Ritorno in Brasile a 87 anni!
Sono stato ospite della comunità saveriana di Ancona per oltre un mese. Mi hanno chiesto una testimonianza e lo faccio volentieri, anche perché anch’io sono marchigiano (Loretello di Arcevia), entrato nell’Istituto saveriano di Ancona nel lontano 1948.
Ad eccezione di oltre 10 anni trascorsi nella casa di Strada del Castellano 40 (dal 1995 al 2006), mi trovo in Brasile dal 1971, prima al Sud ed ora al Nord (Amazzonia). Sono rientrato in Italia lo scorso agosto con l’intenzione di restarvi, ma poi mi hanno detto: “I vecchi sono una benedizione e qui ne abbiamo tanti!”. Allora, sono ritornato in Brasile dove, in proporzione al numero di abitanti, ce ne sono di meno…
Nella mia breve permanenza tra l’estate e l’autunno ho visitato quattro comunità saveriane: Parma, S. Pietro in Vincoli, Ancona e Vicenza. In tutte ho trovato molta vitalità e attività, specialmente nell’attenzione agli ammalati e ai migranti. Oggi ammalati e anziani non sono solo gli altri, come ero portato a pensare da giovane... Sono io, siamo noi. Mi piace ricordare un articolo delle Costituzioni saveriane: “Consideriamo la malattia e le sofferenze corporali, accolte nello spirito dell’Uomo dei dolori (Is 53,3), di efficace forza redentiva, non meno delle fatiche apostoliche” (in terra di missione. Cost.48). L’ad gentes è nel nostro DNA!
A chi si meravigliava del mio ritorno in Brasile, dicevo: “Ho smarrito i documenti e non ricordo quando sono nato; quindi riparto!”.
Non voglio dare l’impressione di essere un eroe. Quel poco che potrei fare in Italia, posso farlo anche in Brasile. Qual è il mio lavoro? Faccio parte di un gruppetto di quattro Saveriani con alcuni giovani che hanno iniziato un cammino vocazionale per diventare missionari. Non ho incarichi speciali. Quello che trovo interessante è la mia piccola collaborazione in campo pastorale, nell’area dove siamo presenti. L’arcidiocesi di Belém, con un arcivescovo e due vescovi ausiliari, comprende vari comuni, ma tre in particolare ne costituiscono il centro, perché sono vicini e formano la “Grande Belém”: Belém, Ananindeua e Marituba. Solo questi tre comuni sommano oltre due milioni e mezzo di abitanti.
La Chiesa cattolica sta portando avanti una pastorale adattata all’area urbana. La grande parrocchia, con al centro la chiesa parrocchiale (Matriz), non rappresentava più una risposta adeguata. Così, sono state create aree missionarie con piccole strutture dove la gente si raduna per incontri di festa, preghiera e formazione. In questa scelta, senza dubbio, ci sono stati di esempio gli Evangelici che, con i loro Pastori e piccole strutture, hanno occupato gli spazi lasciati liberi dalla grande parrocchia cattolica. Le aree missionarie hanno la presenza del presbitero anche se non tutte le domeniche, ma soprattutto ci lavorano diaconi permanenti e catechisti. La parrocchia, nel cui territorio si trovano le aree missionarie, collabora lasciando loro una certa indipendenza anche economica.
Ora, però, è il momento di salutare tutti coloro che ho incontrato. E che Dio ci benedica!







