Agli esiliati della Sierra Leone
Vi scrivo dopo qualche settimana di permanenza nella nostra terra da santificare. La ragione per cui non vi ho scritto prima è che sono piombato in una situazione di assoluto caos, oltre ogni immaginazione. Ho cominciato ad avere un assaggio della Sierra Leone a Londra.
Abbiamo avuto una ricerca laboriosa, p. Ennio ed io, per trovare l’unico ufficio dove comperare il biglietto Londra-Freetown e pagare in sterline. Il resto del viaggio è stato liscio come l’olio: viaggio notturno, trattamento da sceicco, Visa turistico all’aeroporto di Lungi dove p. Caria è venuto a prendermi. Padre Luiz poi mi ha portato a Kissy.
Accoglienza breve, perché il giorno seguente il vescovo andava a Makeni per alcuni giorni e mi ha invitato a seguirlo. Era proprio quello che volevo. A Makeni mi sono unito a p. Bongiovanni all’ospizio dei poveri, unico ambiente vivibile assieme ad alcuni seminaristi; così ho potuto visitare Makeni in tutte le direzioni.
Ho cominciato dalla cattedrale. Tutta l’area delle suore è occupata dai soldati Unasmil; workshop, strutture parrocchiali, curia vescovile e Centro giovanile sono estremamente danneggiati. Ora il vescovo ha fatto un contratto per rimettere in ordine le due casette verdi, di fronte alla scuola delle suore ed intende insediarvisi al suo ritorno dall’Europa. La clinica Loreto è senza porte e finestre, piastrelle e lavandini; idem per il seminario minore e la casetta del rettore.
La stessa cosa è successa a tutti i negozi dei libanesi, inclusi gli uffici e i magazzini della Caritas. La scena più disastrosa mi è apparsa a St. Francis Sec. School: di tutto il complesso sono rimasti i muri, neppure la chiesa è stata risparmiata. Questa è stata la vista più dolorosa. Della chiesa gialla sono rimasti i muri. La casa religiosa è stata ripulita anche del sistema elettrico. Solo il tetto del complesso centrale è intatto, tutto il resto è scoperchiato.
Ho girato sempre a piedi, accompagnato da un seminarista. Ho incontrato molte persone che mi conoscevano, anche da Kamalo; mi hanno fatto grandi feste.
Per loro la presenza dei padri è un segno certo della presenza di Dio in mezzo a loro.
Domenica ho celebrato la Messa a Masuba e alla cattedrale colma di gente, coro al completo, chierichetti in servizio. Anche il clero diocesano è in diocesi, sparso in varie parrocchie. Sono tornato a Freetown a prendere la mia roba per stabilirmi poi a Makeni con p.Bongiovanni. Ma a Kissy ho trovato p.Luiz che chiedeva aiuto: era completamente distrutto dalla ressa degli accattoni.
Mi ha chiesto di sostituirlo per un po’ di tempo, mentre andava a riposare per qualche tempo. Così, ora, sono qui. Altro che … "non c’è niente da fare!". Io, fresco come una rosa, reggo appena la pressione del lavoro.
Che il Signore me la mandi buona! È Lui che vede e provvede. Mi ha mandato al momento giusto per fare fronte a bisogni veramente urgenti. L’uragano distruttore è passato.
Ora è tempo di ricostruire e far sentire la presenza di Dio creatore e noi siamo i suoi messaggeri. Il Signore sia con voi. Ricordateci nella preghiera.
p. Mario Guerra, sx.








