Non essere in relazione
Congo RD: punto morto. A Doha in Qatar dopo quasi due settimane di colloqui nessun passo concreto è stato compiuto per giungere alla pace. Per questo la società civile “si interroga sull’efficacia della mediazione del Qatar”, senza il coinvolgimento delle popolazioni del Nord e Sud Kivu (le due provincie dove l’M23 ha fatto importanti conquiste territoriali). Il pericolo è anche la propagazione di notizie false veicolate dai social media volte ad alimentare l’odio tribale, una vera e propria guerra digitale. E l’Onu è invitato “a dare priorità alla situazione in Congo RD per fare rispettare la risoluzione 2773” che prevede il rispetto della sovranità, dell'indipendenza, dell'unità e dell’integrità territoriale del Paese.
Sudan: tempi lunghi. La creazione di un governo in opposizione nelle regioni controllate dalle RSF (Rapid Support Forces) rischia di concretizzare la possibilità di una nuova partizione del Sudan, dopo il distacco nel 2011 della regione meridionali che hanno dato vita al Sud Sudan. Unione Africana e Nazioni Unite hanno respinto l’autorità di governo parallela in Sudan. Le RSF hanno in mano 5 capoluoghi nella regione del Darfur, eccetto uno, in un’area disseminata di riserve auree con la possibilità di accedere ai mercati internazionali per vendere l’oro estratto dalle aree sotto il loro controllo e allo stesso tempo di rifornirsi in armi e munizioni dall’estero. L’unico capoluogo che non controlla è El Fasher la capitale del Nord Darfur assediata da oltre un anno dai miliziani dalle RSF, il cui dramma è stato ricordato da Papa Leone XIV all’Udienza Generale del 3 settembre.
Diga della discordia. “La diga etiopica sul Nilo è una minaccia continua alla stabilità nel bacino orientale del Nilo”. Lo affermano Egitto e Sudan a pochi giorni dall’inaugurazione dell’imponente opera definita la Grande Diga della Rinascita Etiope (GERD). Nonostante la volontà etiope di collaborare per la gestione delle acque, le tensioni rischiano di allargarsi ad altri Paesi dell’area, come ad esempio la Somalia, dove il Cairo ha una presenza militare non di certo gradita da Addis Abeba.
Diritti e dignità. In Paraguay, Conferenza Episcopale, Arcidiocesi di Asunción e Fondazione Scalabrini hanno inaugurato il nuovo Centro Integrato per la Pastorale della Mobilità Umana per fornire alloggio, supporto e orientamento a migranti, rifugiati e familiari di paraguaiani che hanno dovuto lasciare il Paese. La struttura è concepita anche come centro di formazione nel quale saranno offerti workshop, corsi di spiritualità biblica e spazi di riflessione, incentrati sulle cause e le conseguenze della migrazione.
Intanto il Ghana, si è unito Ruanda, Uganda, Eswatini, Sud Sudan nella decisione di accettare immigrati di altre nazionalità deportati dagli USA con lo scopo di spedirli nei Paesi di origine. Difficile non vedere nella scelta del governo ghanese la possibilità di avere un tornaconto economico e commerciale dagli USA con cui ci sono stretti legami storici.
9 novembre. Papa Francesco per il Giubileo in una lettera aveva chiesto che “tutte le realtà diocesane proprietarie di immobili offrano il loro contributo per arginare l’emergenza abitativa con segni di carità e di solidarietà per generare speranza nelle migliaia di persone che versano in condizione di precarietà abitativa. In una seconda lettera, il Papa invitava tutte le Chiese particolari a ricordare in un’unica data i Santi e i Beati, come anche i Venerabili e i Servi di Dio dei rispettivi territori. Non si tratta di inserire una nuova memoria nel calendario liturgico, ma di richiamare con opportune iniziative quelle figure che hanno caratterizzato il percorso cristiano e la spiritualità locali. Il giorno scelto di ogni anno è il 9 novembre, Festa della Dedicazione della Basilica Lateranense.
MSF: nuovo presidente. Il dottor Mohamed Javid Abdelmoneim è il nuovo Presidente internazionale di MSF (nella foto). Medico d’urgenza con vasta esperienza come coordinatore medico nei progetti di MSF, tra cui a Gaza e in Sudan, prende il posto del dott. Christos Christou dopo 6 anni di impegno e dedizione. Medico d'urgenza, di origini sudanesi e iraniane, con una vasta esperienza sia nel servizio sanitario nazionale del Regno Unito che con MSF, ha esperienza anche come presentatore televisivo. È stato candidato agli Emmy e ai BAFTA per il suo lavoro su documentari scientifici e serie di intrattenimento sulla salute, trasmessi su Netflix, BBC, HBO, Channel 4 e Al Jazeera English.
Intanto Medici Senza Frontiere (MSF) piange il tredicesimo operatore ucciso a Gaza, membro del suo staff. Si tratta di Hussein Alnajjar, palestinese, colpito da un attacco aereo israeliano vicino alla sua tenda. Sono rimasti feriti nello stesso incidente anche la cognata e il nipote. Non si tratta di certo di un tragico incidente.
