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Carisma

La Nostra Missione

“La nostra missione ci chiede di proclamare il Regno là dove non è ancora riconosciuto” (C 7).

Il Vangelo, da noi annunciato nell’orizzonte del Regno, è la Buona Notizia fattasi carne nella persona di Gesù Cristo, è il più bel dono che possiamo condividere con l’umanità, la proposta più radicale e più adeguata per l’avvio a soluzione dei problemi umani più gravi, la risposta alle esigenze più profonde dell’animo umano.(1) Alla base della nostra vocazione missionaria c’è questa convinzione: siamo stati chiamati e radunati in comunità per donarci totalmente per l’evangelizzazione dei non cristiani.(2) é questo l’elemento che specifica la nostra identità (chi siamo), plasma le caratteristiche del nostro essere (come siamo) e guida il nostro agire (cosa facciamo).

Modalità diverse
Realizziamo la nostra missione evangelizzatrice con modalità diverse che portano a dare priorità, a seconda degli ambiti in cui siamo chiamati ad operare, ora alla via della testimonianza silenziosa ora a quella della proclamazione esplicita, in alcuni casi alla via delle opere della misericordia e della promozione umana, in altri a quella del dialogo interreligioso e dell’impegno per la giustizia e per la pace, fino alla via più straordinaria del martirio. Modalità che si giustificano nella misura in cui, partendo dal Vangelo e ad esso conducendo, sono in ordine al nostro compito prioritario del primo annuncio.(3)

Nella Chiesa
Noi Saveriani viviamo la missione nella Chiesa, popolo di Dio, comunione di carismi e ministeri.(4) Il nostro servizio al Vangelo fa parte della più ampia e complessa missione evangelizzatrice della Chiesa,(5) in una particolare ma essenziale articolazione, quella del primo annuncio. Dato che “senza la missione ad gentes la stessa dimensione missionaria della Chiesa sarebbe priva del suo significato fondamentale e della sua attuazione esemplare” (RMi 34), noi ci collochiamo nella Chiesa come sua memoria missionaria, dedicandoci anche all’animazione ed alla promozione delle vocazioni missionarie, perché non manchino gli operai per la vigna del Signore.(6) Il nostro inserimento nella Chiesa locale deve essere sincero, responsabile e costruttivo,(7) ma deve essere nello stesso tempo salvaguardata la nostra specificità che interpella e arricchisce la Chiesa stessa.(8)

Lasciandosi evangelizzare
La condizione per rendere più credibile ed efficace l’attuazione della nostra missione è una permanente conversione personale e comunitaria al Vangelo, che ci porta all’identificazione con l’amore di Cristo, capace di riempire tutta la nostra vita e di trasformare quella dei nostri destinatari. é lasciandosi evangelizzare che si evangelizza.(9) La prima forma di testimonianza è la vita stessa del missionario che, pur con tutti i suoi limiti e difetti umani, rende visibile un modo nuovo di comportarsi.(10)


 

AD GENTES, AD EXTRA, AD VITAM
“Fino agli estremi confini della terra” (At 1,8)

carisma mondo

I Tre elementi distintivi dei Saveriani:

Con gioiosa riconoscenza verso il Signore accettiamo il dono di essere stati scelti per essere inviati in missione ad gentes, ad extra ed ad vitam. Questi tre elementi non esauriscono tutta la missione della Chiesa, ma ne esaltano l’urgenza, l’universalità e la radicalità. Per la nostra Congregazione si tratta di caratteristiche irrinunciabili e che si illuminano a vicenda. Il saveriano, in qualsiasi attività richiestagli, sa di dover tener viva questa tensione verso la realizzazione in pienezza di questi tre elementi.

Missionari "Ad Gentes":
L’ad gentes esprime l’orientamento verso l’evangelizzazione di quei “popoli, gruppi umani, contesti socioculturali, in cui Cristo ed il suo Vangelo non sono conosciuti, o in cui mancano comunità cristiane abbastanza mature da poter incarnare la fede nel proprio ambiente ed annunziarla ad altri gruppi” (RMi 33). La missione ad gentes costituisce, sin dall’origine dell’Istituto, il nostro impegno unico ed esclusivo, la caratteristica irrinunciabile,(11) sempre chiaramente difesa dal Fondatore, fino al punto di chiedere ai suoi missionari di non farsi assorbire nelle attività di servizio ai cristiani.(12) L’ad gentes ci definisce nella Chiesa ed informa tutto il nostro modo di essere.

