Skip to main content

L’icona della missione: Un uomo per strada

Condividi su

Tommaso vuole vedere, toccare...

LA PAROLA

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo, ma credente!”. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto; beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. (Giovanni 20,24-29)


Tagliando corto alle obiezioni degli altri che tentavano di scoraggiare Gesù dal tornare in Giudea, avevi detto: “Andiamo anche noi a morire con lui!”. Infatti, i suoi nemici cercavano di ucciderlo (Gv 11, 6-16). Tu l’avevi capito: il Maestro non era uno da convincere, ma uno da seguire. L’hai seguito con gli altri perplessi, verso Betania  e poi a Gerusalemme. Ultimi sprazzi di gloria, ma anche sapore di commiato. In quella cena vi aveva parlato a lungo. Si trattava ancora di seguirlo verso la casa del Padre, diceva, là dove stava per andare. “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?” gli chiedesti (Gv 14, 1-7). Avevi sentito in cuore l’oscuro presagio di avvenimenti gravi che si preparavano. “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”, egli aveva risposto.

Non avevi capito, ma ti eri portato in cuore queste parole. E poi, è come se dal tuo diario mancassero dieci pagine, le pagine dei dieci giorni più duri della tua vita. Morire con lui: ma ti è mancato il coraggio. Lo avevi visto legato e indifeso, lui che aveva ottenuto dal Padre la resurrezione dell’amico Lazzaro. Come un incanto che si rompe, la luce che manca, una solitudine improvvisa e fatale. Condannato, trascinato, crocifisso. Quei chiodi li avevi visti infiggere da lontano; in lontananza, avevi scorto quella lancia trafiggere ogni possibile resto di vita. È stato come se si fossero conficcati nella tua speranza e nel tuo slancio. È stato come se la tua strada si fosse improvvisamente interrotta davanti a un abisso.

Non c’eri neppure con gli altri impauriti chiusi in casa. Quando uno ha perso tutto, perde anche la paura. Io sono la via, ma per dove? Io sono la verità, e allora perché condannato? Io sono la vita, ma come, da un sepolcro?

Non credesti agli altri che ti dissero d’averlo visto. Forse ti dicevi: il tempo di credere è finito. Siamo tutti bloccati davanti all’abisso. Quel che si aggiunge sono solo residui di sogni, fantasmi di disperazione.

Vedere, toccare... solo così avresti potuto ancora credere. Credere che la morte, marcata dai segni dei chiodi e della lancia, potesse andare a spasso con la vita ed esserne soggiogata. Che lui, proprio lui, fosse ancora vivo.

Sete di vedere e toccare. Tommaso, sei un eroe di umano coraggio nel seguire fino in fondo il Maestro; sei una mente che chiede e cerca di capire, e così preso da inguaribile sete di vedere e toccare. Come noi. Noi vibriamo a ogni statua che lacrima, a ogni paralitico che cammina, a ogni malattia che scompare. Facciamo chilometri per vedere, per toccare, per commuoverci.

Noi ti ringraziamo. Per merito tuo, noi sappiamo che Dio non ci disprezza anzi, viene perfino incontro alla nostra debolezza. Per te sappiamo anche che c’è chiesto un volo, c’è un rischio che possiamo osare, un canto alto che piace a Dio: “Beati piuttosto quelli che credono senza avere visto”.

Oltre la paura. Dicono che andasti in Persia, oltre la terra dell’antenato Abramo, per annunciarvi la buona notizia, e poi in India, e che un sovrano locale pose lì fine ai tuoi giorni. Non ci è difficile crederlo, uomo in via, uomo che Cristo ha trasportato oltre l’abisso, perché la morte non ti facesse più paura.

Chiedi che i messaggeri d’oggi del vangelo mettano in conto chiodi e lancia. Perché la via passa per di lì, la vita nasce da lì e la verità s’impara soffrendo.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 4581.42 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Maggio 2000
Padre Silvano Laurenzi ci scrive Carissimi confratelli, ho appena ricevuto via Internet da mio cognato, Vincenzo, la notizia che è morta Germina. Qu…
Edizione di Aprile 2026
LA PAROLA Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; es…
Edizione di Aprile 2014
Considerando il clima temperato di Cagliari sono uscito con una giacca a vento leggera e senza colbacco per andare a celebrare Messa in parrocchia, a…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito