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Vivo e lavoro a Milano. Per un caso veramente fortuito, ho conosciuto Rosaria e padre Gianni Zampini al Centro unitario missionario (CUM) di Verona dove si teneva, a fine luglio, un corso di “scuola di lettura popolare della bibbia”. È nata una bella amicizia, anche se in quei giorni i momenti di “scambio di racconti di vita” sono stati pochissimi.

La Sardegna nel cuore

Avevo in programma di trascorrere almeno due settimane in Sardegna ad agosto con un’amica, ma Rosaria e p. Gianni non lo sapevano. Amo la Sardegna da anni: non quella della Costa Smeralda, tanto per intenderci. Amo la Sardegna dell’entroterra e del mare, della gente che ama raccontare, della storia, dai nuraghi ai fenici ai tempi nostri, delle Domus de Jana e del vento.

Amo la Sardegna del cibo condiviso, la Sardegna dei canti del popolo, dei balli, dei profumi della natura, delle cose buone, della solidarietà che nasce più facilmente tra gente semplice...

Rosaria mi invita dal 10 al 15 agosto a casa sua, e mi dice che dal 16 al 23 sarà impegnata in un campo estivo internazionale di preghiera, riflessione e servizio. Le chiedo di poter partecipare; lei è sorpresa, ma accetta. E così mi aggiungo anch’io a fare le mie vacanze per una settimana “lavorando”.

A spelare montagne di patate…

Il campo internazionale era organizzato dalla Caritas di Cagliari e altre organizzazioni religiose e associazioni, in collaborazione con i saveriani che lo hanno ospitato in via Sulcis. Il tema e titolo del campo era: “Fai la differenza contro l'indifferenza”. Hanno partecipato un centinaio di giovani dai 16 ai 30 anni di 15 nazionalità diverse, provenienti da diocesi italiane ed estere. I giovani, nelle loro giornate, hanno svolto servizi di volontariato presso diverse realtà cittadine.

Il clima è stato tutto un miracolo di sintonia, fra donne. Mi ritrovo tra Angela, la capo cuoca, e Rosa, donna sincera e diretta, che quando apre bocca ti fa morire dal ridere. Sembra un comandante, ma in realtà è un concentrato di sensibilità e di cuore.

Mi sento bene con loro e così, fin dal primo giorno, sono arruolata in cucina a spelare montagne di patate. Faccio parte di “un’allegra brigata”, nell’ambiente più sacro per una comunità: quello dove si prepara il cibo; quello che, pur dietro le quinte, è indispensabile per tutta la vita del campo giovanile.

Ogni persona, un tesoro

Rimango incantata dagli oltre cento ospiti. In alcuni momenti contemplo l’armonia che si crea come in una magia. A volte c’è qualcuno che parla ad alta voce e impartisce comandi indispensabili. In cucina la voce rimbomba, ma tutto procede liscio.

Si superano ostacoli e difficoltà, come i forni che non funzionano. Controlliamo il panico e dalle patate passiamo in fretta e furia alle insalate. C’è spirito di corpo tra noi. Altre volte si crea il silenzio, perché ognuna è concentrata a tagliare: pane, cipolle, pomodori, meloni, angurie e un ben di Dio che transita velocemente sotto i mei occhi (pesce, spiedini, tacchino…).

Mi domando se tutti i giovani che siedono a tavola, dopo la preghiera, fanno un pensiero a questo miracolo del servire… Da giovane ho partecipato a vacanze in colonia o con la parrocchia, ma non ho mai pensato alla gente delle cucine.

Sono grata a Dio di avermi fatto dono di questi giorni, di questo clima.

Sarebbe bello raccontarvi ogni persona che ho potuto abbracciare o semplicemente sfiorare, ma sono tantissime… Da ognuna ho ricevuto un tesoro.



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