Le iniziative
Missione e pace
Sabato 18 ottobre alle 9.30, nella chiesa di S. Cristo a Brescia (sede dei Saveriani) l’associazione Cuore Amico Fraternità ETS consegna i suoi premi, considerati il Nobel dei missionari 2025 (50mila euro da destinarsi ad un progetto di rilevanza per le sue opere sociali). Nella sezione ‘religiosi’ sarà premiato il Saveriano p. Luigi Paggi, per il suo impegno missionario verso i fuori casta bengalesi e per aver sottratto decine di bambine e ragazze alla piaga dei matrimoni forzati.
Dal 26 al 28 ottobre la comunità di Sant’Egidio ha organizzato a Roma un Incontro internazionale di dialogo e preghiera per la pace(“Rischiare la pace”) con i rappresentanti delle grandi religioni, del mondo della cultura, della società civile e della politica, per affrontare insieme le sfide più urgenti del nostro tempo e per dire, insieme, “la pace vale il rischio”.
La voce dei vescovi
Migranti, missionari di speranza
LEONE XIV
Dal Messaggio di Leone XIV per la 111ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (4 e 5 ottobre), in occasione del Giubileo del migrante e del mondo missionario.
Il contesto mondiale attuale è tristemente segnato da guerre, violenze, ingiustizie e fenomeni meteorologici estremi, che obbligano milioni di persone a lasciare la loro terra d’origine per cercare rifugio altrove. La generalizzata tendenza a curare esclusivamente gli interessi di comunità circoscritte costituisce una seria minaccia alla condivisione di responsabilità, alla realizzazione del bene comune e alla solidarietà globale. La prospettiva di una rinnovata corsa agli armamenti, incluse quelle nucleari, la scarsa considerazione degli effetti nefasti della crisi climatica in corso e le profonde disuguaglianze economiche rendono sempre più impegnative le sfide del presente e del futuro.
Di fronte alle teorie di devastazioni globali e scenari spaventosi, è importante che cresca nel cuore dei più il desiderio di sperare in un futuro di dignità e pace per tutti gli esseri umani. Tale futuro è parte essenziale del progetto di Dio sull’umanità e sul resto del creato. Questo collegamento tra migrazione e speranza si rivela distintamente in molte delle esperienze migratorie dei nostri giorni. In un mondo oscurato da guerre e ingiustizie, i migranti e i rifugiati si ergono a messaggeri di speranza. Il loro coraggio e la loro tenacia è testimonianza eroica di una fede che vede oltre e che dona loro la forza di sfidare la morte nelle diverse rotte migratorie contemporanee. I migranti e i rifugiati ricordano alla Chiesa la sua dimensione pellegrina. Ogni volta che la Chiesa cede alla tentazione di “sedentarizzazione” e smette di essere civitas peregrina, essa smette di essere “nel mondo” e diventa “del mondo” (cfr. Gv 15,19).
In modo particolare, migranti e rifugiati cattolici possono diventare oggi missionari di speranza nei Paesi che li accolgono, portando avanti percorsi di fede nuovi lì dove il messaggio di Gesù Cristo non è ancora arrivato o avviando dialoghi interreligiosi fatti di quotidianità e di ricerca di valori comuni. Dall’altro lato, anche le comunità che li accolgono possono essere una testimonianza viva di speranza, intesa come promessa di un presente e di un futuro in cui sia riconosciuta la dignità di tutti come figli di Dio.
Una storia speciale
S. Peter To Rot
Il beato martire Peter To Rot sarà canonizzato il 19 ottobre 2025. Nato a Rakanui, villaggio dell'isola di Nuova Britannia, in Papua Nuova Guinea, nel 1912, la storia della sua santità inizia 14 anni prima, con il battesimo dei suoi genitori che avevano un rapporto molto stretto con i missionari. Aiutano a costruire la missione, donano il terreno per la chiesa, la scuola e la casa dei missionari. Peter To Rot mostra un interesse molto speciale per l'Eucaristia fin da piccolo. A 18 anni, entra nella scuola per catechisti. Nel 1942, l’esercito giapponese invade la Papua Nuova Guinea. Peter To Rot, gioca un ruolo decisivo nel mantenere viva la fede nelle comunità. Progressivamente, però, la libertà religiosa viene completamente soppressa nel 1944. Peter To Rot riesce a nascondere il registro della missione, insieme ai suoi appunti personali, nel tetto di paglia della scuola e continuava a uscire di notte per incontrare piccoli gruppi di fedeli. Si scontra con figure influenti, che cercavano di sposare donne già maritate. Uno di loro, il poliziotto To Metapa, ordina il suo arresto. Durante la prigionia, Peter mantiene una straordinaria serenità. Difende con fermezza la sua fedeltà al Vangelo e al ruolo di catechista, fino alla fine, fino al martirio in carcere.






