Orrù e Abis, Indonesia - Murazzo e Anzalone, Brasile - Guiotto, Sierra Leone
In Indonesia, la festa per p. Silvano Laurenzi, “prete d'oro”
Domenica 26 marzo è stata una grande festa nella chiesa di Bintaro, a Jakarta. Padre Laurenzi ha ricordato i suoi 50 anni di sacerdozio, di cui ben 49 spesi come missionario in Indonesia. Alla celebrazione erano presenti molti saveriani e sacerdoti, più di mille fedeli e tanti amici, venuti anche da lontano. Hanno partecipato anche alcune personalità cattoliche della vita politica indonesiana e l'ex ambasciatore indonesiano presso il Vaticano.
La comunità parrocchiale ha stampato un libretto con decine di testimonianze che evidenziano la vita e lo spirito pastorale del missionario. Padre Laurenzi si è dedicato a tante attività d'avanguardia: per i lebbrosi, lontani anche centinaia di chilometri; per le vocazioni saveriane indonesiane; come costruttore di case per la formazione dei giovani; per il sostegno a molti bambini che altrimenti non andrebbero a scuola, la cura pastorale delle comunità parrocchiali...
E sempre con molto entusiasmo e completa fiducia nella Provvidenza.
p. Bruno Orrù, sx.
Dal Brasile, padre Murazzo incontra e... racconta
È venuto a trovarmi p. Carlo Coruzzi, tornato dal Mozambico con il male di Parkinson. Abbiamo parlato della sua salute, dei saveriani che lavorano in Mozambico (tre sono brasiliani), sulla situazione della povera gente, martoriato dalla guerra per oltre vent'anni, sui problemi delle strade e delle case, delle scuole e degli ospedali, della nutrizione e della disoccupazione... Eppure - dice padre Carlo - questa povera gente ha tanta voglia di vivere, credere e sperare.
Sono andato a visitare padre Nicola Masi, ricoverato all'ospedale Incor di San Paolo. Ha dovuto fare una angioplastica alla carotide sinistra. È andato tutto bene. Mentre aspettavo che il medico firmasse i documenti per il ritorno a casa, abbiamo parlato sulla divina Provvidenza, che agisce attraverso la mediazione umana. Infatti, è stato ricoverato gratuitamente, grazie all'amicizia di un medico. Padre Nicola ha detto: “Ringraziate con me il buon Dio e pregate perché possa riprendere il mio lavoro missionario”.
Tornando verso casa, nella metropolitana di San Paolo, ho sentito dentro di me una forte sensazione di pace. Mi venivano in mente le parole del concilio: “In questo mondo non è possibile la pace senza che le persone condividano le ricchezze di mente e di cuore”. La conversazione con p. Carlo e p. Nicola è stata per me una significativa conferma di questa grande verità. Com'è bella la vita quando apriamo la nostra mente e il nostro cuore! Lo scambio reciproco genera la pace dell'anima e la felicità del cuore.
p. Giovanni Murazzo, sx.
Alla Sierra Leone, il dono più bello di padre Guiotto
Cari amici, insieme ai cristiani vi ricordiamo nella preghiera a Gesù risorto, sorgente di nuova speranza. Il 7 aprile abbiamo celebrato i 500 anni dalla nascita del Saverio. Abbiamo chiesto al Signore di infondere in noi missionari e nei nostri catechisti lo zelo missionario e la forza d'animo del patrono delle missioni, per renderci capaci di portare al nostro popolo il messaggio del vangelo, la divina soluzione di tanti problemi e sofferenze che ci affliggono. La parrocchia, dedicata al beato Conforti, sta espandendosi verso nuovi villaggi e tanta altra gente. Abbiamo più di 60 comunità nei villaggi, distanti anche 80 chilometri, in zone remote lontane dalle principali vie di comunicazione del paese, fra gente che si sente abbandonata e dimenticata da tutti. Grazie al vostro aiuto, la nuova chiesa costruita a Batkanu è stata benedetta (nella foto).
Chiedo l'aiuto della vostra preghiera, perché possa fare a tanti fratelli e sorelle della Sierra Leone il dono più bello:
la fede in Gesù e nel suo vangelo.
p. Antonio Guiotto, sx
Mentawai in cantiere: “Cerco di non stancarmi”
- p. FERNANDO ABIS, sx
Padre Fernando è un saveriano cagliaritano, missionario in Indonesia da 35 anni. Ultimamente ha avuto qualche difficoltà di salute, ma si sta riprendendo bene. Soprattutto, non ha tempo di starsene in ozio..., come lui stesso ci racconta in questa lettera.
