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La “stregoneria” contro l’alcool

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Un grave problema, anche in Africa

Mbobero, in Congo, è una missione a circa quindici chilometri da Bukavu, immersa nel verde tra bananeti e campi di fagioli. Da quando sono qui, d’accordo con il parroco, ho cercato di affrontare il problema dell’alcoolismo che è molto diffuso anche in questa parte del mondo.

Una medicina magica

Sapevo che molte persone bevono una birra di banane prodotta in casa. Qui ci sono tante varietà di birra: banana, mais (molto forte) e miglio. Alcune sono prodotte a Bukavu da una grossa birreria che fa soldi “a palate”. Una coppia che abita nel nostro villaggio era venuta a parlarmi. L’iniziativa era partita da loro e in modo molto pressante: “Delia, ti preghiamo, aiutaci!”. Non potevo essere sorda a tale richiesta. Ho parlato allora del metodo Hudolin e delle esperienze che avevo conosciuto in precedenza. Il loro volto si è illuminato all’improvviso; la speranza ritornava a fiorire.

Ho poi incontrato altre coppie interessate. Mi hanno chiesto se potevano proporre lo stesso cammino di recupero ad alcuni amici. La notizia è rimbalzata sulle colline attorno alla missione. Ora parecchie persone vengono a chiedermi la “dawa” - la medicina per non bere più. Alcuni pensano che io abbia un “ulozi” - una specie di stregoneria per farli guarire dal vizio dell’alcool. La povertà diffusa e la mancanza di lavoro induce a bere. C’è chi ha perso tutto con la guerra e si rifugia nell’alcool per dimenticare i problemi della vita.

Sostegno nei gruppi

Mbobero si trova su una collina di bananeti, dove la produzione di birra diventa una fonte sicura di guadagno. Tanti l’hanno vista preparare nel proprio cortile di casa quando erano piccoli e continuano la... tradizione. Tutti gli eventi importanti della famiglia e del villaggio sono accompagnati dal consumo di birra: la nascita di un bimbo, i matrimoni, i battesimi, la morte, gli anniversari, le decisioni importanti da prendere...

Ci siamo organizzati dividendoci in tre club ai quali loro stessi hanno dato i nomi: “Tutawexa” - ce la faremo; “Ushindi” - la vittoria; “Songa Mbele” - va’ e guarda avanti. Chi frequenta i club comincia lentamente a cambiare, anche nelle relazioni con la famiglia e con il vicinato.

La gente del villaggio è però scettica; fa fatica a credere che sia davvero possibile smettere di bere. E va a controllare nei bar (quattro pali con un tetto di foglie di banana) o durante le feste, se davvero i membri dei club non bevono più. È un controllo agguerrito, ma porta i suoi frutti. La vera medicina è nella volontà delle persone e nel sostegno delle famiglie.



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