Mi è venuto un nodo alla gola quando ho incominciato a vedere i cumuli di macerie che un giorno erano state case. Il 15 dicembre, quando sono arrivato a Caldarola, tutto il centro storico era "zona rossa".
Ho trovato don Vincenzo al tendone, dove ci sarebbe stata la messa mezz’ora dopo. Lui era sereno, la gente scherzava, c’era anche la sorella del compianto saveriano p. Filiberto Corvini, a fare da volontaria. I Corvini sono stati colpiti dal terremoto. Eppure lì si aiutavano tutti nei tendoni, nonostante il freddo.
C'era un po’ di tutto per l'emergenza e tanto Natale e cristianesimo vero, tra polizia, vigili del fuoco, volontari venuti da fuori.
Ho lasciato loro le offerte pervenute dai saveriani, dalla parrocchia di p. Antonio Belardelli della Sardegna e dalla nostra casa. Ho provato quasi vergogna per non aver potuto restare lì con loro a servirli.
Mi sentivo male davanti alle distruzioni e però ero confortato dalla fraternità degli sfollati tra di loro. È stata una visita furtiva, ma devo tornare nell'amato entroterra maceratese, il mio entroterra!