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MADAGASCAR / LA GRANDE ISOLA, ALLA PROVA DELLA GENERAZIONE Z

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La Cem (Conferenza dei vescovi del Madagascar), riunita a Antananarivo dal 4 al 14 novembre 2025, ha diffuso un Messaggio dei vescovi entrando nel vivo del dibattito di questo momento di transizione politica del paese. Dopo la presa di potere dei militari, il 14 ottobre 2025, i vescovi richiamano le autorità a non ripetere gli errori del passato. Rivolgendosi al popolo malgascio in generale, per dire qualcosa agli attuali governanti, i vescovi invitano questi ultimi ad ascoltare il grido del popolo che soffre per “la persistente povertà, le crescenti disuguaglianze, la disoccupazione, la difficoltà di accesso ai servizi essenziali”“Questo grido – affermano i vescovi – non può restare inascoltato”. È il grido lanciato dai giovani della Generazione Z, stanca ed esasperata per le diseguaglianze e la mancanza di prospettive di futuro. La Generazione Z della Grande Isola ha scosso il potere, con l’aiuto dei social media, come in Nepal, Bangladesh, Perù, Indonesia, Marocco, Kenya ecc., denunciando un sistema corrotto e lontano dalle attese e dai bisogni della popolazione. 

Il 18 settembre 2025 tre consiglieri comunali si sono presentati davanti al Senato con delle taniche gialle, diventate il simbolo della carenza di acqua potabile, annunciando una manifestazione per il 25 settembre successivo. Nonostante il divieto della polizia, le manifestazioni hanno avuto luogo, grazie soprattutto al supporto della “Gen Z Madagascar”, al grido Mila jiro, mila rano! (abbiamo bisogno di luce e acqua). Le interruzioni delle forniture idriche e di elettricità, una sanità sempre più carente, difficoltà di accesso all’educazione e una corruzione sempre più visibile e spudorata, hanno fatto scoppiare la rabbia ed esaurire la sopportazione che da troppo tempo era stata accumulata soprattutto da questa gioventù alla quale manca ogni prospettiva di futuro. 

L’uccisione di 22 manifestanti nella repressione da parte delle forze dell’ordine, alle manifestazioni si sono unite tutte le centrali sindacali del paese e le forze dell’opposizione, trasformando le proteste in un’esplicita condanna del governo guidato da Andry Rajoelina. Non è bastato a Rojoelina destituire il suo governo per far tacere il popolo che, al grido di Rajoelina degage! (Rajoelina sgombera!), chiedeva la sua dimissione. Ironia della sorte, lo stesso Rajoelina, arrivato al potere con un colpo di Stato nel 2009 grazie alle forze speciali militari, è stato a sua volta dimesso dalle stesse forze speciali che si sono unite ai manifestanti. 

Il 14 ottobre 2025 Rajoelina ha lascia il paese, con l’aiuto della Francia, ex paese coloniale. Al suo posto si è insediato Michael Randrianirina, presidente ad interim. In una conferenza stampa alla tv nazionale il nuovo uomo forte ha dichiarato di volere una concertazione nazionale per porre le basi di un nuovo sistema di governo. Questa concertazione sarà guidata dalla FFKM (Confederazione delle Chiese cristiane), chiamata anche Consiglio ecumenico delle Chiese cristiane, sola organizzazione capace di riunire le istituzioni e le forze vive del paese, comprese le opposizioni. La sfida è notevole perché il paese ha ormai conosciuto sei transizioni che sistematicamente sono finite nel nulla. Le nuove autorità, per dare un segno concreto di cambiamento, hanno proceduto alla liberazione di oppositori al regime e favorito il ritorno in patria di quelli in esilio affinché partecipino alla “rifondazione” del paese.

Il Madagascar, chiamato anche la Grande Isola, ha una superfice doppia rispetto all’Italia, con circa 32 milioni di abitanti, di cui la metà sotto i 20 anni. È uno dei paesi più poveri del pianeta, con il 75 per cento della popolazione sotto la soglia della povertà assoluta (meno di 2,5 dollari al giorno pro capite). Secondo l’organizzazione Transparency International, che si occupa di monitorare il livello di corruzione, il Madagascar occupa il 26° posto su una classifica di 100 Stati. L’85 per cento dei lavoratori sono precari e mal pagati. Con l’aumento dei dazi americani, migliaia di posti di lavoro nel settore tessile, principale attività, sono in pericolo.

Per questo, dichiarano i vescovi, il paese ha “bisogno di una trasformazione vera e autentica che coinvolga le coscienze, la vita politica e la gestione delle risorse pubbliche”. Rivolgendosi agli attuali governanti, i vescovi li sollecitano a mettere “il bene comune al di sopra di ogni interesse personale, rinunciando alla corruzione”. A questo proposito essi “condannano ogni forma di violenza” invitando “tutte le parti al dialogo sincero” perché “non ci può essere pace senza giustizia, né sviluppo senza verità”. I vescovi si rivolgono anche ai giovani, quali veri autori del cambiamento in atto, incoraggiandoli ed esortandoli ad essere “costruttori di pace”, rifiutando la violenza e impegnandosi “con responsabilità per il futuro del paese”. Il Messaggio si conclude su una nota di speranza: “Nonostante le difficoltà, non perdiamo la speranza. Dio non abbandona il suo popolo”.

Nella visita ad limina del giugno 2025, papa Leone aveva esortato i vescovi del Madagascar a “non distogliere lo sguardo dai poveri: essi sono al centro del Vangelo […] e che la vostra azione pastorale sia sempre animata da una concreta sollecitudine verso i più piccoli”.

© Foto: meyomessalainternational.com



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