Un motivo di festa: P. Bramati celebra il 50° di sacerdozio
Si è voluto far festa nel Santuario di Nostra Signora della Sierra Leone: "Un nuovo segno che si sta andando verso la pace" ha affermato il vescovo di Makeni, mons.Giorgio Biguzzi. Il festeggiato, p. Nazzareno Bramati, 75 anni, originario di Poggio (Jesi), in Sierra Leone da 45 anni.
In una lettera, narrando le emozioni della giornata, p. Nazzareno scrive:
"Era mio desiderio trascorrere il cinquantesimo nella quiete e nel silenzio, meditando su quanto il Signore ha fatto per me a bene del Suo Popolo. Ma "i segreti del re" sono stati risaputi, e mi son dovuto adattare. Con il vescovo e i fedeli accorsi ho celebrato in una chiesa spogliata, quasi distrutta, dove anche le Sacre Specie sono state oltraggiate. Ma ho constatato con i miei occhi che la Chiesa del popolo ancora viva: attiva nella preghiera comune e nelle adunanze per mantenere la tradizione cristiana appresa da tanti anni. Quando siamo partiti ho visto i volti di chi rimaneva: avrebbero voluto trattenerci. Non riesco a dimenticare quei visi sofferenti. Che il Signore non ritardi più a lungo la presenza dei Suoi sacerdoti in mezzo al Suo Popolo!".
Domandiamo a p.Nazareno
Come mai ha scelto di celebrare il 50° di sacerdozio così?
L'idea non stata mia. Il mio vescovo, mons.Biguzzi ha pensato che la cosa più bella da farsi era celebrare questo anniversario nel Santuario Mariano della diocesi, a Kamabai, 40Km a nord di Makeni. Da tanto tempo i cristiani di lì non vedevano un sacerdote. Inoltre il santuario Chiesa Giubilare, anche se non officiato perché la furia dei ribelli ha disperso tutti i religiosi e i fedeli ed ha completamente spogliato le chiese, le sacrestie, e oltraggiato le Sacre Specie nei tabernacoli.
Come siete stati accolti?
Siamo arrivati mentre si stava tenendo un consiglio pastorale locale, all'aperto. I laici responsabili delle comunità, che non sapevano del nostro arrivo, si erano riuniti per affrontare i problemi intanto che i sacerdoti non erano in grado di tornare al loro posto. Ed commovente che la Chiesa abbia continuato a vivere nella preghiera e nelle adunanze di quella gente che ha tanto sofferto. Subito si sono radunate una cinquantina di persone, e dopo aver ascoltato le confessioni di tutti abbiamo celebrato la messa Giubilare. Era gente che ha sofferto maltrattamenti indicibili, fame, stenti. Un maestro mi ha raccontato che i ribelli stavano per sgozzarlo, gli avevano già messo il coltello alla gola.
Qual' è ora la situazione in quella parte del Paese?
Abbiamo visitato altri centri: Bambuna, Mabonto, Makontandhe, Magburaka. Abbiamo trovato qualche chiesa in buono stato; ma quella di Makontandhe stata colpita da mitragliamenti aerei. In quella zona lavorava un missionario; p. Pietro Noaro, e tutti mi chiedevano quando sarebbe tornato. A Magburaka abbiamo trovato una piccola comunità che, sotto una capanna, stava pregando. Anche loro non sapevano del nostro arrivo. Era un sabato e loro, qualche maestro, persone anziane e ragazzi, si stavano preparando ad un'altra domenica senza sacerdote. Mi sono saltati addosso con tale impeto di gioia che ho dovuto appoggiarmi alla macchina per non essere travolto. Questi sono i nostri cristiani che per due anni sono stati torturati, nascosti nella boscaglia, soffrendo fame e sevizie.
E il momento più significativo qual'è stato?
La Messa celebrata nel santuario. Mi sono confessato da un mio confratello per essere in grado di acquistare il Santo Giubileo. Nella chiesa sono rimasti solo i banchi: le stazioni della Via Crucis sono state rubate; le vesti sacre, il calice e l'ostensorio pure. Sono state mutilate anche le statue. La chiesa era piena. Molti dei fedeli venivano da un insieme di baracche militari dove sono ancora alloggiati alcuni ribelli disarmati. Lì c'era una piccola cappella che i ribelli hanno ridotto a un letamaio. Gli occhi di tutta quella gente erano incavati e sofferenti per la fame. Ma era come se dicessero: "Grazie, perché non ci avete abbandonato". Una bambina di 7 anni mi ha chiesto: "Padre, quando vieni a stare con noi? Dopo che tu sei partito noi siamo stati nella foresta per salvarci. Padre, rimani con noi".
Voglio tornare da loro appena ci sarà la possibilità di sistemare un punto d'appoggio.







