCULTURAZIONE

“Ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua” (At 2,6) 

form montaggio

Una mentalità di fede

Creati ad immagine di Dio, tutti gli esseri umani godono della stessa dignità. Il Verbo, incarnandosi, ha assunto la natura umana e i suoi valori.(50) Lo Spirito Santo ha fatto alla Chiesa il dono delle lingue, prima delle quali quella dell’amore, perché tutte le nazioni possano vivere nella comunione.(51) Come missionari ci ispiriamo a questa dinamica trinitaria e per rispondere a questo appello della grazia affrontiamo la sfida della inculturazione,(52) ossia dell’incontro fecondo tra fede e cultura.

Atteggiamento costante

Dialogo e inculturazione sono atteggiamenti che riguardano prima di tutto ciascuno di noi e la vita delle nostre comunità.(53) Nella misura in cui li viviamo dentro di noi, essi potranno riflettersi nelle nostre relazioni con la Chiesa locale e le diverse culture in cui svolgiamo la nostra attività missionaria. “Ci impegniamo a capire ed accettare i nostri fratelli non cristiani con i loro valori e la loro religione. Con un fraterno e qualificato dialogo di vita e di fede, cerchiamo di promuovere i valori comuni del Regno” (C 13). Siamo convinti altres“ che i grandi valori umani e religiosi dei popoli con cui veniamo in contatto, possono arricchire il nostro stesso modo di vivere e comprendere il Vangelo.(54)

Cammino di conversione

Dialogo ed inculturazione sono un cammino d’umile e paziente conversione: di fronte alle esperienze religiose degli altri, sappiamo che Dio li ha misteriosamente guidati, ci precede e ci parla anche attraverso di loro. Con interesse e amore ci apriamo anche alle diverse culture, pronti a studiarne e apprezzarne i valori, semi del Verbo. La stessa vita religiosa ci rende particolarmente adatti ad affrontare il complesso travaglio dell’inculturazione perché ci abitua al distacco dalle cose e ci aiuta a rinunciare ed a relativizzare tanti aspetti della nostra cultura. In dialogo con l’altro e in un atteggiamento di conversione, cercheremo dunque di purificare la nostra e l’altrui cultura, per incontrarci nell’unico Vangelo che salva.

Comunità e dinamiche culturali

Le nostre comunità saranno sempre più formate da persone provenienti da ambienti culturali diversi. Bisognerà quindi essere coscienti e preparati ad accogliere ed a capire le interazioni tra individuo e individuo - con la propria cultura familiare, nazionale e saveriana - e l’interazione tra gli individui e la comunità. Per questo dobbiamo coltivare uno spirito aperto, un atteggiamento di ascolto e di ammirazione verso l’altro e favorire reciproche relazioni basate sul rispetto, la cordialità, l’empatia e il dialogo, che ci portino a stabilire contatti con le altre culture all’interno della comunità e nel ministero. Le nostre comunità siano dunque laboratori dove questi atteggiamenti e abilità sono costantemente praticati, luogo di rapporti tra culture ispirati dalla fede e dal Vangelo vissuto.

Nelle nostre comunità multiculturali diventa importante la comunicazione, intesa come conoscenza e rispetto dei valori altrui e dei concetti che li veicolano. Tutto ciò postula il primato della persona sul lavoro. Il tempo speso nella cura di queste dinamiche comunitarie non è tempo perso. Si tratta di formarsi a quella specifica abilità che alcuni esperti chiamano competenza comunicativa interculturale. Molta attenzione va prestata anche alla cosiddetta comunicazione non verbale (gesti, modo di vestire, portamento...).

Nel nostro modo di essere e di relazionarci con gli altri, la cultura e l’ambiente, eviteremo atteggiamenti di superiorità, di razzismo e di arroganza. Eviteremo altrettanto i giudizi superficiali e gli stereotipi.

Acculturazione

Per una buona integrazione è indispensabile la miglior conoscenza possibile della lingua del popolo che ci accoglie, come anche un interesse profondo per tutto ciò che è umano come esortava a fare il Fondatore citando Filippesi 4,8: “In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” (RF 60).

Il processo di acculturazione richiede una forte volontà di immersione nella cultura e realtà di un popolo. Pur avendo lasciato la propria patria, vi sono molti modi per ritorni nostalgici alla propria cultura di origine. Tra questi, oggi, Internet rende tutto più facile: possiamo farlo in pochi istanti. Inoltre le tante possibilità di raggiungere tutto il mondo che Internet offre, possono creare l’illusione - e di fatto anche una vera distrazione - di tutti raggiungere e tutto conoscere, stando seduti davanti al computer mentre la gente e le culture si conoscono soprattutto attraverso le relazioni personali e nelle quotidiane situazioni di vita.

