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I saveriani di Desio nell’anno scolastico concluso sono stati in alcune scuole di Desio, Cesano Maderno e Lissone. Insieme a p. Gianni Villa, abbiamo fatto una vera e propria maratona, per presentare il nostro progetto di animazione.

La bellezza della diversità

Il tema era: “Il confine, lo spazio che unisce”. Confine inteso come diversità che può diventare muro o ponte. Nella prima parte, con i ragazzi, siamo andati a cercare tutti i muri che esistono nel mondo. Essendo troppi, ci siamo fermati su alcuni (una novantina). I ragazzi arrivavano a concludere che il muro peggiore è quello che esiste nella nostra testa, che provoca paura e diffidenza in chi ci sta accanto. Del resto, Dio ci ha creati diversi.

Con i ragazzi abbiamo scoperto, inoltre, tante persone che hanno trovato nella diversità la bellezza, l'apertura di mente, la gioia, lo spazio d'incontro. È valsa la pena sottolineare che l'identità unica e irrepetibile è il regalo più grande che abbiamo: ci rende quello che siamo. Non esistono quindi due persone uguali.

Non temo più…

Sono stato ben accolto in tutte le scuole, solo qualche adulto non riesce a immaginare che io possa insegnare ai loro figli. Ma per i ragazzi è qualcosa di bello e nuovo. Prima di andare nelle scuole, come ad altri incontri, dedico un momento di preghiera per chiedere allo Spirito Santo di precederci, di suggerirci atteggiamenti, parole e soprattutto la gioia di essere missionario in mezzo a questi giovani. Mi sento inviato dalla mia comunità, dalla congregazione, dalla chiesa e quindi da Dio. Non temo più.

Gli incontri sono caratterizzati dalla gioia, che bisogna trasmettere. I giovani accettano le regole se tu li ami veramente, gli vuoi bene, ti fidi di loro.

Narrazione e ascolto

Tante persone non sorridono più. Non dobbiamo lasciarci abbattere dalle sofferenze. Ognuno di noi ha una fonte di gioia, che è dentro di noi. Purtroppo, però, tante volte la cerchiamo fuori. Di solito iniziamo con la presentazione di ogni giovane. Poi, bisogna giocare cantando. Tutti sono contenti. All'inizio qualcuno resiste, ma poi si lascia coinvolgere.

Sono contento di essere missionario tra i giovani: la reciprocità abbatte i muri, la narrazione e l’ascolto attivo ci guidano all’incontro dell’altro e con l’altro, per camminare insieme… ed è gioia.

Il sogno dei saveriani è “fare del mondo una sola famiglia”. I ragazzi lo stanno vivendo. Quindi, non capiscono, a volte, gli adulti. Il missionario, nel mio caso straniero, ha il compito prima di tutto di raccontare la sua esperienza, anche in modo implicito, e di riconoscere i sogni dei ragazzi, di confermarli nella “convivialità delle differenze”, come usava dire mons. Tonino Bello. Il mondo di oggi ha bisogno di questi incontri.

Le domande su Gesù

Con i nostri interventi non occupiamo solo le ore di religione, ci sono alcuni insegnanti di lettere, ad esempio, che ci chiedono di fare l'animazione. L’annuncio di Cristo non è violento, ma dolce e rimane una proposta bella.

Presentandomi come missionario, ho l’occasione per dire ai ragazzi che sono contento, che è il regalo più bello della mia vita: credo in Dio annunciato da Gesù che accoglie tutti. La fede mi ha dato la certezza che sono fratello di tutti, indipendentemente dall’appartenenza religiosa.

Tante volte ho citato il nome di Cristo come l'Unico che non ci abbandonerà mai. In un’aula c'era il crocifisso. Approfittandone dicevo ai ragazzi, dopo avere ascoltato la loro storia a volte di sofferenza, che Gesù è la fonte della mia vita. E dicevo: “Quando entrate qui in classe date un bacio a Gesù, perché Lui non vi abbandonerà mai”. I ragazzi mi ascoltavano in silenzio, con attenzione e spesso erano proprio loro a parlarmi di Gesù e a fare domande.



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