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Viaggio di un papà in Zaire, Sulle orme del figlio

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Il 29 luglio 1988 parto dall'aeroporto di Milano. Vado a far visita a mio figlio Fiorenzo, missionario in Zaire. Poco prima dell'imbarco, mi imbatto in p. Mario Vergani, saveriano, che insieme a un gruppo di giovani è diretto in Zaire. Ho tirato un sospiro di sollievo, perché viaggiare in compagnia dei saveriani nel mio primo viaggio in aereo era veramente un dono della Provvidenza.

La landrover sullo strapiombo

Il 30 luglio arrivo a Kigali, in Ruanda. Dopo il visto di transito e il controllo della dogana, riprendo l'aereo per Kamembe. È un piccolo e traballante apparecchio delle linee interne, molto sensibile alle turbolenze, anche lievi. All'arrivo, vedo Fiorenzo e suor Bernadetta. Ci abbracciamo, e contenti mi accompagnano a Bukavu.

Il giorno dopo, visitiamo le parrocchie della città di Bukavu e i quartieri, un'immensa distesa di capanne e catapecchie addossate al pendio della collina. Il 2 agosto, parto per Luvungi con Fiorenzo e la saveriana Giovanna. Transitiamo per l'escarpement. È una strada normale all'uscita di Bukavu, ma man mano che si sale verso il passo, diventa poco più di una pista. Scorre sul confine con il Ruanda su strapiombi vertiginosi e bellissimi scenari.

Superati i 2.000 metri del passo, la Landrover comincia a dare segni preoccupanti. A circa 30 chilometri da Luvungi, si ferma. Padre Fiorenzo alza il cofano e con qualche chiave riesce a far ripartire il motore, ma la speranza muore dopo poche centinaia di metri.

Ed era solo l'inizio!

Siamo a pochi chilometri dalla strada asfaltata. Sono ormai le cinque; ci resta solo un'ora di luce. Fiorenzo decide di raggiungere a piedi Kamanyola e da lì trovare un passaggio per Luvungi. E così fa. Arrivato a Luvungi spiega ai missionari la situazione. Con p. Crippa e un giovanotto torna da noi.

Padre Crippa cerca di riparare il guasto. La Landrover non vuole sentire ragioni e non si mette più in moto. Si decide il traino. La strada è brutta. Alla guida del capriccioso fuoristrada c'è mio figlio. Tutto va bene.

Durante l'assenza di Fiorenzo, io e suor Giovanna siamo rimasti soli in cima alla montagna, nel buio pesto. Abbiamo provato una paura indescrivibile. Ogni tanto ci ronzava attorno qualche persona che passava di lì, ma per fortuna siamo riusciti a chiuderci dentro, facendoci coraggio e recitando rosari. Arrivati a Luvungi verso le undici di sera, ceniamo insieme ai missionari. Dopo mangiato, andiamo a letto, stanchi ma contenti di essere riusciti ad arrivare fin lì sani e salvi. Non ero che all'inizio del mio mese africano!



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