La Madonna nell’anno della fede
Nel corso della mia ultima visita in Giappone, ho avuto l'opportunità di andare per la prima volta a Nagasaki. Ho così visitato i luoghi-memoriale della bomba atomica, fatta esplodere il 9 agosto del 1945, e ho trascorso la notte non lontano dalla cattedrale di Urakami, vicino all'epicentro dello scoppio.
Il giorno dopo, festa di tutti i santi, insieme al confratello p. Pier Giorgio Manni, ho celebrato la santa Messa nel santuario dei martiri, eretto vicino al luogo dove il 5 febbraio 1597 sono stati "innalzati" i primi 26 martiri giapponesi. Ho poi visitato il museo annesso e la chiesa nel quartiere di Oura, dove nel 1865 i cristiani "nascosti" si sono manifestati al missionario francese p. Bernard de Petijean. Un breve giro nel meraviglioso giardino delle camelie (Glover garden), vicino alla chiesa, ha concluso la visita.
È stata per me una visita piena di emozioni, legate contemporaneamente alla bomba atomica (in particolare alla figura del dottor Nagai e alla sua testimonianza come uomo e come cristiano nel mezzo della tragedia atomica), ai coraggiosi martiri giapponesi e all'epopea dei cristiani "nascosti", che per più di 200 anni hanno saputo mantenere viva lo loro fede senza preti e con la minaccia della persecuzione.
Ma una cosa soprattutto mi ha colpito: la presenza silenziosa di Maria.
Rosari e corone di origami
- Nel museo della bomba atomica sono esposti vari rosari ritrovati dopo lo scoppio, alcuni calcificati e in parte fusi dall'esplosione, tra cui quello della moglie del dottor Nagai, a testimonianza degli 8mila cristiani periti nello scoppio, su 12mila presenti in città. Un non cristiano, visitando questo luogo, potrebbe pensare che il rosario sia il simbolo del cristiano. Mi sembrava anche che, con la forza debole della fede, il rosario fosse riuscito a vincere la forza tragica della bomba.
- Per la celebrazione della Messa nella chiesa dei martiri ci ha accompagnato un coppia di anziani sposi cristiani. Lui è un sopravvissuto della bomba atomica (a quel tempo era uno studente). Mi hanno regalato due corone fatte dalla sposa con un intreccio di origami. Una corona l'ho data da mettere nel santuario mariano del mio paese (S. Lorenzo di Rovetta, Bergamo).
Le statue della Vergine
- Nella cattedrale di Urakami, ricostruita dopo essere diventata per tutti il simbolo della bomba, l'immagine più eloquente della tragedia è la testa di una statua della Madonna in terracotta, con gli occhi di vetro. Per il calore sprigionato dall'atomica il vetro si è fuso, dando vita a un volto doloroso e intenso.
- Nel museo dei martiri, ci sono moltissime "Maria Kannon", cioè statuette di Maria con il bambino, "celata" nelle sembianze di una dea giapponese, la dea madre "Kannon". Insieme al rosario, questa statuetta Mariana è stata uno dei simboli dei cristiani "nascosti" per difendere la loro fede.
- Nella chiesa di Oura, il piccolo gruppo di cristiani che il 17 marzo 1865 ha avvicinato il p. Bernard de Petijean per verificare che fosse veramente di un prete cattolico, oltre a chiedergli se era sposato e se era mandato dal Papa, hanno chiesto di poter vedere la statua della Vergine. Quella statua è ancora conservata in questa chiesa, che è la più antica in Giappone, e che proprio per questo ora è monumento. Una registrazione su disco continua a raccontare la vicenda dell'incontro e del riconoscimento ai numerosi visitatori.
Maria, compagna di viaggio
Un pensiero mi ha accompagnato. Siamo nell'anno della fede: nel disorientamento creato dallo scoppio del materialismo e del relativismo, la Vergine Maria può aiutarci a ritrovare la strada comunque essere anche per noi missionari una forte compagna di viaggio.
Dopo queste visite e le profonde emozioni provate, devo dire che il giardino delle camelie non mi ha detto granché, con buona pace di Puccini e di madame Butterfly.








