La visita del vescovo di Como a Tavernerio
Nel pomeriggio di domenica 26 maggio, il vescovo di Como, mons. Diego Coletti, è venuto al Centro di spiritualità missionaria di Tavernerio per la visita pastorale alla comunità dei saveriani. Il nostro statuto missionario non ci permette di gestire parrocchie, in Italia, ma comunque ci incoraggia a spenderci per dare una mano al clero locale e alle parrocchie che chiedono sostegno nel servizio pastorale. A Tavernerio, in particolare, apriamo la porta del centro alle comunità parrocchiali e gruppi che chiedono spazi per contemplare e interrogarsi su come cercare Dio e dove trovarlo.
Un incontro di famiglia
La visita pastorale si è svolta come un incontro di famiglia, dove padre e figli si scambiano confidenze. La croce pettorale del vescovo, in ferro, simile a quella di papa Francesco, ci ha aiutato a capire la preoccupazione di mons. Diego sul modo con cui avviene la comunicazione della fede in comunità cristiane largamente praticanti. "A Como, il fuoco è diventato brace, fuoco sotto la cenere. Tutto questo preoccupa ogni pastore che ha ricevuto il compito di portare a compimento la Nuova Alleanza con Dio, inaugurata da Gesù specie in una situazione come quella attuale dove il realismo fa temere il rischio della disumanizzazione.
Gesù ha detto: "Sono venuto a portare il fuoco". Riallacciandosi alla frase del vangelo, mons. Coletti ha evocato l'immagine del fuoco. "La fede nel vangelo di Gesù è fuoco che rivitalizza la brace. Il vangelo offre margini inimmaginabili di crescita e di speranza alla gente che paga sbagli fatti da altri, da chi insegnava a volere "tutto e subito", dai maestri dell'informazione che diffondono impietosi messaggi contro la vita, contro la famiglia, spegnendo ogni luce sull'amore misericordioso con cui Dio viene incontro a ciascuno di noi".
"La vostra presenza è preziosa"
In un secondo momento il vescovo ci ha parlato dei piani pastorali della diocesi: "Ho chiesto un anno dedicato all'ascolto della parola per introdurre tutti nel grande esodo che va dalla religione tradizionale, all'incontro con Cristo, il quale dona la direzione definitiva alla nostra vita".
Alla fine, si è rivolto direttamente a noi saveriani. "La vostra presenza in diocesi è preziosa, ma dovrebbe risultare più riconoscibile, perché effettivamente annunciate il vangelo e il perdono in paesi e culture differenti. Ma soprattutto perché vivete l'incontro con la persona di Gesù come un avvenimento; avete la consuetudine ad ascoltate la sua Parola, che non finisce di sorprendere".
La missione è testimonianza
La visita pastorale si è conclusa con una confidenza del vescovo. "A me sta a cuore considerare l'importanza decisiva della presenza di voi missionari nella pastorale. I missionari devono dire chi sono e che cosa fanno, soprattutto con la loro testimonianza. La testimonianza porta la gente a imbattersi in qualcosa di nuovo, che prima non avevano considerato. Una presenza come la vostra, nelle dinamiche delle parrocchie, è di completamento al clero locale. La passione missionaria non è un optional e lo stile missionario alimenta la vita pastorale. È la missione che fa la chiesa, ma è la chiesa che fa missione, quando vive l'esperienza dello Spirito di Gesù e di Dio che accende dentro di noi il vissuto della relazione gratuita, che Gesù teneva con il Padre, il quale non si stanca mai di amare e perdonare".
I figli di san Guido Conforti ringraziano il vescovo Diego, perché la visita pastorale è valsa a richiamarci i significati della "testimonianza" nei quali non ci siamo ancora imbattuti abbastanza. Ci evita la tentazione di far missione con lo spirito espansionistico dell'Europa. Ci ricorda che la mediazione del "testimone" è il modo migliore di annunciare il nuovo del vangelo e la vita reale di Gesù.








