Il pollo della settimana santa
Ero nella missione di Kitutu, allora Zaire (oggi Congo RD). Avevo 34 anni e quella Settimana Santa dovevo passare da Logushwa, centro minerario dipendente da Kamituga, nel villaggio di Bagongolo. Era un villaggio di operai della miniera che estraevano cassiterite, da cui si ricava lo stagno. A Lugushwa, invece, si estraeva l’oro a “cielo aperto”. Il villaggio era distante una quindicina di chilometri dal centro, su una collina, davvero molto isolato. Lì vivevano le famiglie degli operai.
Con un gruppetto di catechisti, sulla Land-Rover ci siamo diretti verso questo villaggio. La strada sterrata non era male, ma all’inizio del percorso un’enorme pianta si era abbattuta sulla careggiata. Cha fare? Il sole equatoriale picchiava ed eravamo quasi a mezzogiorno. Abbiamo proseguito. Arrivati al villaggio mi hanno alloggiato in una baracca destinata all’infermeria. Ero assetato e avevo un gran desiderio di mangiare della frutta. Ho chiesto delle banane, ma non ne avevano. Ogni villaggio è circondato da bananeti. La cosa mi stupiva.
Mi sono preparato per la funzione del Giovedì Santo. Tutto si è svolto bene con canti, danze, tamburi e maracas com’è d’abitudine in Congo. Dopo la funzione, con i catechisti e i capi comunità, ci siamo ritrovati per la cena. Tutto era molto frugale. Un po’ di bugali (polentina di manioca), funghi di foresta e nient’altro. Di solito, dal pollaio per queste occasioni, usciva un pollo che finiva fritto nell’olio di Palma, con il sombe (foglie di manioca cucinate anch’esse nell’olio di palma) e l’immancabile birra di banane. Mi dicevano che i polli erano stati rubati. In realtà, pensando che non avremmo fatto la salita a causa dell’albero caduto, si erano spartiti i polli!
Assumendo un’aria seria e anche contrariata me ne sono andato. I catechisti si sono alzati per seguirmi, ma li ho pregati di restare a mangiare. Mi sono ritirato nella mia baracca. Avevo con me alcuni viveri di emergenza. Passato il venerdì santo, con la funzione della Passione, arriva il Sabato Santo. Prima della liturgia della veglia con i battesimi e la relativa Santa Messa ecco che sento bussare. Era il capo villaggio che, accompagnato dai notabili, portava un pollo vivo, della manioca, banane e altri doni con le scuse delle comunità.
Abbiamo celebrato una bella notte Santa perché, oltre i canti, le danze, la partecipazione, c’era stata la presa di coscienza che il pollaio non era per il missionario, ma per condividere la festa con tutti quelli che seguivano la comunità. E rubare al pollaio della comunità significava rubare a loro stessi. Il giorno di Pasqua grandi saluti e poi giù per la discesa a recuperare il Land-Rover che avevamo lasciato in custodia ad alcuni giovani. Ai quattro catechisti che mi accompagnavano ho lasciato i doni del villaggio, pollo vivo compreso, perché anche loro festeggiassero insieme la Pasqua.







