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Nelle ultime settimane sono stati resi pubblici alcuni dati eloquenti. In Italia nel 2016 c’è stato il nuovo record negativo di nascite (-2,4%), tenendo conto anche dei bambini nati da famiglie di immigrati, mentre l’età media risulta crescere in maniera sensibile. Insomma, l’Italia non è un Paese per giovani.

Accanto a necessarie politiche incisive che sostengano la natalità e il post-nascita, molto più banalmente mi chiedo che cosa c’è di altro che ostacoli il viaggio della genitorialità.

La lista è lunga e, forse, fin troppo ovvia: la mancanza di garanzie lavorative, l’instabilità economica diffusa, il timore di non potersi “permettere” un figlio (si parla di 170mila euro per portare un figlio da zero a 18 anni, un investimento!). Tutti motivi validi. Eppure, il 92% dei giovani dichiara il desiderio di farsi una propria famiglia e di avere due o più figli.

Credo che accanto a questi impedimenti sociali e ambientali, ci sia anche un po’ di timore, di poca convinzione.

Essere madri e padri non è considerato più il traguardo massimo. Per cui, di quel 92% dei giovani che desidera una famiglia, quanti pongono questa ambizione prima di altre? È un “” alla famiglia senza condizioni? O è un “” generico che potrà arrivare, prima o poi… E non mi riferisco alle tempistiche legate al “metter su famiglia”, ma proprio alla scelta di formarla.

I giovani del duemila, e naturalmente anche quelli prima di loro, sono ancora aperti all’opzione famiglia?

Non dimentico nemmeno i problemi di salute, a causa dei quali spesso avere figli rimane un sogno per tanti. Queste sofferenze troppo frequentemente non sono considerate, non fanno rumore, sono sorde e spesso ridotte all’egoismo dell’uomo che vuole tutto e subito. Così, ad emergere sono solo i casi emblematici, estremi, che magari riguardano persone sole o dello stesso sesso… Ma tutti gli altri?

Sono circa 150mila i giovani che, negli ultimi anni, hanno, lasciato il Bel Paese per cercare la propria strada professionale in giro per l’Europa e per il mondo. Sbarcano con il loro bagaglio umano e professionale, si fanno largo in tanti ambiti e sono numerosi i casi di eccellenza.

Mi chiedo se ci voglia più coraggio a partire o a rimanere per provare a cambiare.

Intanto, altri giovani, ogni giorno, sbarcano sulle coste meridionali del Mediterraneo portandosi dietro un bagaglio fatto di paure e speranze. A loro basta l’oggi, perché il domani è un futuro troppo lontano.

Sessant’anni di Unione Europea e cinquant’anni della Populorum Progressio. Qualcosa va rivisto e qualcosa è ancora di terribile attualità. Sono passati invano questi anni? Ancora aggrappati al campanile, ancora a guardarci l’ombelico, spesso sono proprio i giovani a spiegarci cosa significa essere cittadini del e nel mondo, cos’è il progresso solidale, la solidarietà, la cittadinanza…

E alcuni di loro, nel nome di questi valori, sono le vittime innocenti di un folle terrorismo che, in modi diversi, serpeggia sulle strade delle città europee.

Scriveva Madre Teresa di Calcutta:

  • “L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico. Non importa, amalo.
  • Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici. Non importa, fa’ il bene.
  • Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici. Non importa, realizzali.
  • Il bene che fai verrà domani dimenticato. Non importa, fa’ il bene.
  • Dà al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci. Non importa, dà il meglio di te”.


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