La comunità di Lama: La scelta dell’accoglienza
Lama è una frazione di Taranto, lungo la costa dello Jonio. Negli ultimi decenni ha avuto un grande sviluppo. Quando è nata la parrocchia, nel 1950, per i cinquecento abitanti bastava la chiesetta intitolata alla Regina Pacis: una facciata imponente, ma solo 150 posti, tra seduti e in piedi. Con l’impianto siderurgico, Lama ha visto il moltiplicarsi di casette e palazzi per gli operai. Nella zona, cresciuta senza un piano regolatore, con strade prive di marciapiedi e quartieri senza fogne, vivono ora circa settemila persone.
Non è questione di mattoni
All’inizio dell’anno pastorale ho dato il benvenuto a tutte le famiglie. Ho inviato a tutti un saluto, indicando anche lo stile di lavoro che desidero seguire come scelta pastorale. “Nuove famiglie si sono stabilite in questi mesi, altre stanno per arrivare: volti nuovi da conoscere, sguardi da ricambiare e occhi da incrociare; ma soprattutto tanta ricchezza e umanità da condividere con cuore amico. A loro diciamo: benvenuti a Lama, benvenuti nella comunità Regina Pacis, benvenuti nella nostra chiesa, piccola ma accogliente. Anzi, se è vero che la chiesa non è questione di tufi e di mattoni ma di persone pietre-vive, allora essa diventa sempre più grande e capace di contenere tutti, perché è largo quel luogo dove ciascuno fa posto all’altro. Non si tratta semplicemente di fargli spazio, ma di farsi spazio per l’altro”.
Questo allargamento dello spazio umano è uno dei campi dove tutta la comunità è chiamata a lavorare. L’accoglienza non dipende dalle strutture, ma dall’atteggiamento che una comunità ha verso chi arriva da fuori. Il centro di questo lavoro è la celebrazione dell’Eucaristia, dove impariamo la Parola di Dio e accogliamo il Corpo di Cristo.
La porta aperta dei missionari
La presenza dei missionari saveriani nel territorio parrocchiale è una grande ricchezza. Essi rappresentano un punto di riferimento importante per tutta la parrocchia; sono quasi una “riserva” di spiritualità e un richiamo a un’altra dimensione della vita.
Tutta la parrocchia gode l’accoglienza semplice di una casa dalle porte sempre aperte, con missionari disposti ad ascoltare le confessioni, a guidare e consigliare. Essi testimoniano anche la comunione con i sacerdoti della parrocchia e della diocesi.
Una parrocchia chiusa nel suo recinto sacro può sentirsi sicura, ma perde il significato della sua esistenza e della sua missione. È il fallimento della parrocchia.
Lama chiama Chiquimula
La parrocchia San Francisco de Asis di Chiquimula, in Guatemala, è molto grande. Si estende su un territorio montuoso di 250 chilometri quadrati e conta 55.000 fedeli, che vivono in otto quartieri della città e in 38 paesi intorno. Le due comunità di Lama e di Chiquimula da alcuni anni camminano insieme. Sono sostenute dalla stessa Parola e dallo stesso Spirito di Dio e sono accomunate da un’importante esperienza educativa. É una sorta di gemellaggio, con un progetto di sostegno tra famiglie e di micro credito.
Ci sono stati scambi di visite tra i responsabili delle due parrocchie: io stesso sono stato in Guatemala nel 1999; nel 2001 è venuto a Lama don Portello, parroco di Chiquimula; l’estate scorsa è toccato a don Luigi fare un’esperienza pastorale intensa a Chiquimula. Abbiamo inviato anche aiuti economici per avviare e sostenere le opere pastorali.
Dopo questa prima fase, le famiglie stesse sono diventate protagoniste del gemellaggio. Attraverso borse di studio, si fanno carico di sostenere dieci ragazzi negli studi scolastici. Alcune famiglie guatemalteche hanno potuto avviare attività commerciali. Attualmente l’emergenza più grossa è la riparazione del tetto e il consolidamento delle strutture parrocchiali.
L’esperienza si sta rivelando fruttuosa per le nostre famiglie dal punto di vista educativo. Per l’intera comunità è un’occasione continua per rafforzare la comunione di fede e di carità con le sorelle e i fratelli lontani.








