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Il Servizio: Josephine, un inno alla vita

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Sorella Delia è saveriana trentina, missionaria a Mbobero in Congo. Ci descrive un'esperienza semplice di ...guarigione evangelica.

Un violento uragano si era abbattuto sulle nostre colline. Temevo che ancora una volta avrebbe fatto disastri e lasciato tante famiglie senza casa. L'indomani mi hanno informata della morte di Mama Neema, la mamma di Neema (in Congo, mamma e papà prendono il nome del primo figlio). Abitava non lontano da noi nel villaggio di Nkungu.

Al momento del temporale, Mama Neema e il marito si trovavano in un "chapombe", un bar locale. Verso sera un anziano parente le aveva detto di andare a preparare da mangiare ai figli. Ma era già ubriaca e continuava a rifiutare. Poi si era messa in cammino verso casa. Sulla schiena portava Joséphine, l'ultima nata. Da una capanna, forse spezzato dal vento o da un fulmine, scendeva a terra un filo della corrente. Mama Neema l'ha calpestato ed è stata scaraventata nel vicino bananeto. Ha gridato chiedendo aiuto, ma i sei figli in casa, hanno commentato: "Anche oggi mamma è ubriaca!", e non sono usciti.

Solo più tardi il marito fa ritorno a casa, anche lui ubriaco fradicio. Non trovando la moglie, dice ai figli di cercarla, mentre lui si accascia in un angolo. Corrono nel bananeto, da dove avevano sentito le grida: la donna giaceva ormai senza vita, mentre la piccola Joséphine, ancora legata sulla schiena e illesa per miracolo, piangeva: aveva solo fame.

Nel primo pomeriggio, Mama Neema è stata sepolta dietro casa, secondo il costume locale.

"Non ho abbastanza latte!"

La settimana dopo una donna, moglie del fratello più anziano e madre di sette figli, viene a trovarmi. Sulla schiena ha la piccola Joséphine e mi supplica di aiutarla, di fare qualcosa per lei e per i suoi sei fratellini. La donna vuole prendersi cura della piccola, ma non ha latte a sufficienza, visto che il suo ultimo nato ha già un anno e mezzo. La bimba, bellissima, mi guarda con due occhi meravigliosi e sorridenti, ma ha una fame da lupetto...

Ora tutte le mattine la mamma adottiva va in ambulatorio a prendere tre biberon di latte per tutta la giornata. Joséphine cresce, ignara di tutto e coccolata dai fratellini suoi e da quelli acquisiti nella nuova famiglia.

"Chi scegli, i figli o la birra?"

Mando a chiamare Papà Neema. Ha 36 anni; sua moglie ne aveva 29. Viene con i figli, tranne Joséphine. Puzza di birra, ha gli occhi rossi, ma riesce a parlare con dignità. Mi racconta la vita di famiglia, la morte della moglie, il duro lavoro di spaccapietre nella vicina cava, il tunnel dell'alcool che percorre da 25 anni. Parliamo insieme di tante cose: lo invito a riflettere sulla vita, sul bere suo e della moglie, sui bambini cresciuti un po' soli... Ne vede le conseguenze e chiede aiuto.

Charles, membro del "Club Uscindi" (Vittoria) e suo vicino di casa, gli ha detto che è possibile vivere senza bere e che questa è un'occasione da non perdere. Papà Neema guarda verso i figli. Gli chiedo: "Scegli i figli o la birra?". Li guarda ancora e piange. I bambini guardano lui che, abbracciandoli tutti, dice: "Scelgo voi! La mamma è morta ubriaca, non preparava da mangiare; a casa non ci parlavamo mai, la vita era diventata un inferno. Aiutatemi a non bere più. Voglio cambiare vita!".

Il club della vittoria

Fedele all'appuntamento che gli avevo dato, papà Neema si presenta lavato e pulito, senza aver bevuto. Nel corso della settimana ha bevuto una volta sola. Mi dice: "Wewe uliniloga! - Tu mi hai stregato!". "Non è questione di stregoneria", gli rispondo. "È che, in un momento di lucidità davanti a Dio che ti ha creato, hai deciso di cambiare vita".

Mi chiede di pregare per lui. Gli dono la preghiera che i membri del "Club" rivolgono a Dio durante l'incontro e a casa loro. La legge subito, lentamente... Le lacrime solcano il suo volto: il volto di un uomo salvato. Commossa, lo osservo in silenzio. Poi piegando il foglietto, si impegna a pregarla spesso, anche con i figli. Ci diamo appuntamento a mercoledì pomeriggio al "Club della Vittoria".

Così il miracolo della vita "senza alcool" continua e diventa possibile. Mama Neema dal cielo veglierà senz'altro sul marito, sulla piccola Joséphine, sugli altri figli e su noi tutti, impegnati a dare una mano a chi fa fatica e vive in condizioni al limite della disperazione.



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