Missionari "Ad Extra":
L’ ad extra costituisce per noi un’ulteriore precisazione dell’ad gentes. Si tratta del principio missionario dell’uscita affermato con chiarezza dalle nostre Costituzioni e normalmente applicato in questi oltre cent’anni di vita della Congregazione: “per il nostro carisma specifico siamo inviati a popolazioni e gruppi umani non cristiani, fuori dal nostro ambiente, cultura e Chiesa d’origine” (C 9). Con questo articolo delle Costituzioni si intende la partenza o l’uscita anche dal proprio Paese (Stato) di origine. é vero che oggi per dedicarsi alla Missione ad gentes potrebbe non essere necessaria l’uscita dal proprio paese, tuttavia noi la assumiamo come caratteristica fondante ed essenziale della nostra vocazione consapevoli che la partenza geografica non è fine a se stessa, ma è orientata alla promozione della causa missionaria.(13)

Le ragioni più profonde dell’uscita dal proprio ambiente non sono legate alla maggior urgenza e gravità del bisogno altrove, rispetto alla propria patria. Ci spinge l’imperativo del mandato del Signore che ci dice: “andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc.16,15) e la necessità di condividere il dono della fede, nonostante le nostre povertà,(14) oltre che l’esigenza di universalità, l’attenzione al diverso, il servizio tra le Chiese. Se dovessimo guardare solo all’urgenza dei bisogni, ne troveremmo vicino a noi tanti e tanto gravi da rendere in pratica sempre ingiustificabile l’uscita. Paolo non è andato ad annunciare lontano perché ormai non c’era più nulla da fare in Palestina, ma perché a lui era stato affidato il dono del servizio al Vangelo tra i non ebrei come a Pietro quello per gli ebrei.(15)

L’ "Ad Extra" chiede anche un esodo spirituale, culturale, affettivo, che ci renda capaci di acculturarci in un nuovo ambiente e di non avere altre sicurezze al di là del Vangelo che annunciamo. Recandoci a vivere, come stranieri e ospiti presso altri popoli, siamo segni e fermenti di quella nuova famiglia umana che tutti li abbraccia, e viviamo la missione nella debolezza e nell’itineranza, ad imitazione di Cristo, degli apostoli e di Francesco Saverio, nostro patrono.

La concretizzazione di questo elemento viene poi gestita dalla Congregazione con criteri di opportunità.(16) Da esso non si può dedurre che ogni singolo saveriano debba sempre stare in una situazione di missione ad extra ma d’altra parte l’uscita dalla propria casa e dalla propria terra è estremamente importante per la realizzazione della vocazione del singolo saveriano.
“Il criterio geografico anche se non molto preciso e sempre provvisorio, vale ancora oggi per indicare le frontiere verso cui deve rivolgersi l’attività missionaria” (RMi 37). Riteniamo che i Paesi più bisognosi di annuncio dell’Asia e dell’Africa continuino ad essere una priorità. Infatti “non pare giusto equiparare la situazione di un popolo che non ha mai conosciuto Gesù Cristo con quella di un altro che, l’ha conosciuto, accettato e poi rifiutato pur continuando a vivere in una cultura che ha assorbito in gran parte i principi e valori evangelici” (RMi 37). La nostra presenza in Europa e nelle Americhe non va considerata come volontà di sostituire le Chiese locali nella loro responsabilità per le situazioni missionarie presenti al loro interno, ma come impegno di animazione missionaria e vocazionale.

Missionari "Ad vitam":
L’ ad vitam rivela che la nostra disponibilità al servizio della causa missionaria è definitiva per vocazione e questo non solo nel tempo, ma soprattutto nella totale dedizione alla vocazione missionaria che ci è stata affidata.(17) In qualsiasi luogo o servizio dove ci troviamo, noi facciamo convergere alla missione tutta la nostra attività ed ad essa ci doniamo per tutta la vita, offrendo sempre il meglio di noi stessi ed escludendo “positivamente qualsiasi altro scopo per quanto nobile e santo” (RF 3).


