Una vita spesa per l’Africa, Ricordo di p. Lanaro
"Sii coraggioso e libero, persegui sempre il sapere e lentamente impara a conoscere ciò che la scienza non può vedere, sforzati e lotta per apprendere. Sii temperato e saggio, perché solo abilità e sapienza ci aiuteranno a sopravvivere" (M. Hocke, "Il regno dei gufi").
Solo una frase, tratta da uno dei milioni di libri passati per le mani, per gli occhi e per la bocca di p. Piergiorgio Lanaro. Per noi del gruppo scout lui era semplicemente "PG". Sono parole che disegnano ciò che lui continua a essere per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
"Acerrimo nemico della mediocrità intellettuale": così l'hanno descritto i suoi "moretti" durante il saluto di commiato a Vicenza. Difficile perderne il ricordo. Una vita, la sua, che ha pervaso anzi talvolta invaso la vita, assorbendo l'assorbibile presente nel Creato. Un tramonto, il mare calmo e invitante in una calda giornata estiva, un bosco fitto, un concerto, l'ultimo libro di vattelapesca di appena 2.500 pagine, diventavano per lui occasioni da non perdere per goderne e pregare, per alzare il freno a mano, indossare le pinne e tuffarsi nella lettura, come nel mare. Una vita donata a Cristo e vissuta per Lui.
La verità paga sempre
Nato a Santorso nel 1934, orgoglioso figlio di bottegai, entra presto nel seminario dei saveriani e nel 1958 diviene sacerdote. Dal 1967 è missionario in Burundi, e dal 1983 è impegnato in Zaire. Dopo un breve periodo in Italia, raggiunge la regione più martoriata del Congo e dell'Africa intera, nella missione di Kasongo, nel Kivu.
Per la sua missione è stato anche ingiustamente accusato dall'Onu. "Finanziatore di guerriglieri, distrattore di fondi, complice di chi ha massacrato", si legge in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera, che anticipa un rapporto dell'Onu. Ma la verità parla per mezzo di ciò che PG ha fatto per la gente congolese in un dossier scritto da lui stesso dal titolo, "Tappe nell'esodo di un popolo crocifisso nel Kivu".
L'incontro con i "vinti"
Il missionario racconta la storia del FDLR (Fronte democratico per la liberazione del Ruanda), spesso confuso con i famigerati "Rasta", che da anni terrorizzano con rapine e stupri di massa il Kivu meridionale, nella regione dei Grandi Laghi. I mass media ne parlano come di sbandati fuori legge, evasi dal Ruanda nel 1994, all'arrivo dei "liberatori" giunti a interrompere le uccisioni che in quegli anni avevano insanguinato il Paese.
Ma di loro PG scrive: "Sono braccati, accusati, dimenticati, ignorati..., ma viventi. Sono i «vinti» della guerra civile di 15 anni fa, i superstiti di massacri avvenuti nelle foreste e nelle savane equatoriali e da tempo scomparsi dalla memoria, insieme agli innumerevoli cadaveri trasportati dai grandi fiumi o divorati dalle iene. Uno dei tanti gruppi di sbandati che pullulano nell'Africa sub-sahariana. In questi anni li ho incontrati, ho cominciato a conoscerli e ad amarli".
Una scoperta meravigliosa
E ancora: "Vi ho parlato degli interrogativi e delle accuse che anch'io volevo scagliare contro di loro. Pensavo a loro come ad antichi carnefici che, dopo aver insanguinato il loro paese, erano fuggiti davanti alle forze avversarie: crudeli e vigliacchi, divenuti predoni indesiderati in un territorio straniero. Ho incontrato invece gente normale, che conviveva pacificamente con gli abitanti del luogo, frequentava il mercato e partecipava alla vita quotidiana".
"È stato emozionante accoglierli per la confessione. Per molti di loro ero il primo prete a cui potevano rivolgersi anche nella loro lingua natale, dopo dodici anni. Ho scoperto cose meravigliose, gente che nella loro vita errabonda avevano custodito o ritrovato la gioia della fede. Alcuni fra loro avevano conservato l'innocenza battesimale, nonostante l'imperversare della bufera e l'abbandono in cui avevano sopravvissuto".








