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Storie commoventi di dolore e di gioia

Ci ha fatto visita padre Vittorio Bongiovanni, il saveriano di Bozzalo mantovano da molti anni missionario in Sierra Leone. Ci ha raccontato qualche episodio della sua vita missionaria, piena di avventure e soprattutto di entusiasmo e di donazione.

Il popolo sierraleonese è un popolo meraviglioso, buono di natura, ospitale e religioso. I bambini poi sono qualcosa di straordinario: hanno sempre un sorriso così spontaneo che ti infetta! Proprio quel sorriso era

scomparso durante i dieci anni di guerra: i bambini non sorridevano più. Si erano chiuse le loro labbra e si erano aperti i loro occhi: occhi sgranati, spaventati. Ma da due anni è tornata la pace in Sierra Leone e i bambini sono tornati a sorridere.

La frittella di Yeabu

Eravamo 75 persone tra missionari, seminaristi e insegnanti del seminario, sacerdoti diocesani e suore, tutti ostaggi al Centro pastorale di Makeni, per 17 giorni. Non avevamo più cibo. La popolazione l'aveva saputo. Tanti cristiani e anche musulmani hanno cominciato a portarci da mangiare, rischiando forte, perché non dovevano farsi vedere dai ribelli.

Un giorno, di nascosto, è arrivata anche Yeabu, una bambinetta di seconda elementare. Aveva in mano un po' di pasta fritta, una frittella. Era il suo pranzo. Non c'è stato verso: me l'ha voluta dare ad ogni costo, ed è corsa via dalla sua mamma.

Il sacrificio del maestro

Non potrò mai dimenticare il maestro Kamara che insegnava nella piccola scuola di fango, vicino alla strada principale. Una piccola scuola, per prima e seconda elementare. Un giorno all'improvviso, arrivano in villaggio i ribelli, mentre lui era in classe con i suoi scolaretti. Fanno prigionieri lui e una bambina di prima elementare, Mabinty. Li portano al campo, nella foresta. Li vogliono separare, ma il maestro insiste e riesce a tenersi la piccola sempre vicino.

Passano quattro anni. Un giorno, un gruppo di combattenti civili kamajors inizia a sparare contro i ribelli ed i loro ostaggi. Feriscono il maestro Kamara alla testa. Lui capisce che la situazione è grave. Ordina a Mabinty di buttarsi a terra e mette la sua testa su quella della bambina sporcandola di sangue.

I kamajors vedono il maestro morto e la bambina tutta sporca di sangue e passano via. Quando torna il silenzio, Mabinty si libera. Il giorno dopo me la sono vista davanti, a Makeni. Le ho lavato il volto sporco di sangue del maestro Kamara.

Quando la mamma ritrova il figlio ...

Tra i ribelli c'erano anche 250 bambini soldato. Il vescovo, mons. Giorgio Biguzzi, aveva ottenuto il permesso di mandare un missionario per fare qualcosa per loro. Ho cercato in tutti i modi di riportarli a casa dai loro genitori, dai quali erano stati strappati con la forza. In otto mesi, sono riuscito a farne tornare a casa 225. Pensate la commozione dei genitori, rivedevano i propri figli!

Abu era uno dei 250 bambini soldato. Ora ha 8 anni. Ne aveva passati cinque nella foresta, portato via da casa quando ne aveva appena tre. Un giovane, di nascosto dai ribelli, l'ha accompagnato al suo villaggio di Kabala. Quando sua mamma l'ha rivisto, si è messa a danzare, ringraziando il Signore, a voce alta. Poi è corsa a prendere un catino d'acqua. Ha lavato i piedi al suo Abu e si è bevuta l'acqua sporca. Anche l'acqua sporca del suo Abu era per lei un'acqua benedetta!

Tutto è scritto nel cuore di Dio

Tanti altri episodi potrei raccontare.  Sono storie scritte nel cuore di Dio, che dona la forza di sperare e di amare a tante persone che in lui confidano. Una cosa è certa: a noi che siamo vissuti con il popolo sierraleonese, un virus ci è entrato nel sangue; un virus benefico che ci fa amare e apprezzare questo popolo meraviglioso.



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