Ognuno di noi è importante
Sono arrivato in Mozambico alla fine del 2010, quattro mesi dopo l’ordinazione presbiterale. Dopo un periodo di studio del portoghese a Dondo, sono stato assegnato alla missione saveriana di Charre (a circa 450 km dalla città di Dondo) per vivere in comunità con il compianto p. Bruno Boschetti ed imparare da lui la lingua e la cultura sena. Sebbene fosse un italiano di 66 anni, era in Mozambico dal 1998 ed era ormai un profondo conoscitore della lingua e della cultura locale.
Battesimo del fuoco!
Una settimana dopo i primi studi della lingua sena, p. Bruno deve partire per visitare alcune comunità lontane. Mi lascia solo in parrocchia con queste raccomandazioni: “Hai con te la Bibbia, il messale in sena, la fede in Gesù e la forza dello Spirito Santo. Arrangiati per la Messa della domenica!”. Era la mia prima Messa a Chisena. Un gran disastro linguistico, ma mi ci sono buttato. È nuotando che si diventa nuotatori. Questo adagio è pura verità.
È stata la mia prima esperienza missionaria che mi ha costretto ad approfondire la lingua e la cultura sena. Infatti, ho imparato una verità missionaria essenziale: possiamo comunicare meglio Gesù solo attraverso l'amore e la lingua delle persone che ci accolgono. Se non si impara bene la lingua, è probabile che la missione non prosperi e che fallisca.
La morte del Maestro
Dopo due mesi di vita in comunità con p. Bruno, balbettavo un po’ meglio il Chisena. Un giorno, p. Bruno è partito per un viaggio pastorale durante il quale ha avuto tre infarti. E il "maestro" se ne è andato. Un uomo santo, un uomo del popolo, era morto. Era tutto finito. Un proverbio africano dice: Il modo migliore per onorare un fratello è continuare ad arare il campo che ha lasciato. Da quel giorno, ho deciso di impegnarmi seriamente a continuare e perfezionare il “campo” apostolico lasciato dal nostro fratello maggiore.
Nel 2012, i miei superiori mi hanno inviato alla missione di Chemba (a 500 km da Dondo). Lì ho incontrato un altro “maestro” che mi ha insegnato a lavorare nei “campi” di Chemba: p. Janvier Bussizori, con il quale ho trascorso più di cinque anni insieme. Mentre p. Janvier era responsabile della scuola e della parrocchia, io ero responsabile dei giovani e dei collegi (maschili e femminili). Entrambi abbiamo visitato le comunità. Un lavoro pesante e faticoso per due persone che dovevano visitare oltre 70 comunità di base due volte l'anno.
C'è un altro proverbio africano che dice: “Se vuoi andare veloce, vai da solo; se vuoi andare lontano, cammina insieme agli altri”. Noi siamo arrivati lontano nella pastorale giovanile, nell’istruzione, nelle vocazioni, nelle visite alla comunità e nella formazione dei leader perché abbiamo camminato insieme a laici impegnati. Lo Spirito Santo ci precede sempre. Lo abbiamo sperimentato molte volte. Sfide? Ne abbiamo incontrate tante: analfabetismo, abbandono della fede, superstizioni, povertà estrema, malattie, fame, siccità... Abbiamo affrontato tutto armati di amore per la nostra gente e di fede in Colui che ci ha mandato. È Lui, Gesù, che ci ha rafforzato e sostenuto! Allo stesso tempo, la testimonianza dei nostri confratelli che, prima di noi, hanno dovuto affrontare e superare sfide importanti, ci ha incoraggiato ancora di più.
La strada è ancora lunga
Sono molto grato a Dio e ai miei compagni di strada per le esperienze che ho vissuto durante i 15 anni di missione in Mozambico. La strada è ancora lunga. Prima di lasciare il Mozambico, la Provvidenza mi ha concesso di realizzare un sogno che coltivavo silenziosamente nel cuore da anni: vedere iniziare la formazione dei futuri Saveriani del Mozambico. E questo è accaduto il 17 marzo 2022 (nel giorno in cui si fa memoria della beatificazione del nostro santo Fondatore) a Beira, nella nostra casa di Inhamizwa. Un sentito ringraziamento alla Congregazione per aver permesso e sostenuto la Delegazione del Mozambico in questa storica inaugurazione.
Attualmente abbiamo 7 giovani nelle classi preparatorie, ai quali se ne aggiungono 4 che si trovano già in Burundi per il noviziato. Sono pronti a continuare l’avventura di coltivare, seminare e annaffiare il seme della Parola di Dio ovunque la Provvidenza li manderà. Sono pronti a mettersi in viaggio per una lunga strada.
Nella mia piccola esperienza missionaria ho sperimentato quanto sia vera l’affermazione di S. Paolo ai Corinzi: “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che fa crescere” (1 Cor 3,6). Ebbene, nella missione ognuno di noi è importante. Chi pianta, chi annaffia, chi estirpa le erbacce... Ognuno svolge il suo ruolo e se ne va, lasciando continuare gli altri. Ma non dobbiamo mai dimenticare questa verità assoluta: il proprietario della missione che fa crescere ogni cosa, che dona a ogni cosa bellezza, essere, vita fino a raggiungere la maturità per la mietitura, è Dio.
Ora sono a Roma per prepararmi alla missione in Italia. Ho lasciato il Mozambico con questa convinzione: qualcuno continuerà a coltivare, ad irrigare e a seminare in questo grande campo apostolico che ci è stato affidato. E questa è la mia grande gioia.








