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Abbiamo raccolto commenti e testimonianze di alcuni Saveriani della Casa Madre sulla Quaresima, confrontando il passato con l’attualità, magari ripescando un episodio, un aneddoto della propria infanzia o giovinezza. Ne è uscito un affresco dai diversi colori… Buona lettura!

P. Fabio D’Agostina
Preghiera, carità, digiuno/astinenza sono sempre pratiche valide, così come alimentare la speranza e compiere atti di generosità e misericordia o leggere le sacre scritture. Bisogna impegnarsi a cogliere il senso della conversione e del rinnovamento della fede, della spiritualità, non solo del sacrificio penitenziale nel periodo quaresimale. E cercare di distaccarsi dal consumismo nel quale si rischia di perdere la concentrazione, trovare maggior intimità con il Signore, con silenzio e riflessioni. È bene utilizzare questi strumenti per riscoprire la relazione con Dio e con gli altri.

P. Marco Campagnolo
Abitavo lontano dalla Parrocchia e non riuscivo ad andare sempre a Messa, ma durante la settimana santa frequentavo più spesso le celebrazioni, anche quelle lunghe, pur non essendo un chierichetto. Frequentavo il catechismo la domenica dopo la Messa, subito dopo c’erano i vespri degli adulti. Noi bambini eravamo invitati a fare dei fioretti, ad esempio la rinuncia al gelato o alla liquirizia e portavamo in Chiesa i soldini delle paghette, con la promessa di essere più buoni.

P. Vincenzo Munari
Facevo il chierichetto in parrocchia a Marostica e ricordo che il parroco insisteva per raccogliere dei soldi da mandare in missione. Io, figlio di contadini, avevo la mamma che si raccomandava di mangiare meno frutta come fioretto quaresimale.

P. Virginio Simoncelli
Ho abitato a Valbondione fino a sei anni, dove ho iniziato il primo trimestre della prima classe, poi ho frequentato le elementari a Milano e le medie ad Alzano, già in Seminario. In parrocchia facevo il chierichetto. Nel periodo della quaresima i catechisti ci invitavano a scrivere le intenzioni dei fioretti su dei bigliettini che piegavamo e riponevamo in un contenitore di acciaio bucherellato.  Alla fine della Quaresima si bruciavano tutti i bigliettini in questo contenitore, accendendo il fuoco con un po’ di alcol.

P. Loris Cattani
Ad Alfonsine, il mio paese in provincia di Ravenna, la Quaresima non veniva vissuta in modo significativo, non ricordo episodi né cerimonie particolari, la vita e gli eventi erano scanditi dal partito comunista più che dall’ambito religioso. Ricordo però che il venerdì santo si andava a mettere una piccola croce nei campi, che poi restava lì e finiva per marcire nell’erba con la pioggia.

Anonimo
I miei genitori non frequentavano tanto la parrocchia e le celebrazioni, in particolare mio padre proprio mai, magari ci accompagnava in Chiesa ma non entrava. Ho imparato le preghiere da mia mamma e l’onestà da mio padre.

P. Vito Scagliuso
Nativo di Castellana Grotte, in famiglia si viveva con il cibo che avevamo ma riuscivamo a portare doni ad anziani e ammalati, ad esempio dolci con sopra le uova sode. A 11 anni sono entrato in Seminario a Conversano, che comprendeva anche la diocesi di Monopoli. In Quaresima scrivevamo le intenzioni dei fioretti su bigliettini che poi venivano bruciati per Pasqua. Avevamo un sentimento di località e territorio, captavamo gli eventi del medio oriente, vicino alla Puglia, che ha due mari e diverse visioni. Sono stato considerato come un angelo, perché i miei genitori, dopo aver perso altri figli maschi, con solo due figlie femmine, avevano fatto un voto alla Madonna. Andavano a pregare nella chiesa del Purgatorio di Castellana G. dove c’era il dipinto della maternità di Sant’Anna del pittore locale Vincenzo Fato. C’è anche un dipinto di S. Francesco Saverio morente…

