Don Pietro e la diocesi di Reggio Emilia
Pietro, a 12 anni, entra nel seminario diocesano di Marola (RE), cittadina sui monti del reggiano. I parrocchiani pagano la retta per i suoi studi. Qualche anno dopo egli scrive: “Ero una volta un monello di piazza e la Divina misericordia ha avuto compassione di me ponendomi a studiare nel Seminario”. Ma, di fatto, Pietro risulta uno studente con ottime capacità, tanto che gli viene conferito un premio di 500 lire annue.
In seminario, compie brillantemente gli studi liceali, i quattro anni di teologia e finalmente viene ordinato presbitero il 18 settembre 1897. Come sacerdote diocesano è a servizio del vescovo di Reggio ed è chiamato ‘Don Pietro’. Però il suo parroco, che lo conosce bene, annota: “Fin d’adesso ha un gran desiderio di spiccare il volo per la Cina”. Il suo sogno è ancora nascosto e si realizzerà dopo sei anni di apostolato in tre diverse parrocchie del reggiano: Cavriago, Piolo e Poviglio.
Nella prima è mandato come Cappellano. Nella seconda, è nominato come parroco dal vescovo che gli dice: “Vi invierò sui monti: sarà quella la vostra Cina”. E nella terza parrocchia, nel grosso centro di Poviglio, va ad aiutare un anziano parroco nella prospettiva di succedergli. Nel 1904 don Pietro ottiene il permesso di dedicarsi completamente alle missioni e di lasciare la diocesi.
Quello che ci colpisce è l’affetto che suscita ovunque con la sua disponibilità nel fare il bene. Per i cristiani di Cavriago la sua partenza è un dramma. “Una lettera con molte firme è inviata al Vescovo per pregare di lasciare tra loro quel giovane prete così zelante e amante dei poveri” (A. Luca).
A Piolo, i pochi abitanti lo vogliono esclusivamente per loro e si lamentano con il vescovo per le molteplici attività di don Pietro fuori dalla parrocchia. A Poviglio, alla sua partenza, piange l’arciprete e il sindaco fa di tutto per distoglierlo dalla sua decisione. Don Pietro fugge di notte, quando nessuno se ne accorge.
Don Pietro è il prete che vuole raggiungere tutti, che non vive felice se non dona agli altri quello che ha e che va oltre la carità necessaria. Ed ecco che il papà Battista gli prepara un bel paio di scarpe. Il figlio le indossa la domenica, quando in canonica gli si presenta un povero con un paio di scarpe tutte consumate. Egli lo prega di levarsele e di accettare le sue. E il cambio viene fatto, nonostante le proteste del visitatore.







