Il campionato per tutta la vita: Dal Friuli alla Colombia... agli Usa
Un giorno un uomo si fermò in mezzo a un gruppo di ragazzi che giocavano in cortile. Si mise a far capriole e buffonate per farli divertire. La madre di uno di loro osservava dalla finestra. Dopo un po' scese in cortile e si avvicinò al figlio: "Quest'uomo è un santo, gli disse; figlio mio, va' da lui". L'uomo pose una mano sulla spalla del ragazzo e gli chiese: "Cosa vuoi fare?". "Non lo so - rispose - cosa vuoi che faccia?". "Devi essere tu a dirmi cosa avresti voglia di fare". "A me piace giocare". "E allora, vuoi giocare con il Signore?".
Il ragazzo rimase interdetto, non sapeva cosa rispondere. Allora il santo soggiunse: "Se tu riesci a giocare con il Signore, farai la cosa più bella che tu possa fare. Tutti prendono Dio talmente sul serio da renderlo noioso. Gioca con Dio, figliolo. È un compagno di gioco incomparabile!".
Mi piaceva giocare a calcio
Da piccolo mi piaceva il calcio e avrei voluto continuare a giocare con la squadra del mio paese anche da grande. Entrato tra i missionari saveriani a Udine in prima media, mi sono reso conto che non dovevo rinunciare al calcio. Ogni settimana c'era la possibilità di giocare con i miei compagni e quelli delle altre classi. Allo stesso tempo ho imparato a "giocare" con Dio. C'erano sempre delle novità, per cui non avevo tempo di annoiarmi.
Ogni giorno c'era - e c'è ancora - qualcosa da migliorare. Ogni settimana una nuova partita, con possibilità di risultati che andavano dal sufficiente all'ottimo. Dipendeva solo da me: non tanto dal Signore, ma dalla mia risposta generosa e gioiosa a Lui. Quello con il Signore è un campionato che non termina con l'età matura, ma dura tutta la vita.
Se ci sono incidenti durante il cammino, basta solo rimettersi in piedi e ricominciare. Lui può rinnovarci ogni volta.
Vita in parrocchia a Bogotà
Gli ultimi tredici anni li ho giocati in Colombia, a Bogotà. Dal 2001, insieme ad altri tre saveriani, abbiamo accompagnato la comunità parrocchiale de "La Encarnación" in un cammino di crescita cristiana e missionaria, per farne una famiglia più unita nell'amore scambievole e nella misericordia, seguendo il progetto della diocesi di Engativà, alla quale appartiene.
Per me è stata una "sfida" interessante: imparare ad essere pastore responsabile della comunità cristiana, cercando di promuovere ciò che poteva aiutare ogni membro a sentirsi parte di una "famiglia", i cui confini raggiungono il mondo intero. Così facendo, abbiamo favorito l'animazione missionaria e vocazionale, con la speranza che qualche giovane potesse rispondere all'invito di consacrarsi alla missione. Qualcosa sembra si stia muovendo, anche se i risultati è meglio lasciarli nelle mani del Signore, responsabile ultimo della "chiamata a lavorare nella sua vigna".
La comunità è cresciuta bene
Certamente in questi anni la comunità è cresciuta di numero: alle sei Messe domenicali che celebriamo partecipano circa 1.800 persone. Sono aumentati i membri impegnati in qualche servizio in parrocchia. Sono una quindicina i gruppi che lavorano nella comunità. Ho visto un aumento anche nella qualità della vita cristiana, pur essendoci sempre spazio per migliorare ancora.
Da quel 17 novembre del 2001, quando ci è stata affidata la parrocchia, ci ha sorpreso la risposta positiva e generosa della gente alle attività che poco a poco sono state proposte e incoraggiate: iniziative che spesso venivano dalle stesse persone attorno a noi. Questo ci ha certamente facilitato il lavoro per completare la costruzione della chiesa e delle sale parrocchiali, iniziato alla fine del 1998 dal parroco che ci aveva preceduto. Attraverso lotterie e vendite varie, gite e pellegrinaggi, forse si potrà completare il progetto entro il 2011.








