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La mia vocazione è nata fin dagli anni del seminario maggiore, dove avevamo creato il circolo missionario. Facevamo le corone del rosario, per avere l’abbonamento gratis a una rivista missionaria. I guadagni che si ottenevano dalla vendita delle corone servivano per aiutare un missionario che veniva a trovarci una volta all’anno.

Arrivato in Burundi, fin dai primi anni, uscivamo spesso fra la gente, per conoscere la lingua e soprattutto per conoscersi. Ricordo che nel 1968, con 5 giovani del Friuli, ero andato a trovare le famiglie su una collina. In un recinto trovo un solo bambino di 7-8 anni. Temendo che prendesse paura, gli chiedo: “Sai contare fino a quanto?”. “Fino a 20”, risponde lui. “Quanti ‘bazungu’ (bianchi) ci sono qui?”. Lui ne conta 5 e io, che ero il sesto, non ero compreso. Chiedo il motivo e lui risponde: “Tu non sei bianco, sei il padre”. 

Si faceva il diario delle visite nelle diverse succursali. In ognuna c’era una casetta per alloggiare vari giorni. Rimanevamo lì come segno di prossimità e condivisione della situazione di povertà delle persone. C’era solo una succursale dove si arrivava in moto o in macchina, in tutte le altre si andava a piedi. “Beati i piedi di coloro che annunciano la buona Novella”.

I momenti più tragici sono stati durante le guerre civili, nel 1972, nel 1993 e nel 2003. Lì mi sono sentito più missionario che mai. Per la terza volta in 15 giorni ero andato a trovare la gente rimasta sulla collina, nei giorni in cui c’erano stati combattimenti fra ribelli e militari. Ero con un catechista, che parlava con una povera donna 5 metri indietro. La donna dice: “Come ammiro questo missionario che viene per tre volte da noi, nonostante i combattimenti. Se ci volessimo bene come lui, ci sarebbe la pace e non la guerra!”. Il catechista risponde: “Anche Gesù era così!”. Io, modestia a parte, mi sono rallegrato per un complimento simile. Mi è sembrata una medaglia al valore indimenticabile!

Al di là di tutte le difficoltà, persiste, tra la nostra gente, una morale naturale e popolare. Vi faccio un esempio. C’era una cristiana che da tanti anni era sposata con un animista (per noi un “pagano”). Dopo circa 10 anni, riesce a convincerlo a farsi cristiano e a sposarsi, regolarizzando la loro situazione. Ho chiesto alla donna: “In questi lunghi anni di vita insieme, quante volte ti è capitato di essere infedele?”. Con certo stupore, rispondeva: “Mai, assolutamente!”.



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