A Bari l’incontro del Cem
È già arrivato giugno! In questi giorni chiudono le scuole, iniziano le vacanze, mentre molti ragazzi e giovani preparano gli esami.
La scuola, con la formazione delle giovani generazioni, costituisce uno degli impegni prioritari di una società che pensa al futuro. Il sapere e la cultura, insieme alla padronanza della tecnologia e all'esercizio dei mestieri, sono gli strumenti principali che permettono al nostro mondo di funzionare.
La paura di chi non si conosce
Certo il tempo che passa ci pone di fronte a realtà e sfide sempre nuove. Oggi, grazie alla facilità di comunicazione e di spostamento, ma anche a causa dei tristi e drammatici problemi che obbligano tante persone ad abbandonare il loro Paese, una delle sfide emergenti è quella dell'incontro conviviale tra popoli diversi.
Se la globalizzazione tende a orientare il nostro mondo verso l'omologazione, cioè a vestirci tutti allo stesso modo, a consumare gli stessi cibi e a pensare allo stesso modo..., la realtà rimane per fortuna molto varia e diversificata. Ai nostri giorni, sulle nostre strade, è normale incrociare persone di origini diverse: alcune le distinguiamo facilmente per il colore della pelle o per il modo di vestire, altre le riconosciamo soltanto quando parlano.
Non è semplice vivere in una società multi culturale; non siamo stati preparati a questo. È quindi necessario tessere reti e creare ponti che facilitino l'incontro, la conoscenza, lo scambio e per imparare ad apprezzare le culture degli altri che ci vivono accanto. In genere, si ha paura di quello che non si conosce.
Una sfida sempre attuale
Il movimento Cem, fondato dai saveriani, da tanto tempo ha raccolto questa sfida. "Cem" significa "Centro di educazione alla mondialità", un'esigenza che il movimento porta avanti da quasi 70 anni, dal 1942 quando è stato "profeticamente" fondato. Il Cem è presente e attivo anche in Puglia.
Nel mese di aprile, a Bari c'è stato un incontro, coordinato dal professore e preside Eugenio Scardaccione, che ha permesso a diverse realtà, studenti, insegnanti, gruppi e associazioni, di confrontarsi sul tema: "L'educazione interculturale e il dialogo interreligioso, l'attualità di una sfida".
Oltre ai brevi interventi di carattere teorico, molto interessanti sono stati i racconti e le testimonianze dei percorsi e delle esperienze concrete di incontro con i cosiddetti "extracomunitari". Da tutti è emerso un comune sentimento di gioia e meraviglia nel constatare come gli altri, per quanto diversi per cultura, abitudini, lingua, modi di vedere e affrontare la vita, siano persone come me, con le loro domande e i loro desideri, la loro voglia di vivere e di offrire qualcosa agli altri.
Il mondo color arcobaleno
Particolarmente importanti si sono rivelate le testimonianze di un giovane rom nel suo sforzo di diventare imprenditore, le "prove di inculturazione" delle studentesse del liceo "Bianchi-Dottula" di Bari e del loro incontro con la comunità rom della città per cercare di conoscere concretamente uno stile di vita diverso e andare oltre le barriere erette da pregiudizi e luoghi comuni.
Certo non sono numerosi coloro che accolgono la sfida e la fatica di uscire dal proprio mondo per cercare di incontrare gli altri. Senza nascondere le reali difficoltà, è necessario però riconoscere che la strada dell'incontro è l'unica via per dare un futuro a questo nostro mondo che assume ogni giorno di più i colori dell'arcobaleno.
La speranza risiede nei bambini che, con spontaneità e naturalezza, semplificano e vanno oltre i problemi dei grandi. È bello vedere nelle nostre scuole bambini di pelle e occhi diversi studiare, giocare e portare avanti insieme le loro attività, trasformando le diversità in una più grande ricchezza per tutti.
Meno male che il futuro è nelle loro mani!