Per quanto é possibile, nelle nostre comunità e specialmente nella Domus si usi la lingua del luogo o quella di riferimento; la preghiera sia fatta nella lingua locale; si seguano gli usi ed i costumi del luogo, in particolare per il cibo.

Ponti tra Chiese e culture

I primi Saveriani, incoraggiati dal Fondatore, fin dall’inizio si sono impegnati nel raccogliere e far conoscere le tradizioni culturali e religiose dei popoli tra i quali lavoravano. Anche oggi riteniamo di dover continuare a svolgere un ruolo attivo in questo settore, collaborando volentieri con le Chiese locali e le comunità umane in cui operiamo. In tal modo facilitiamo i rapporti e gli scambi fra culture e Chiese diverse. Sostenendo le culture locali possiamo contribuire a salvaguardare e sviluppare la loro identità e cosi contrastare gli effetti nocivi della globalizzazione in atto.

Nostro ruolo nell’inculturazione

Nel processo di inculturazione il missionario non sarà il primo artefice, ma potrà facilitarne il cammino nella comunità cristiana collaborando con la Chiesa locale che è la protagonista principale del processo di inculturazione. Assumiamo il nostro ruolo di facilitatori, acculturandoci e intraprendendo un’attività missionaria contestualizzata, che parta dalla gente del posto con la sua storia, cultura, simboli.

Il processo dell’inculturazione richiede “seria preparazione personale, mature doti di discernimento, fedele adesione agli indispensabili criteri di ortodossia dottrinale, di autenticità e di comunione ecclesiale” (VC 79), perciò non può essere lasciato al dilettantismo culturale, né può essere fatto dal singolo missionario. Anche qui diventa dunque importante il discernimento comunitario.


INCARNAZIONE E SOLIDARIETA'

“Vide molta folla e si commosse per loro” (Mc 6,34)

La via di Cristo

carisma disegno

Come missionari “seguiamo la via percorsa da Cristo con la sua incarnazione” (C 14). Per questo, ricorda che...

Tutti e ovunque, seguendo la parola del nostro Fondatore “non potete adoperare mezzi diversi da quelli adoperati da Cristo per la fondazione del suo Regno” (DP 16), prendiamo la via della kenosi scelta da Cristo,56 che ci chiede di farci tutto a tutti.(57) La comunione di vita e di destino con le persone, il vivere in profonda solidarietà con loro ci deve spingere “ad accrescere il nostro impegno di contemplazione e preghiera, a praticare più intensamente la condivisione comunitaria e l’ospitalità, a coltivare con maggior diligenza l’attenzione alle persone ed il rispetto per la natura” (VC 79).

L’incarnazione e la solidarietà non sono realtà che viviamo solo in certi luoghi, ma parte essenziale del nostro stile di vita. Sempre ed in ogni luogo, siamo chiamati a sentirci parte di quel popolo e di quella Chiesa locale, assumendo “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono” (GS 1).

Priorità alla formazione delle persone

Ad imitazione di Cristo, diamo priorità alla formazione delle persone, attraverso la Parola e la testimonianza, più che alle opere. In questa nostra azione scegliamo i mezzi umili, perché “ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor. 1,25). Eviteremo pertanto che l’abbondanza del denaro e delle opere offuschino la forza del Vangelo che annunciamo, sforzandoci anche di superare la contraddizione di vivere tra i poveri con le sicurezze dei ricchi.

E' urgente porre un freno a coloro che fanno dei progetti perché dispongono di molti mezzi, scavalcando ogni progettazione e controllo comunitario e regionale. La comunità diventa quindi il luogo del discernimento per l’uso e la proprietà dei nostri mezzi e beni.

Opzione per i poveri

Realizziamo la missione nella semplicità e vicinanza alla gente, facendo un’evangelica opzione per i poveri e gli esclusi, gli umili e i sofferenti, condividendo i loro problemi ed il loro cammino di liberazione. Questa opzione, fatta comunitariamente chiede a ciascuno di noi di essere uomo della carità “che si ispira alla carità stessa di Cristo, fatta di attenzione, tenerezza, compassione, accoglienza, disponibilità, interessamento ai problemi della gente” (RMi 89).

Il nostro stile di vita, il nostro patrimonio economico, le nostre strutture siano continuamente riviste alla luce delle esigenze evangeliche, evitando di attirare la gente più per quel che abbiamo e facciamo che per quello che annunciamo.