P. Ermanno Ferro
A Mortegliano (UD), tra il 1949 e il 1955, durante la Quaresima era usanza servire a tutte le Messe, tutti i giorni. Il parroco era responsabile della parrocchia e delle funzioni, il cappellano si occupava dei giovani e del mansionario. A 8-9 anni facevo la via Crucis come chierichetto con altri 5 o 6 bambini e si girava all’interno del Duomo, di forma ottagonale, attorno alle colonne, orgogliosi di essere protagonisti tutti i venerdì del periodo di Quaresima. Un percorso simile si fa ancora qui in Santuario a Parma. Una volta, ero stato incaricato di recitare il rosario al microfono mentre il tecnico girava per sentire l’effetto del suono. I fioretti infantili erano quasi nulla, se non la promessa di mangiare pochi dolci, ma già ce n’erano pochi! Mentre, quando si era tra apostolini, cioè dai 12 ai 15 anni, si scrivevano le intenzioni dei fioretti che il Parroco raccoglieva. In famiglia il papà era severo e, se durante la Quaresima scappava qualche parola fuori posto, ci faceva mettere in ginocchio sui semi di mais, come punizione. A 11 anni, nel 1955 sono entrato dai Saveriani a Udine, accolto da p. Giacomo Doneda. 

P. Giancarlo Lazzarini
Vivevo a Murano (VE), non facevo il chierichetto ma ero uno scout; frequentavo la Parrocchia e il catechismo come gli altri bambini. I miei genitori erano liberali e non mi inducevano a fare sacrifici né fioretti quaresimali, solo suggerivano qualche volta. Non festeggiavamo il Carnevale, avevamo uno stile libero senza tradizioni di Quaresima. Quando sono andato in Seminario a Venezia ho sentito discorsi di penitenza e crescita interiore, preparatori alla formazione per il sacerdozio.

P. Angel Aguirre
Vengo dalla campagna di Garnica, nei Paesi Baschi. Abitavo a 7 chilometri dal paese e non praticavo alcuna attività religiosa. Lavoravo nei campi con la mia famiglia di contadini: papà, mamma e una sorella maggiore. Per raggiungere la chiesa dovevo camminare per due chilometri in montagna. Era però usanza andarci ogni primo venerdì del mese per 9 mesi consecutivi, praticamente impossibile per tanti motivi! Per noi bambini era un bel momento di ritrovo e si giocava alla pelota, a fronton, nel piazzale della chiesa, poi si tornava ad aiutare la famiglia nei campi. In Quaresima, non ho mai fatto fioretti, né sacrifici temporanei, la mia vita è tutta così per scelta: raccoglimento, preghiera, aiuto al prossimo, vita serena, non penitenze, una teologia della liberazione e ne sono tuttora felice.

P. Filippo Rondi
Sono di Villa di Sergio (BG), facevo il chierichetto in parrocchia, frequentavo il catechismo e l’oratorio, ma facevo molta fatica a pensare e a fare fioretti. In famiglia, sono il figlio piccolo di tre. Con mio fratello Renato, mia sorella Carmen e i miei genitori in periodo di Quaresima osservavamo le regole come quella di non mangiare carne il venerdì. I miei genitori non erano d’accordo con la mia scelta religiosa sacerdotale, frequentavano pochissimo la chiesa ma, poi hanno capito ed accettato e venivano a Desio a trovarmi. Così si sono avvicinati alla fede e da quando mio padre è in pensione va a Messa tutti i giorni. Papà era operaio e mamma aiutava la zia Rosa nel suo lavoro con i rottami, e io sono cresciuto con loro.

P. Denis Iurigh
Sono cresciuto a Bolzano di S. Giovanni al Natisone (UD), con i miei genitori e mio fratello gemello Daniele. Con noi viveva la nonna paterna Angelina. Lei ci portava a Messa e ci induceva alla vita cristiana. In Quaresima ci diceva: “Vedrai che ad essere buoni e bravi avrai un ritorno come quando perdi un dentino”, fino ad arrivare alla consapevolezza che c’è qualcuno che ha più bisogno.Papa Francesco diceva che il sacrificio di non guardare la Tv o di usare telefono, ha lo scopo di usare quel tempo ad aiutare gli altri, anche in famiglia, fino ad imparare a vivere in pienezza la vita cristiana e condividere quel che ho.
In Ciad si mangiava bene solo nelle feste e si mangiava pesce perché costava meno della carne. Quel che risparmi lo si usa per aiutare qualcuno. Normalmente, durante la festa del raccolto si dona circa un decimo di quel che si guadagna o si raccoglie. A volte tornavo dalla questua con un po’ di pollo o di pesce o 1 euro. Una signora anziana aveva solo un sacco di miglio e l’aveva diviso in due parti uguali, una per la Chiesa e una per sé, pur sapendo che non le sarebbe bastato per arrivare a fine anno e avrebbe potuto dare meno.
Il proverbio “la mano destra non sappia cosa fa la mano sinistra” non è solo legato al mercoledì delle ceneri… Tutto l’anno possiamo fare carità senza farci notare o ringraziare. 



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