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“Desidero conoscervi presto", Padre Mario Menin è il nuovo rettore

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Padre Mario Menin da metà settembre è il nuovo rettore della comunità saveriana di Brescia. Prende il posto di p. Rosario Giannattasio, che rimane a Brescia con altro ruolo. Abbiamo fatto qualche domanda al nuovo arrivato per conoscerlo meglio.

Di dove sei?

Sono nato in una piccola frazione di Chioggia (VE), a Ca' Bianca, una torbiera solcata da canali e lambita dalla laguna. Sono il secondo di otto figli, cinque fratelli e tre sorelle, di cui la prima è missionaria comboniana secolare.

Da quando sei saveriano?

Sono entrato in seminario a Chioggia, nonostante l'esodo della famiglia ai piedi dell'altopiano di Asiago. Nel 1970, a 21 anni, dopo la morte della mamma colpita da tumore, ho deciso di entrare tra i saveriani. Ero riuscito a parlarne con papà, pochi giorni dopo la morte di mamma. Mi ricordo la sua reazione: "È appena morta la mamma, vuoi andartene anche tu?". Ma non oppose resistenza...

E così...

Papà mi accompagnò a Nizza Monferrato, dove ho fatto il noviziato. Ho completato gli studi di teologia a Parma e sono stato mandato a Zelarino (VE) per dare una mano nella casa apostolica. Qui sono stato anche ordinato sacerdote dal patriarca Albino Luciani il 25 maggio 1974. Da Zelarino, ho frequentato i corsi di licenza in teologia presso la Gregoriana di Roma, la stessa università dove, tornato dal Brasile, ho concluso il dottorato in missiologia.

Dove sei stato in missione?

Ho trascorso buona parte dei miei 34 anni di sacerdozio con gli studenti di teologia, prima a Parma per una decina d'anni e poi altrettanti in Brasile. Ho cominciato a insegnare teologia ai giovani saveriani di Parma a 27 anni: i miei studenti erano quasi coetanei o, nel caso di vocazioni adulte, addirittura più anziani. Nel 1986 spiccai il volo per il Brasile.

Cosa ricordi del Brasile?

Sono stati anni di grande passione per il popolo brasiliano, appena uscito dalla dittatura militare. Mi sono dedicato all'insegnamento della teologia e all'attività pastorale nelle periferie di tre grandi città: Curitiba, Campinas e São Paulo. A São Paulo sono stato rettore della teologia internazionale e vice-superiore dei saveriani. Ero membro della commissione nazionale per il dialogo anglicano-cattolico e coordinatore dell'area pastorale in una favela che oggi supera i 120mila abitanti.

Cosa lasci a Parma?

A Parma mi sono lasciato provocare dalla realtà ecclesiale e sociale della città, che mi ha conquistato. Parma mi ha sedotto, educato, appassionato con la sua gente e cultura, arte e musica, lingua e poesia, con le sue montagne e i suoi raffinati prodotti alimentari. Confesso che al momento di lasciare la città, mi ha colto una commozione profonda.

Cosa hai trovato a Brescia?

Una comunità saveriana accogliente e molto impegnata; un vescovo amico mons. Luciano, che stimo molto per la sua finezza culturale e per la sua densità spirituale, fin dal tempo in cui eravamo colleghi di insegnamento all'istituto teologico saveriano di Parma; alcuni preti amici che si sono impegnati a starmi vicino in questa terra lombarda...

Cosa ti aspetti?

Di essere provocato a voler bene a questa città, alla sua gente, alla sua storia e bellezza, alle sue valli e montagne e, perché no, alla sua lingua. Mi aspetto di essere provocato a servire il futuro di Brescia come città multi culturale, multi etnica e multi religiosa e della sua chiesa aperta alla novità di Dio e attenta a chi soffre e fa fatica a vivere.

Un messaggio d'inizio...

Vorrei salutare i famigliari dei missionari saveriani: spero di conoscervi tutti, di venirvi a trovare, di ospitarvi qui a San Cristo. Desidero anche ringraziare gli amici dei saveriani e tutti gli abbonati a "Missionari Saveriani", che offrono il loro sostegno all'opera missionaria anche solo leggendo e diffondendo il nostro mensile, una grande finestra aperta sul mondo



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