Qui, per essere uno di voi…
Da alcuni mesi vive nella casa saveriana di Lama, Alex, un cittadino ghanese arrivato a Taranto da due anni. Ecco la sua esperienza.
Mi chiamo Alex Owusu Sekyere. Sono nato il 5 gennaio 1998 a Kumasi, la seconda città del Ghana. Conta circa un milione e mezzo di abitanti. La maggioranza è cristiana, il 20% è musulmana. Ma sono attivi anche gruppi di religioni tradizionali.
Sono cristiano e sono diventato maggiorenne in età e adulto nella fede in Italia, ricevendo la Cresima qualche mese fa nella chiesa di Taranto, alla Madonna della Pace di Lama. Provengo da una famiglia povera. I miei genitori sono morti quando avevo dieci anni.
L’avventura verso l’Europa
Un nostro amico di famiglia che fa la spola tra la Libia e il Ghana mi ha invitato a tentare una nuova avventura in Europa. Così, due anni fa, ancora diciassettenne, ho intrapreso il viaggio dal Ghana al Niger per venti giorni e poi dal Niger fino a Sabha, nel cuore del deserto libico. Qui la polizia ci ha catturato. Siamo rimasti reclusi e sorvegliati per quasi tre mesi. Poi, una notte, siamo riusciti a fuggire.
In quattro siamo stati accolti da un costruttore che ci ha tenuto con sé e noi lo aiutavamo nel suo lavoro. Non ci pagava, ma almeno ci dava da mangiare. Era in rapporti con gli scafisti e, forse, d’accordo con loro. Infatti, quando il tempo lo ha consentito, ci ha accompagnato a Tripoli e lì ci ha scaricato. Il grosso era fatto. Rimaneva da fare l’attraversata. In mare, la nostra imbarcazione è stata avvistata da una nave della Marina Italiana, la quale “strada facendo” ha imbarcato migranti di altri barconi e gommoni in balia delle onde. Eravamo stipati, tanti, centinaia.
Lo sbarco a Taranto
Finalmente, il 29 agosto 2015 siamo sbarcati a Taranto, trasferiti al quartiere Paolo VI e affidati all’associazione “Noi con voi”, fondata da don Mitidieri, cappellano delle carceri.
Sistemati alla bell’e meglio, abbiamo potuto mettere a posto le carte e i permessi di soggiorno. Allora non avevamo alcun documento con noi. Abbiamo cominciato a imparare la lingua. Ancora non siamo alla perfezione, ma ci facciamo capire. Dal Paolo VI in poi ho avuto la fortuna di essere accolto da una famiglia, che abita vicino ai missionari di Lama.
L’aiuto offerto dai saveriani
I missionari mi aiutano in tutto. Mi hanno cercato anche un lavoro. Faccio servizio in un ristorante. Mi presto a fare tante cose: cucina, servizio ai clienti, mi adopero nelle pulizie. A dormire sono ospite dei missionari, ma sono indipendente e libero. Di questo ringrazio tanto la famiglia e i missionari.
Alex è un tipo tranquillo e abbastanza sereno. Ha riassorbito i postumi di un espatrio difficile e pericoloso. Certamente ha sofferto, ma nello scarno racconto non appare. Ha un fisico robusto e prestante, che non disdegna il lavoro e la fatica. Ha molta voglia di integrarsi nel nostro ambiente. Si sforza di diventare sempre più uno dei nostri. Abbiamo bisogno di giovani esemplari come lui.
p. S. Coronese, sx







