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LA PAROLA
Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato, ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come e di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire (Lc 12,8-12).

Ci troviamo di fronte a un passaggio difficile, persino contradditorio. Lo sfondo è quello della persecuzione a cui potrebbe essere soggetto colui che ha abbracciato il Vangelo. Gesù invita chi lo segue a non cadere nell’iposcrisia, a essere coerente tra ciò che dice e ciò che fa, a parlare con chiarezza, senza ricorrere a frasi ingannevoli e ambigue, adatte a ogni stagione e pubblico. Ciò può dare fastidio a molti. Sarebbe piuttosto ingenuo credere che stare dalla parte della verità metta al riparo da risvolti spiacevoli. Le conseguenze non possono mancare e spesso anche violente. Nonostante ciò, i discepoli di Gesù devono sapersi schierare senza titubanze dalla parte giusta.

Per Luca, almeno in questi primi versetti (12,8-9), non vi sono vie di mezzo né colori sfumanti: o si sta dalla parte del Figlio dell’uomo o si è contro. E il Figlio dell’uomo farà altrettanto: riconoscerà davanti agli angeli di Dio, cioè nel giudizio finale, chi lo ha confessato di fronte agli uomini; rinnegherà in modo altrettanto netto chi lo ha rinnegato. Ritroviamo qui l’antica concezione deuteronomista che attraversa sia il Nuovo che l’Antico Testamento: chi compie la Torah, la volontà di Dio, è premiato; chi non la compie ne subirà le conseguenze anche in questa vita, senza dover attendere il giorno del giudizio.

Tuttavia, dal versetto 10 queste due vie contrapposte cominciano ad attenuarsi. Esiste la possibilità del perdono. Il Figlio dell’Uomo può perdonare chi pronuncia una parola contro di lui, chi lo rifiuta. Buona parte della sua generazione non lo ha accolto. Pietro lo ha rinnegato, Giuda lo ha consegnato alle autorità per farlo crocifiggere. Ed erano stati scelti da lui! Neanche Gesù in carne ed ossa ha fugato tutti i dubbi di chi ne ha ascoltato le parole e ne ha visto i miracoli. Egli sa di essere un segno di contraddizione difficile da riconoscere, per questo lascia aperta la via del perdono.

Ciò che invece non avrà remissione è la bestemmia contro lo Spirito santo. Non si può chiamare Demonio ciò che viene da Dio, cosa che invece è accaduta a Gesù e potrebbe accadere anche ai discepoli. Saranno perseguitati, portati davanti ai tribunali per colpe che non sono tali. Il bene scambiato per male e il male per bene. Lo Spirito del Risorto, tuttavia, non abbandonerà la sua Chiesa. Una prova la si avrà nel fatto che continuerà a fare crescere la Parola.

I discepoli non devono temere la prova, perché nuove parole verranno suggerite, sensi inediti saranno ancora sprigionati nel corso della storia. Occorrerà, tuttavia, avere il senso dello Spirito, saperne riconoscere la voce, seguirne gli inviti. Compito arduo perché il male e il bene spesso si assomigliano troppo. Khalil Gibran in un suo racconto narra che la Bellezza e la Bruttezza decisero un giorno di fare il bagno insieme. Di ritorno sulla riva la Bruttezza si rivestì con gli abiti della Bellezza e se andò. La Bellezza era molto timida e per non restare nuda indossò i vestiti della Bruttezza e continuò per la sua strada.

Fino ad oggi uomini e donne confondono l’una con l’altra. Tuttavia, vi sono alcuni che contemplano il volto della Bellezza e sanno che quelli non sono i suoi vestiti. Altri, che conoscono il volto della Bruttezza, non si lasciano ingannare dallo splendore della sua apparenza. Così è di chi sa scorgere l’opera dello Spirito sovente nascosta sotto umili spoglie.



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