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Un alunno molto speciale, Intervista al p. Pedro Gonzalez

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Abbiamo intervistato p. Pedro Olvera Gonzalez, saveriano messicano, che è vissuto tre mesi con noi nella comunità di Brescia per un compito... speciale.

Da dove vieni?

Sono originario di Salamanca, in Messico, e sono entrato tra i saveriani nel 1993. Nel 2007 sono stato ordinato sacerdote.

Come hai conosciuto i saveriani?

La parrocchia di Salamanca, dove vive la mia famiglia, è molto vicina alla casa del noviziato saveriano.

Ricordi qualche saveriano?

Ricordo tre bravi saveriani in particolare, che sono già in cielo: p. Guglielmo Pasini, p. Salvatore Mellai e p. Giuseppe Scremin.

Come hai scoperto la vocazione missionaria?

Già quando avevo 4 - 5 anni, ricordo il mio parroco che era sempre molto vicino alla gente e gentile con tutti. Vedendo questo sacerdote credo sia nata in me la vocazione.

Ma perché i saveriani?

Ho parlato con lui e mi ha spiegato chi sono i saveriani. Mi ha colpito vedere queste persone italiane vivere in Messico, e da subito mi ha impressionato il loro spirito di famiglia. Non è stata comunque una decisione facile, perché avevo paura a lasciare tutto. Sentivo però che Dio mi chiamava e che la vita missionaria era la vita che mi piaceva.

Dal Messico dove sei andato?

Sono partito per Parigi, dove sono rimasto un anno per imparare il francese, perché i superiori mi avevano assegnato alla comunità internazionale in Camerun, per studiare teologia.

E poi?

Finita la teologia, sono tornato in Messico per prepararmi all'ordinazione sacerdotale. Ma conoscevo già la mia destinazione al Congo, dove è iniziata effettivamente la mia vita missionaria.

Che differenze hai trovato?

Il cibo è simile, ma la gente ha qualcosa di diverso. Le celebrazioni sono differenti: ad esempio, il Congo ha un suo rito liturgico e si prega e canta in lingua swahili; il Camerun, invece, non ha un suo rito, e si parla in francese, perché non esiste una lingua locale prevalente.

Dove sei stato in Congo?

Ho iniziato la mia esperienza missionaria nella parrocchia di Kitutu, vicino alla foresta. Il mio compito era quello di economo della comunità ed ero inserito nell'animazione con gli adolescenti e con il gruppo "Xaverì", fondato da padre Leon Dufour. In seguito, mi hanno chiesto di affiancare p. Riccardo Nardo, saveriano esorcista, a Bukavu. È stata un'esperienza molto forte, perché è una missione difficile da capire e da credere.

Hai conosciuto bene la gente?

Sì, ho potuto ascoltare i loro bisogni e il loro modo di cercare Dio. Accanto a p. Nardo, ho visto con i miei occhi la sofferenza delle persone e ho visto la disponibilità di p. Riccardo ad ascoltarle e a liberarle con la forza della preghiera.

Poi un altro cambiamento?

Mi hanno detto che c'era bisogno a Parma, per collaborare nella casa madre, nel reparto di assistenza ai confratelli anziani e malati. Ho accettato volentieri, perché sono saveriano per il mondo, ovunque mi trovi.

Hai fatto tappa a Brescia?

Sono stato qui tre mesi per imparare meglio la lingua italiana. È stata un'esperienza positiva: è bello imparare una lingua che sentivo già parlare in Messico dai confratelli italiani. La comunità di Brescia mi ha accolto molto bene. Qui c'è un'attività impegnativa, per preparare le riviste e seguire l'attualità, un lavoro che non sempre la gente comprende.

Con che spirito inizi il tuo nuovo servizio?

Non sono preoccupato. Noi siamo una famiglia grande, con confratelli di varie nazionalità, ma siamo tutti uniti. I saveriani italiani oggi hanno bisogno di noi, che siamo più giovani e forti. Ricordo molto bene i tempi quando loro sono stati in Messico per lavorare vicino a noi: hanno dato la loro vita.

E allora, perché io non posso dare un po' del tempo della mia vita ai confratelli che ora sono anziani e malati?



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