CONSACRATI PER LA MISSIONE

“Tutto io faccio per il Vangelo” (1Cor 9,23)

carisma PR 2015

Consacrati…

Il Fondatore ci ha voluto come una famiglia di missionari consacrati, nella modalità della vita religiosa: “La vita apostolica congiunta alla professione dei voti religiosi costituisce per sé quanto di più perfetto, secondo il Vangelo, si possa concepire” (LT 2). Per lui la missione, opera dello Spirito santo, è una realtà cos“ grande da richiedere una donazione totale, fino a sacrificare tutto: la famiglia, la patria, gli affetti più cari e legittimi. La nostra consacrazione missionaria esprime questa totalità di donazione.
Oggi, al saveriano è richiesta una nuova radicalità di fronte alle sfide della missione che lo vogliono testimone povero e disarmato, libero dai suoi progetti ed in cammino di ricerca comunitaria del progetto di Dio e libero anche dal bisogno di lasciare una posterità se non quella che gli deriva dall’annuncio della Parola. Va quindi portata avanti a tutti i livelli, come esigenza più profonda del rinnovamento della Congregazione, la riscoperta dei valori e delle esigenze della nostra consacrazione, riappropriandoci decisamente del carisma saveriano ritornando alle fonti del nostro Padre e Fondatore.

...a Dio...
La consacrazione, nel Beato Conforti, nasce dalla contemplazione del Cristo crocefisso e dall’amore che manifesta e suscita: “cos“ si ama”.(18) “L’esperienza di questo amore gratuito di Dio è a tal punto intima e forte che la persona avverte di dover rispondere con la dedizione incondizionata della sua vita, consacrando tutto, presente e futuro, nelle sue mani” (VC 17). é dunque da un’esperienza d’amore che deriva l’origine, il fondamento e l’orizzonte della nostra consacrazione a Dio per la missione.

...per il Regno...
Della consacrazione religiosa, testimonianza dell’utopia del Regno e del già ma non ancora dei suoi valori, il nostro carisma evidenzia in particolare la portata missionaria.(19) Alla sequela di Cristo la castità è amore totalmente libero per consegnarsi a tutti, paternità spirituale e fraternità universale; la povertà è distacco affettivo ed effettivo da tutte le cose, scelta dei mezzi deboli quali strumenti più idonei alla missione e opzione evangelica per i poveri; l’obbedienza è rinuncia a noi stessi(20) per ricercare la volontà di Dio, realizzazione del progetto del Padre e docilità alla forza dello Spirito.

...fino al Martirio.
Seguendo Cristo, nella famiglia del Fondatore, ogni saveriano è chiamato a consegnare se stesso per il Vangelo del Regno nella totalità della donazione e nella santità della vita fino al momento supremo del martirio.(21)
Ricordiamo con ammirazione e riconoscenza la vita esemplare di numerosi confratelli e, in particolare, vediamo nei nostri martiri la più chiara realizzazione dell’intima unione tra missione e consacrazione, tra santità e testimonianza di vita missionaria.

 Il Voto di Missione
Consacrazione e missione per noi sono un tutt’uno. Sono espressione dell’unico voto radicale: la consacrazione a Dio di tutta la vita per l’annuncio del suo Regno. Questa profonda unità è ben espressa da quello che per noi Saveriani è il primo voto, quello di missione.(22)


 

Carisma CXsti 2NELLA FAMIGLIA SAVERIANA

«Tutte le membra pur essendo molte sono un corpo solo” (1 Cor 12,12)

 Comunione e comunità per la missione

Corresponsabilità e servizioo Affascinati dal Signore Gesù e dalla sua causa,(23) noi Saveriani, mossi e aiutati dallo Spirito Santo, siamo chiamati a vivere la nostra vocazione in koinonia,(24) consapevoli che la comunità è in sé e per sé già testimonianza missionaria e che il soggetto missionario più idoneo non è il singolo, ma la comunità.(25) In questo modo, siamo chiamati ad adeguare la nostra vita personale e comunitaria alle esigenze di ciò che predichiamo. Nella comunità ci evangelizziamo mutuamente (luogo di conversione), verifichiamo le motivazioni fondamentali del nostro agire (luogo di condivisione) e ci aiutiamo reciprocamente ad una maggior fedeltà al Regno e al compito affidatoci dalla Chiesa (luogo di discernimento).

