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Un'esperienza turistica speciale, In Giappone...

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Su "Missionari Saveriani" di ottobre scorso ho letto "L'esperienza cristiana dei martiri giapponesi". Subito il mio pensiero è andato all'estate del 1999 quando ho fatto un'esperienza turistica particolare in Giappone. Tutto è nato per caso, o per... dono di Dio.

Da un mio allievo di 5ª geometri sento nominare per la prima volta p. Renato Filippini e scopro che i saveriani hanno delle missioni anche nel lontano oriente. Parto per visitare il Giappone, ma con il desiderio di conoscere cosa fanno i missionari in un Paese tecnologicamente avanzato.

Entusiasmo e dura realtà

Per proporre il messaggio cristiano, i missionari si servono dell'istruzione. Visito due asili gestiti da suore giapponesi, alcuni grandi istituti salesiani, un notevole centro scolastico delle madri canossiane e l'università cattolica di Nagasaki diretta dai gesuiti. Dei saveriani e dei carmelitani mi ha colpito l'aspetto spirituale e formativo, dei gesuiti l'attività culturale. I frequentanti cattolici sono in media il 3%, davvero un piccolo numero, ma sono lievito per la società. I giapponesi sono rispettosi, sensibili al messaggio cristiano, ne condividono i contenuti, ma pochi si convertono.

Chiedo ad alcuni missionari qual è stata la spinta che ha dato loro il coraggio di cambiare mentalità e mettersi a studiare il giapponese, una lingua difficile. Mi dicono: "Il grande entusiasmo e un grande sogno; ma la realtà è davvero dura".

Una forte commozione!

In Giappone la domenica non suonano le campane. Non mi sembra neppure festa. Attraversando in macchina la grande città, cerco un campanile con la croce. Quando ne intravedo uno sono contento, perché so che lì c'è una chiesa e saluto nel cuore il Signore.

Vado a Messa. In fondo alla chiesa c'è un locale con una grande vetrata riservato ai bambini piccoli. Una mamma o un'educatrice li fa giocare, mentre i genitori seguono l'Eucaristia. La sorpresa più grande arriva con la Comunione. Osservo le persone che vanno all'altare: alcuni ricevono il Corpo di Cristo, altri chinano il capo e il sacerdote pone la mano sulla loro testa per benedirli. Quanta commozione! I cristiani testimoniano la loro fede; i non cristiani partecipano con rispetto.

Tra scoperte e sorprese...

Visitando un tempio buddhista, osservo in una lunga grotta una serie di statuette di Buddha e due giovani pensierosi che depongono il loro Buddha. La madre canossiana mi spiega che in Giappone da anni è legalizzato l'aborto. Quando una coppia compie il fatto, sente il rimorso e porta nel tempio una piccola statua di Buddha in espiazione e in ricordo del bimbo non accettato. La coscienza, la consapevolezza del "misfatto" sembra sia molto sentita in Giappone.

Un salesiano mi porta in due grandi monasteri di clausura. Sono sorpreso! Mi spiega che il popolo giapponese è portato alla meditazione e alla preghiera. In un pomeriggio assolato, noto in una chiesa un giapponese pregare. Il mio accompagnatore lo saluta con rispetto: è il vescovo della diocesi. La guida mi dice: "Qui i vescovi vivono come i missionari, senza tanti orpelli".

Un vero pellegrinaggio

A Nagasaki sono ancora evidenti, davanti alla cattedrale, i danni causati dall'esplosione della bomba atomica. Quanta emozione sulla "collina dei martiri" e al racconto delle loro inenarrabili sofferenze! Per me rimangono un mistero di grazia le innumerevoli conversioni fatte da pochissimi missionari in breve tempo, la rapida diffusione del cristianesimo e l'eroica resistenza dei neo-convertiti di fronte alle crudeli persecuzioni.

Un altro mistero della grazia sono i cristiani che hanno conservato e trasmesso la fede per 250 anni, dopo la cacciata dei missionari. I laici giapponesi hanno veramente vissuto il loro ministero sacerdotale ricevuto con il battesimo.

Il viaggio in Giappone è stato un'esperienza turistica speciale, che si è trasformata in una profonda esperienza religiosa. Ne sono emozionato ogni volta che ci ripenso.



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