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P. Giuseppe Zanchi: Sorridente, disponibile a meno che...

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Tutti lo conoscono ad Alzano, in val Seriana, e soprattutto a Ranica. È il nostro decano, cioè il più anziano della comunità saveriana. Se venite a trovarci, certamente sarete accolti da un bel sorriso. Non è poca cosa con i tempi che corrono. Che se poi vince l'Atalanta, allora il sorriso è ancora più espansivo.

Sto parlando di p. Giuseppe Zanchi, nato a Ranica nel 1930, che il 23 aprile ha compiuto 83 anni. Ha perso l'agilità di quando era un giovane missionario e giocava a pallone, ma il sorriso è sempre quello.

La missione in Brasile

Dopo la sua ordinazione sacerdotale, p. Zanchi fu destinato a Vicenza per seguire l'animazione vocazionale insieme al suo compagno di classe p. Palmiro Cima. I due si completavano a vicenda: uno molto dinamico ed esplosivo, l'altro più tranquillo ma sempre sereno. Non c'è da meravigliarsi se la casa apostolica di Vicenza a quei tempi fosse piena di ragazzi orientati alla vita missionaria.

Dopo quattro anni trascorsi a Vicenza, p. Giuseppe ricevette dai superiori la destinazione per la missione del Brasile. In un primo tempo fu inviato al nord, in Amazzonia, poi quattro anni a sud, nel Paranà. Qui si dedicò all'animazione vocazionale, che a lui piaceva tanto, come pure alla pastorale parrocchiale.

Con il suo spiccato gusto dell'accoglienza e della conversazione, p. Giuseppe si faceva amare dalla gente, e anche lui si affezionava al suo "gregge".

Il servizio in Italia

Dopo una ventina d'anni di permanenza in Brasile, fu richiamato di nuovo in Italia dove ricoprì diversi incarichi: rettore e formatore dello studentato di filosofia a Tavernerio (CO), animatore ad Alzano Lombardo, nella vecchia sede, poi a Piacenza come rettore ed economo. A Piacenza rimase 11 anni circa, poi tornò volentieri nella sua cara Alzano, questa volta senza più incarichi di responsabilità.

Padre Giuseppe ha sempre ricevuto incarichi di fiducia. Questo significa che è stimato e considerato una persona onesta, gentile e sincera, capace di dialogare con tutti. Umile e semplice, difficilmente perde la calma e il sorriso. È stato, e lo è ancora, sempre disponibile per le confessioni, sia in casa sia nelle parrocchie del vicariato. Ciò che lo rende più noto a tutti è il suo servizio di portineria: accoglie con cordialità, dà informazioni, si intrattiene con gli ospiti...

Due grandi amori...

Ma quando gioca l'Atalanta allora non c'è per nessuno. Perché bisogna sapere che p. Giuseppe ha "due grandi amori": Ranica e l'Atalanta. Certo l'amore per il Signore è al di sopra di tutto. Ma nelle sue conversazioni egli parla spesso e volentieri della sua Atalanta; e chi lo conosce ha legato il nome del p. Peppino a quello della squadra bergamasca.

L'altra parola che spesso gli si sente nominare è Ranica, il suo paese di nascita. È veramente difficile misurare il suo amore per Ranica. Questo non vuol dire che egli non ami le missioni. È stato per tanti anni in Brasile e non lo ha certo dimenticato. Ma p. Peppino conosce tutta la gente di Ranica e la gente conosce lui.

Inoltre, a Ranica vivono i nipoti che gli sono molto affezionati e che spesso vengono a trovarlo. Un esempio per tutti è Beppe, che tutti i sabati passa a prenderlo e lo porta al cimitero per far visita ai suoi cari defunti. Quando nevica, Beppe viene prontamente da noi con la sua squadra di lavoratori per spalare la neve. E questo è davvero una dimostrazione d'affetto. Ma anche altri famigliari vengono a far visita al missionario o lo invitano a pranzo.

Uomo di Dio prima di tutto

Padre Peppino si fa voler bene con il suo modo semplice di presentarsi. Ma prima di tutto è un uomo di Dio. Spesso lo si trova nella nostra cappella a meditare e pregare. Tace e contempla, anche per lungo tempo. Fa venire in mente la frase del contadino che rispose al curato d'Ars, che gli chiedeva cosa facesse in chiesa tanto tempo: "Io guardo Lui e Lui guarda me".



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