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Elisa, saveriana di Desio, in ottobre è tornata ad Abaetetuba, in Brasile. Nonostante l'età che avanza, ci testimonia la gioia della partenza missionaria.

Sono partita per la prima volta per il Brasile nel 1957. Dopo nove anni di lavoro apostolico nel Paranà, sono stata chiamata al nord, nel Parà, dal compianto vescovo saveriano mons. Gianni Gazza. Al ritorno in Italia, ho preso il diploma d'infermiera. Mia madre era malata, ma quando le ho detto che avrei potuto restare con lei, mi ha risposto: "Non sono degna di avere una figlia missionaria. Tu va' e non pensare a me: ci pensa il Signore!". Ho capito in quel momento che amare significa fare qualunque sacrificio. I miei fratelli l'hanno assistita e io sono partita senza più rivederla.

Il centro medico di Abaetetuba

Quando arrivai ad Abaetetuba nel 1966, stavano ristrutturando un edificio che ci era stato donato per farne un'opera sociale: nacque così il centro medico. Attualmente, ospita circa 250 persone al giorno, per la maggior parte provenienti dalle isole e dalla zona rurale. Vi lavorano 25 persone, tra cui 4 medici, che garantiscono gli esami di laboratorio e le vaccinazioni.

Molte saveriane hanno lavorato al centro medico. Adesso siamo due, Antonietta ed io. Il mio compito è l'accoglienza dei bambini: curo chi ha piccoli problemi e mando gli altri dalla pediatra. Il centro rimane aperto tutta la mattinata. La sera e sabato-domenica siamo invece impegnate nel lavoro pastorale nelle parrocchie.

Grazie al cardinale Arns, è iniziata anni fa in Brasile la "pastorale del bambino", con lo scopo di arginare la mortalità infantile. Gli animatori sono quasi tutti volontari, di diverse fedi. Il loro motto è: "Perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza" (cf. Gv 10,10). Ora i bambini non muoiono più di disidratazione o di tetano, e le donne gestanti sono per quanto possibile seguite e vaccinate.

La città è molto cambiata

Quando sono arrivata ad Abaetetuba, la città era meno estesa e ci si conosceva tutti. C'era una tradizione di rispetto per le ragazze. Ad esempio, anche nelle abitazioni povere e piccole c'era un locale riservato a loro. A quel tempo, si dormiva con finestre e porte aperte. Ora non si può più fare: anche una casa semplice deve mettere le inferriate per timore di aggressioni.

Nel 1965, p. Mitidieri era parroco di Abaetetuba. Con il suo aiuto è stato aperto il collegio "S. Francesco Saverio", che ospita oggi circa tremila alunni. Recentemente, lo Stato ha aperto anche un'università. Nel corso degli anni, le condizioni di vita del popolo sono migliorate e la città si è fatta più bella. Sono però aumentati anche furti, violenza e droga, e c'è un divario crescente fra ricchi e poveri. Il 28% della popolazione vive ancora nelle favelas. Si sono moltiplicate le sette, che propongono la salvezza attraverso lunghe preghiere, ma senza impegno sociale.

"Finché avrò vita..."

La chiesa cattolica cerca di tenere vivo l'impegno per la giustizia. Per sua iniziativa, è stata fatta una raccolta di firme per chiedere che i candidati abbiano la fedina penale pulita. Molti senatori sono infatti sotto inchiesta e ricorrono alla carriera politica per avere l'impunità.

Le comunità lontane, potendo avere la presenza del sacerdote solo tre o quattro volte l'anno, pregano e seguono il culto domenicale con qualche animatore che conosce la Bibbia. La disponibilità di tante persone è ammirevole e appare anche nella scelta di tante famiglie di accogliere bambini in difficoltà e di crescerli con sacrificio e amore.

Molti mi dicono: "Non è ora di restare a casa?". Rispondo che fino a quando il Signore mi dà vita, la mia missione è là in Brasile. Sono riconoscente al Signore che mi dà ancora la possibilità di partire. Vado, nel nome del Signore, a dare quel che posso, ma anzitutto a essere... La gente mi manifesta tanta gratitudine e io mi sento piccola davanti a loro.



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