Nella parrocchia di S. Francesco di Taipei
Dall'isola di Taiwan
Mentre i nostri campanili in Italia segnano la mezzanotte, nella sala-chiesa della parrocchia di s. Francesco Saverio a Taipei una voce vivace saluta i fedeli presenti: "lai JiDu nei xe xiondi jiemei men, sao an! Fratelli e sorelle in Cristo, buon giorno!". È la voce di Tsai Marna, una simpatica e anziana signora, tutti i giorni presente alla Messa con il suo cordiale sorriso. Presenta le letture del giorno, così che si possano seguire sui messalini. È già da più di venti minuti che c'è gente in chiesa; hanno appena finito il Rosario.
Il signor Zhang è stato come il solito tra i primi a sedersi nel portichetto, in attesa che p. Edi aprisse le porte a vetro rosse. Poi è entrato, ha aspettato che arrivasse qualcun altro, e ha intonato il Rosario, cominciando dal Credo. Le voci delle donne che rispondevano si sono alternate alla sua, .confusa e veloce, mentre le Ave Maria si susseguivano solenni. Via via sono arrivati tutti: quasi sempre, come per caso, dodici in tutto. Così i Dodici Apostoli dipinti sullo sfondo si rispecchiano felici in questi fratelli e sorelle cinesi in cui vive il loro Spirito.
È tempo di cominciare la Messa. Prima di tutto, dopo il bacio dell'altare, il saluto quasi rituale: "Ta jia hao! Salve a tutti!". Poi la solita immutabile Messa, uguale identica alla nostra, solo con tanta solennità in più, quasi a voler gareggiare con le ben più frequentate cerimonie buddiste o taoiste. È bello, mentre si passa dall'atto penitenziale all'oremus, guardare ad una ad una quelle persone. Noi padri conosciamo la loro storia, i loro parenti, i luoghi da cui provengono.
Vengono a quella Messa da anni, forse da decenni; portano in sé (ne sono quasi sacramento vivente) la fede e la fedeltà della Chiesa della Cina. Chiesa dai molti inizi, e dalle molte distruzioni, Chiesa sempre rinata, come la mitica Fenice; Chiesa che come sempre anche adesso soffre per molte difficoltà sull'una e sull'altra riva degli Stretti: "le due sponde": così anche si chiamano le due Cine nelle loro infinite trattative per giungere all'unificazione.
Chiesa comunque viva per la sua fede nella potenza dello Spirito che la farà vivere e crescere, e la condurrà attraverso la storia fino all'incontro con il Signore. C'è la maestra che cura un bellissimo asilo; prima di Natale e Pasqua porta tutti i bambini in parrocchia, per parlar loro di Gesù. C'è la signora anziana che si è convertita dopo che sua figlia è stata battezzata, e adesso porta suo nipote, la domenica, quando la figlia, da un'altra città, viene a trovarla.
C'è la signora Lin, che parla solo il dialetto della sua terra, ma è davvero una colonna di fede per tutta la comunità e la famiglia. Tempo fa arrivava a Messa con il nipotino, il quale ripeteva tutti i gesti e gli inchini della nonna al Tabernacolo, alla Madonna, a s. Francesco Saverio. Una sua figlia per frequentare le lezioni del catecumenato arrivava in chiesa al mattino dopo aver fatto la notte a lavorare, senza nemmeno passare per casa.
C'è l'anziana maestra che ogni settimana prepara i fiori per la domenica. Ognuna delle sue composizioni è un piccolo capolavoro, frutto di scrupolosa preparazione: arriva in chiesa con il libro e per ore sta li a comporre i vasi che incantano per l'armonia dei colori e delle forme.
C'è la mamma di Giovanni e Cecilia, che malgrado la salute non troppo buona, ogni settimana pulisce tutta la chiesa, aiutata dai suoi bambini. Quando al mattino, prima di andare a scuola o all'asilo, arrivano a Messa, è come una folata di giovinezza e di speranza che riempie la sala.
Fino a poco tempo fa c'era anche Zhuang Marna, anziana insegnante di inglese originaria di Pechino. A due settimane prima della morte veniva ancora in chiesa ogni giorno. Veniva sola, dopo la morte del marito; tutta la sua giornata era spesa nel volontariato e in attività sociali, fino a che le forze l'hanno sostenuta. Quando è entrata all'ospedale è stata assistita dalle altre anziane signore, proprio come in una famiglia; morendo ha lasciato tutti i suoi risparmi alla parrocchia.
Lei non si vede adesso, nei banchi a metà della fila destra, intenta ad aiutare un'altra signora a decifrare i caratteri più difficili delle letture; ma il suo spirito è là, e continua a sostenere la comunità.
La Messa si snoda lenta; dopo il Vangelo ci sono due parole di riflessione, e dopo la Comunione un lungo silenzioso ringraziamento. Di solito è mezz'ora o poco più. Poi ci saranno i saluti, gli scambi di informazioni e novità, gli auguri per la giornata che comincia. Che cosa piccola, una Messa feriale al mattino in una minuscola parrocchia sperduta in una concitata metropoli dell'Estremo Oriente .
Piccola agli occhi degli uomini, forse. Di sicuro non agli occhi di Dio. È su fondamenta come queste che Egli costruisce la Chiesa nei secoli. In queste situazioni, così comuni anche da noi come dappertutto, i missionari, devono anche loro fare dei grandi atti di fede, accettando le vie di Dio senza voler imporre le proprie. È facile trascurare, lasciar da parte la viva speranza della Chiesa per imporre programmi che per quanto belli sono solo semplicemente di uomini, sostituire la Chiesa con delle idee. In questo senso fare i missionari è più un imparare, una scuola preziosissima delle vie di Dio.
Mi è sembrato doveroso questa volta, più che parlare delle gesta di noi, piccolo gruppo di missionari friulani dispersi nell'Estremo Oriente, persone conosciute ai nostri amici e benefattori, rendere omaggio ai cristiani presso cui svolgiamo il nostro servizio. Ormai, anche se i missionari sono e rimangono necessari, la missione non è più cosa di inimitabili eroi; è piuttosto un'opera delle comunità, di quelle cinesi in Cina come di quelle italiane in Italia.
È un'avventura travolgente, che ha per protagonisti tutti: l'avvocato come la mamma di famiglia, come il compagno di scuola e la nonna nel negozio di frutta. Sostenere i missionari ora significa anche fare i missionari dei fratelli a noi vicini.








