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Noi in Brasile facciamo così: Vedere, giudicare, agire e celebrare

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Penso di poter dire che tre sono le caratteristiche dei gruppi dell'infanzia e adolescenza missionaria che noi in Brasile cerchiamo di favorire e rafforzare. Cerco di esprimerle con parole semplici:

1. Il protagonismo dei bambini. I gruppi, formati da circa 12 ragazzi ognuno, hanno una loro autonomia. La direzione delle attività è partecipata e il coordinatore è un ragazzo scelto annualmente dai colleghi del gruppo. L'assistente si comporta un po' come la mamma che sta in cucina mentre i figli giocano in cortile: interviene se e quando sorgono problemi maggiori...

2. Il sacrificio concreto e solidale. Ci teniamo che ogni bambino faccia la sua offerta per i coetanei dei paesi poveri. Ma non permettiamo che chiedano soldi ai genitori per fare l'offerta: sarebbe l'offerta dei genitori. Il bambino deve privarsi di qualcosa che è suo (un gelato, una merendina, una bibita, un giocattolo...) in solidarietà di chi non ha nulla.

3. La preghiera missionaria. Riteniamo necessaria una grande apertura verso i problemi dell'umanità. Se il mondo è la nostra famiglia, il mondo ci darà anche la dimensione delle nostre intenzioni e dei nostri interessi anche nella preghiera, che non può essere sempre e solo per se stessi.

Un metodo formativo a 360 gradi

Il metodo pedagogico scelto dall'infanzia missionaria per la formazione dei bambini è quello delle quattro aree integratetra loro. Le esprimiamo con quattro verbi: vedere, giudicare, agire, celebrare.

Ogni tema di formazione è lavorato in quattro momenti: studio della realtà (vedere); esame della realtà alla luce della Parola di Dio (giudicare); impegno per risolvere le situazioni che non corrispondono al piano di Dio (agire); verifica del lavoro fatto (celebrare).

In altre parole, possiamo dire così: realtà missionaria, spiritualità missionaria, impegno missionario e vita di gruppo. Detta così la cosa può sembrare arida e macchinosa. In pratica, però, una volta che si è presa la mano, il metodo offre la possibilità di formare ragazzi che vivono al corrente della realtà che li circonda, che posseggono una spiritualità soda e fondata sulla Bibbia, che assumono impegni concreti e, infine, che fanno tutto questo in gruppo.

Volete sapere se ci sono frutti?

Il Papa chiedeva agli educatori dei ragazzi dell'infanzia e adolescenza missionaria (IAM) di "risvegliare la consapevolezza missionaria nei bambini, incoraggiarli a condividere la loro fede e i loro beni, e a promuovere le vocazioni missionarie dall'età precoce".

Non abbiamo statistiche né sarà facile farne. Ma qualche giorno fa, in un corso di formazione di assistenti dei gruppi IAM, ho fatto questa domanda: "Cosa è cambiato in meglio, dopo che avete cominciato a lavorare con l'infanzia e adolescenza missionaria?". Nelle risposte c'è stata una certa convergenza.

- I bambini riescono a trasformare le loro famiglie. Genitori che non frequentavano più la chiesa, su insistenza dei loro bambini, stanno tornando.

- I ragazzi che raggiungono i 14 anni e perciò non possono più far parte della IAM stanno creando gruppi di "gioventù missionaria" che, seguendo lo stesso metodo e animati dagli stessi ideali, vogliono continuare il loro impegno missionario.

- A scuola i ragazzi della IAM si fanno notare per una maggiore disinvoltura e per l'informazione più vasta che essi hanno sulle realtà mondiali.

- In chiesa i nostri ragazzi sono più coscienti, attivi e creativi.

In conclusione...

Siamo ben lontani dalla perfezione, si capisce. Comunque è certo che un numero considerevole di bambini e adolescenti, in decina di migliaia di comunità cristiane del Brasile, si stanno impegnando a creare un mondo dove a nessun ragazzo sia negato un pezzo di pane, una scuola, una casa, una cura medica, lo svago, la sicurezza. E tutto questo, in nome di Dio che è Padre di tutti e ha a cuore che anche l'ultimo abitante dell'angolo più sperduto del pianeta abbia la vita piena che Gesù è venuto a portarci. Vi sembra poco?



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