Cari amici, torno a scrivervi dopo parecchio tempo. Del resto, sto seguendo i consigli di non stancarmi troppo, ma le cose da fare sono davvero tante.
La fase della costruzione
Stiamo facendo del nostro meglio per stimolare la creatività e l'orgoglio dei cristiani delle isole Mentawai, qui in Indonesia. Desideriamo che imparino a bastare a se stessi. Un po' ci riusciamo; un po' bisogna intervenire con aiuti concreti. I nostri cristiani contribuiscono, per quello che possono, ai progetti approvati dalla diocesi e riconosciuti dalla missione.
La mia malattia ha rallentato alcuni lavori, che però non si sono fermati. La nuova chiesa nel villaggio di Madobg è già in funzione, anche se mancano i pavimenti, i banchi, il soffitto e le pareti di tavole. I cristiani ne sono orgogliosi anche così e apprezzano gli aiuti, come i quindici milioni stanziati per loro dalla diocesi di Padang. La chiesa del villaggio di Progdog è a buon punto: manca ancora il tetto, ma siamo fiduciosi che possa essere completato presto. Anche a Salappa dovremmo mettere in piedi una nuova costruzione per la comunità.
E il lavoro con la gente
La comunità di Sagulubbe sta già preparando il legname, grazie a uno stanziamento e al contributo dei cristiani, frutto della coltivazione del cocco e del nilam . la comunità di Limu si è mossa speditamente ed è quasi pronta per l'inaugurazione della chiesa. Lo stesso è accaduto nel villaggio di Taloulaggo.
Anche al centro della missione siamo felici di veder svettare le colonne del nuovo convitto per gli studenti. Stiamo cercando di indovinare la forma migliore per questa splendida costruzione a due piani...
Ma la cosa più importante, a cui non sono mai venuto meno, rimane l'impegno per la gente: le visite regolari alle famiglie, i corsi di formazione e gli sforzi per lo sviluppo pastorale della missione. Accompagnateci con la solidarietà della vostra preghiera.
Grazie. Il Signore vi benedica tutti.
Il mio primo voto all'estero
- p. LUIGI ANZALONE, sx
Scrivo dall'Amazzonia. È domenica delle Palme, e in Italia è anche giorno di elezioni. Per la prima volta noi dell'Aire (Associazione italiani residenti all'estero) abbiamo votato per il parlamento italiano. Dopo trent'anni, non vi dico che soddisfazione! Per l'occasione, ho ricevuto messaggi e consigli... Va beh, sono “punti di vista” che esprimono, naturalmente, la vista da punti diversi... Ma passiamo ad altre cose.
Stavo leggendo la passione secondo il vangelo di Marco e mi sono soffermato sul passo che parla del bacio di Giuda. È impressionante! Per impadronirsi di Gesù concorrono tutte le carte degli usurpatori: denari, spade e bastoni, cuori e coppe (cioè, i baci). Il vangelo racconta: Giuda ha già venduto Gesù per 30 denari; poi arrivano i sacerdoti, gli scribi e gli anziani con spade e bastoni appunto per "impadronirsi" di Gesù; ma c'è bisogno ancora del bacio di Giuda (cuori e coppe) per la "consegna". È sempre così nel gioco tra la morte e la vita: "impadronirsi" da un lato e "consegnarsi" dall'altro!
Ma perché sto scrivendo queste cose? In questi giorni sta circolando la notizia sulla presunta innocenza di Giuda, secondo un apocrifo del 4° secolo... Non che sia preoccupato con il cosiddetto vangelo secondo Giuda , ma mi sorprende questa storia sull' innocenza del traditore, quando la questione è un'altra. La questione è sempre quella delle carte in tavola nel gioco tra la vita e la morte. Silvano Fausti commenta: "L'incapacità di amare non è forse il peccato di sempre? Il bacio di Giuda scatena spade e bastoni, portando a compimento ciò che aveva iniziato con i denari...".
E con questo, saluto tutti, ma niente bacio ...per evitare confusioni.








