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Joseph è un prete della Diocesi di Kasongo. Ha preso messa dieci anni fa. E' ancora molto giovane, ma in compenso ha una forte saggezza. Da due anni a questa parte è il Procuratore della diocesi.

Egli è il "tutto fare" da mattino a sera per procurare il necessario alla diverse comunità. E' sempre al volante della sua Land rossa. Non dà mai sentore di stanchezza. Ha sempre un sorriso sulle labbra, anche nei momenti pi duri. E' pronto alla battuta e allo scherzo.

E' l'amico di tutti, anche dei soldati "ribelli". Ci si può fidare di lui.

Prima di diventare prete era stato soldato. Conosce bene il mondo dei militari e le maniere con cui abbordarli. Ci sa fare con loro, non ti scontenta mai, è sempre pronto a rispondere con un sorriso alle loro innumerevoli richieste.

L'ho invitato molto volentieri a Ngene per presiedere l'eucarestia degli adulti o dei giovani. Sapeva bene toccare il cuore della sua gente nelle sue prediche. Originario del posto conosceva tutti e con molti aveva dei legami di parentela. E' diventato per tutti noi come il "salvagente". Sarà Joseph che cercherà di riappacificare i bollenti spiriti dei soldati ribelli al momento del loro arrivo a Kasongo. Sarà ancora lui che porterà in salvo il parroco di Samba, gli Abbé e le suore di Kibangula, p. Edgard e le suore di Wamaza, vincendo e facendo sforzi sovraumani.

Il 9 maggio Giuseppe se n'è andato, improvvisamente, stroncato da un male incognito che si portava con lui certamente con lui da tanto tempo.

Lo avevo visto prima di lasciare Kasongo e imbarcarmi sull'aereo che mi portava a Bukavu. Ci eravamo parlati come sempre con tutta la semplicità di sentirci fratelli e avevamo fatto programmi per il mio rientro.

L'ho rivisto ancora a Bukavu, tre ore prima che morisse. Gli avevo solo soffiato all'orecchio: "Coraggio Giuseppe, affidati alla Madonna. Noi abbiamo ancora bisogno di te...".

Mi aveva fatto un grande sorriso. Lo voglio ricordare così, e solo così, mentre attorno a noi si sentono ancora il rombo delle armi ed il crepito dei fucili.



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