Impegno per l’uomo

Il nostro impegno sarà vincolato anche alla causa della giustizia, della pace, dei diritti umani e alla difesa dell’integrità del creato. Collaboreremo cordialmente con persone e gruppi che operano per il bene comune, attenti alle persone ed ai loro processi di maturazione, in comunione e solidarietà con la Chiesa locale. Da evitare sono i protagonismi(58) personali che mettono a serio rischio un’azione efficace in questi campi.

A rischio della vita

La solidarietà con i popoli in situazione di guerra o di violenza istituzionalizzata, ci pone a volte di fronte a scelte difficili che possono essere impellenti e gravide di conseguenze, per molti fino al rischio stesso della vita. Il dono supremo della vita è un’eventualità insita nella nostra vocazione missionaria cui dobbiamo spiritualmente essere preparati e di cui debbono essere coscienti anche le nostre famiglie.

In queste situazioni sono necessarie fede e umiltà che trovano la loro sorgente nella preghiera e che si concretizzano in:        

  • - sostegno reciproco e discernimento comunitario allargato alla gente del luogo e alla Chiesa locale;
  • - coraggio di restare vicino alla gente il più a lungo umanamente possibile, condividendone l’esperienza e denunciando la violenza;
  • - realismo nel valutare sia le proprie forze fisiche e psichiche, sia il rischio che le nostre scelte possono far correre a noi stessi o alla gente.

Una attenzione amorosa e professionale va data a quei confratelli che sono stati vittime di traumi profondi che possono compromettere il loro equilibrio fisico e mentale.


Riassumendo...

Il nostro Fondatore, San Guido Maria Conforti, così come egli stesso ci l'ha descritto nella sua "Lettera Testamento", sin dall'inizio ha voluto che il nostro Istituto Religioso-Missionario sia sempre il risultato di questi tre coefficienti:

  • Spirito di viva fede che ci faccia vedere Dio, cercare Dio, amare Dio in tutto, accrescendo in noi il desiderio di propagare ovunque il suo Regno;
  • Spirito di obbedienza pronta, generosa, costante in tutto e ad ogni costo, per riportare le vittorie da Dio promesse all'uomo obbediente;
  • Spirito di amore intenso per la nostra Religiosa Famiglia, che dobbiamo considerare qual madre di carità a tutta prova per i membri che la società.

NOTE:

29 C 3; LT 10.

30 Cfr Lettera della Direzione Generale, Consacrati per la Missione, 1994 nn. 48-55.

31 Cfr. RFX 67.

32 Cfr. RFX 68; Novo Millennio Ineunte 16.

33 Cfr. RFX 70.

34 Cfr. Redemptoris Missio 24; 26.

35 Cfr. Redemptoris Missio 91.

36 Cfr. C 46.1.

37 G. GAZZA, Vita Cristo-centrica secondo il pensiero del Ven. Fondatore, in Lettere Circolari (a cura del Segretariato Generale della Formazione), Roma 1999, Vol. 2, 205; Cfr. C 49.

38 Cfr. LT 1.

39 Cfr. C 35.

40 Cfr. Gv 1,13.

41 Cfr. Vita Consecrata 41.

42 Cfr. Mc 3,32-35.

43 Cfr. C 37.

44 Cfr. C 36.2.

45 Cfr. C 37.

46 Cfr. C 36.3.

47 Cfr. C 26, 28.

48 Cfr. C. 31-32: LT 10.

49 Cfr. C 36.6.

50 Cfr. Novo Millennio Ineunte 22.

51 Cfr. At 15.

52 Per “Inculturazione” intendiamo l’intima trasformazione degli autentici valori culturali mediante la loro integrazione nel cristianesimo e il radicarsi del cristianesimo nelle diverse culture (Cfr. Redemptoris Missio 52). Da una parte il Vangelo evangelizza la cultura; e d’altra parte le fede viva fa sorgere dalla tradizione dei popoli, espressioni originali di vita, di celebrazione e di pensiero cristiani (Cfr. Catechesi Tradendae 53).

53 Cfr. Lettera della Direzione Generale, Consacrati per la missione n.41.

54 Cfr. Vita Consecrata 80.

55 Per “Acculturazione” intendiamo l’accoglienza e l’acquisizione dinamica e progressiva di un’altra cultura con i suoi valori, costumi, cosmovisione, lingua, stile di vita, senza perdere la propria identità culturale.

56 Cfr. Fil 2,7ss.

57 Cfr. 1Cor 9,20-23.

58 Il "Protagonismo" si caratterizza per: progetti personali, non frutto di discernimento comunitario; desiderio di auto-realizzazione e non servizio alla missione; tendenza ad imporre scelte personali; uso di mezzi potenti; agire al di fuori della comunità saveriana e distaccati dalla Chiesa locale; non dare ascolto attento alle aspirazioni della stessa gente che si vuole beneficare.

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