Il regalo del marocchino
Tempo fa mi è capitata una bella sorpresa. Voglio raccontarvela. Per Natale, un marocchino mi ha portato un panettone. Era il pomeriggio di venerdì 24 dicembre. In casa c’era stato un gran via-vai di persone a visitare la mostra dei presepi.
Verso sera sento suonare il campanello della porta. Vado ad aprire e mi trovo davanti il mio amico marocchino. È un giovanotto robusto, ma lavorando da muratore, si è beccato un’allergia generalizzata che gli produce disturbi seri, tra i quali anche quello di trovare un lavoro stabile!
Lo saluto e gli chiedo: “Come va?”. Mi racconta che dovrebbe passare varie visite per avere un po’ di pensione; mi racconta dei pagamenti da fare per i certificati medici e altre cose ancora... Poi, finito di parlare, l’amico marocchino va verso un sacco a spalla che aveva lasciato sul pavimento, a qualche metro di distanza, tira fuori un bel panettone e me lo offre dicendo: “È per Natale!”.
Cerco in vari modi di non accettarlo, con le solite scuse e buone maniere: “Ma no, che noi ne abbiamo tanti! Portalo a casa e mangialo con gli amici!...”.
A un certo punto, spazientito, mi dice: “Anche noi veneriamo la madre di Gesù; questo panettone è per Natale!”. E me lo mette in mano.
Rimango confuso e lo ringrazio per il regalo. E lui, salutandomi, si rimette il sacco in spalla e si allontana, con le prime ombre della notte.