La famiglia saveriana è depositaria e responsabile del carisma confortiano affidatole dallo Spirito Santo e confermato dalla Chiesa. In essa ogni suo membro è chiamato a partecipare in tutti i più diversi servizi(26) con spirito evangelico di gratuità e disponibilità. Inoltre siamo tutti coinvolti nella corresponsabilità e partecipazione sia nel discernimento degli impegni che la nostra missione esige come nell’esecuzione dei programmi e delle linee operative.(27) I doni dei singoli confratelli sono una ricchezza quando sono a servizio del carisma della Congregazione nella varietà delle sue espressioni ed esigenze.(28)

Carisma e ministeri ordinati
La Congregazione è composta da confratelli laici e confratelli ordinati nel ministero ecclesiale. Entrambi sono accomunati dal carisma missionario e diversificati a secondo del ministero ordinato che hanno o non hanno ricevuto. Il carisma missionario porta tutti ad orientare tutte le attività all’annuncio del Vangelo. L’ordinazione ministeriale qualifica chi l’ha ricevuta per quanto riguarda la sua identità e spiritualità personale, il suo ruolo ecclesiale e la sua attività missionaria.


NOTE:

1 Cfr. Redemptoris Missio 2; Redemptor Hominis 10; Ecclesia in Asia 19: “Dono che contiene ogni altro dono, e cioè la buona novella di Gesù Cristo”.
2 Cfr. C 1.
3 Cfr. Redemptoris Missio 44.
4 Cfr. Vita Consecrata 46-47.
5 Cfr. Redemptoris Missio 41ss.
6 Cfr. C 15-16.
7 Cfr. C 11; 11.1; 11.2.
8 Cfr. C 15; Lettera della DG, Consacrati per la Missione, 1994, in Commix 54, nn. 59-62; Vita Consecrata 48-50.
9 Cfr. Evangelii Nuntiandi 15.
10 Cfr. Redemptoris Missio 42.
11 “In questo senso, deve essere chiaro per tutti l’obiettivo per il quale è sorta la vostra Congregazione, è a dire, l’annuncio missionario ai non cristiani. Molte sono le vocazioni e i carismi nella Chiesa e molte anche le necessità e le urgenze, ma sarebbe una perdita per tutti se lasciaste di lato questo obiettivo apostolico, che deve caratterizzare la vostra azione, per dedicarvi ad altre cause quantunque nobili e buone.” Giovanni Paolo II, Messaggio ai Missionari Saveriani, 15 giugno 2001, n.2).
12 Cfr. RF 8.
13 “Nel contesto del mondo moderno, dove si ha una mescolanza di culture, razze e religioni, e nel quale ci sono non cristiani in ogni parte, alla stessa maniera che ci sono cristiani quasi dappertutto, voi, mossi dalla vostra vocazione, continuate ad essere missionari che lasciano il loro paese, la loro cultura e la propria comunità ecclesiale di origine per andare ad annunciare agli altri la Buona Novella.” (Giovanni Paolo II, Messaggio ai Missionari Saveriani, 15 giugno 2001, n.2); RF 4.
14 “Dar desde nuestra pobreza” (CELAM, Puebla 368).
15 Cfr. Gal 2,7-9.
16 RF 41.
17 “Carissimi Missionari, Dio vi ha chiamati ad vitam al ministero di proclamare il Vangelo. E non solo durante tutta la vita, ma con tutte le vostre forze e qualità. Non dimenticate mai che il Regno di Dio deve essere cercato “prima di tutto il resto” (cf. Mt 6,33) e bisogna consegnarsi al Regno “con tutta l’anima e con tutte le forze” (cf. Mt 6,33; Dt 6,5). Questa consegna totale è esigita dalla vostra consacrazione religiosa ed è indispensabile per affrontare le molteplici necessità che incontrate e alle quali cercate di rispondere con grande disponibilità da molti anni e in varie parti del mondo.” (Giovanni Paolo II, Messaggio ai Missionari Saveriani, 15 giugno 2001, n.3).
18 Vita Nostra VIII Ð1925, p. 1, in Pagine Confortiane 1397.
19 Cfr. C 18: Vita Consecrata 76-78.
20 Cfr. Lc 9,23.
21 Cfr. Gv 15,13.
22 C 19.
23 “Caritas Christi urget nos” (2Cor 5,14); “Guai a me se non predicassi il Vangelo” (1Cor 9,16); “Il missionario è colui che ha contemplato Gesù Cristo e ne è rimasto rapito” (in DP 12).
24 Cfr. Mt 18,20; C 35-37.
25 Cfr. Redemptoris Missio 45
26 Cfr. C 75; 75.1; 75..2; RF 41. 46.
27 Cfr. C 32.
28 Cfr. RF 10.

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