L'Intervista: Cristiani nel mirino…
Per la rivista "E venne tra i suoi" della comunità "Emmanuel" di Formia, Carmine Di Luglio ha intervistato p. Marcello Storgato sul ruolo delle minoranze cristiane nel mondo e sulle frequenti persecuzioni che subiscono. È un tema di grande attualità che proponiamo anche ai lettori di "Missionari Saveriani".
Tanti cristiani sono "sotto tiro"...
Forse mai nella storia dell'umanità si è verificata una situazione di pacifica convivenza universale. In una o più parti del mondo c'è sempre qualcuno "sotto tiro", a volte anche con pretesti a sfondo religioso.
I cristiani sono stati sotto tiro dall'inizio della loro storia: basta ricordare lo zelo di Saulo nel perseguitare i discepoli di Cristo. In altri tempi, proprio i cristiani hanno messo "sotto tiro" non-credenti, eretici o credenti di altre religioni, dentro e fuori dai loro Paesi. Purtroppo la violenza e l'insofferenza sembrano essere un'eredità costante nel corso della storia. Oggi in modo particolare sono "sotto tiro" i cristiani.
Perché? Come mai?
Mi piacerebbe poter rispondere così: perché i cristiani sono coerenti con il vangelo dell'amore e del servizio, della tolleranza e della misericordia con tutti e verso tutti; perché si impegnano per la giustizia e l'equità; perché difendono i diritti di tutti, soprattutto dei più deboli e poveri. In questo caso, noi dovremmo solo "rallegrarci", come ci ha invitato a fare Gesù, quando siamo "perseguitati a causa del suo nome".
E confermo che nella stragrande maggioranza dei luoghi dove oggi sono "sotto tiro", i cristiani si comportano in modo esemplare ed eroico, con una capacità di sopportazione che rivela la potenza della grazia divina.
Ma non è così?
No, la violenza contro i cristiani, almeno per quanto riguarda i Paesi a maggioranza islamica, è spesso un modo di vendicarsi contro gli attacchi - più o meno giustificati - da parte di certi Stati occidentali. Non potendo giungere fino ai centri di potere dell'Occidente, che ordina e finanzia le guerre nei paesi islamici, tanti approfittano per colpire i "deboli" concittadini vicini, che condividono la religione dei "potenti". Pur non essendoci alcuna connessione reale, tuttavia in questi fenomeni la "percezione" è importante.
Sono attentati a carattere religioso?
Gli attentati a carattere unicamente religioso ci sono, ma sono rari: sono quelli sferrati espressamente "in odio alla fede cristiana". Questi possono aumentare quando la predicazione continuata "contro" i cristiani diventa istigazione all'odio. Le parole uccidono prima ancora dei sassi e delle armi. Questo è vero anche nel mondo cosiddetto cristiano, quando le parole contro i credenti di altre religioni sono tristemente pesanti.
Allora esistono altre motivazioni?
Non credo che ci siano "motivazioni" plausibili per gesti di violenza, discriminazione e odio. Si tratta piuttosto di "pretesti" coperti da patina religiosa. Poi, è bene osservare caso per caso: non tutte le situazioni sono identiche. A volte, dietro singoli o reiterati attacchi contro i cristiani, possono nascondersi interessi sulla terra o la casa, o anche sulle giovani donne e così via.
O si vuole allontanare per sempre i cristiani da alcune nazioni...
Laddove i cristiani oggi sono una minoranza, è abbastanza comune sentire frasi del genere: "Voi siete cristiani, dunque andate a vivere nei paesi cristiani". Quasi a dire che i cristiani "locali" diventano "intrusi" solo perché seguono una fede che non è della maggioranza. È diffuso il pregiudizio di identificare "il suolo" con "la religione" ("cuius regio, eius et religio", si diceva in latino). Sono frasi "tribali", che si sentono anche in certi ambienti italiani verso immigrati di altra religione e cultura!
Eppure a volte...
In alcuni casi si è effettivamente verificata una "depurazione" della popolazione cristiana: è il caso evidente della Turchia verso gli armeni e verso i cristiani turchi. Da alcuni anni, lo stesso fenomeno si verifica anche in altri Paesi del Medio Oriente, come Siria e Iraq.
Si può parlare di attacchi pianificati?
Sì, in modo particolare là dove le autorità statali non impediscono gli attacchi o non fanno giustizia su coloro che li sferrano, lasciando impuniti gli attentatori. Ogni governo ha il dovere di proteggere tutti i cittadini della nazione, a prescindere dalla loro religione o posizione sociale. Quando i trasgressori rimangono impuniti, solo perché seguaci della maggioranza religiosa del Paese, allora il governo è connivente con l'ingiustizia. Questo è vero non solo per gli attacchi religiosi, ma anche in ogni trasgressione dei diritti umani, dovunque.
Come reagiscono i cristiani di fronte alle violenze?
È difficile per una minoranza reagire con la stessa violenza di cui è fatta oggetto. Per ora, i cristiani hanno generalmente reagito con la sopportazione, con la richiesta di giustizia, di dialogo e pacifica convivenza. Anche i sacerdoti, religiosi e vescovi hanno generalmente richiesto maggiore giustizia e hanno offerto perdono e tolleranza. In questo modo, essi hanno cercato di seguire l'esempio di Cristo e testimoniare il vangelo. A volte, invece, anche i cristiani si sono lasciati andare a gesti di vendetta, bruciando moschee o segni religiosi. L'esasperazione di chi si sente continuamente sotto attacco è amara e profonda.
Cosa deve fare la chiesa d'occidente?
La chiesa in Europa e in Occidente, prima di tutto, non deve mai giustificare, né avallare o sostenere in alcun modo la guerra e gli attacchi armati contro altre nazioni o popoli. Su questo punto, la chiesa e le comunità cristiane non possono peccare di omissione, né far finta di non vedere.
Chiesa e cristiani devono essere tolleranti verso tutti e credere fermamente nella convivenza pacifica dei popoli e delle religioni, in casa propria e nel mondo intero. Devono anche informarsi e documentarsi su ciò che avviene nel mondo, pregare per le varie situazioni, chiedere che i governi si impegnino per un clima di giusta convivenza nella propria nazione e nelle altre nazioni del mondo.
Cosa invece è richiesto ai governi occidentali? Come possono fronteggiare queste nuove tragedie?
Il primo dovere assoluto - come già detto - è fermare ogni guerra, specialmente le guerre che i governi occidentali conducono fuori dalla propria area geopolitica; guerre che non sono mai esenti da forti interessi dei grandi poteri finanziari.
In secondo luogo, devono impegnarsi in una maggiore equità a livello commerciale internazionale, lottando efficacemente contro la miseria, investendo nella pace e nello sviluppo almeno l'equivalente di quanto investono nelle guerre, nei conflitti armati, negli armamenti.
Terzo, devono mettere in azione tutti i canali della sana "diplomazia", per avere informazioni esatte e per dare indicazioni precise su ogni settore dei diritti umani, tra i quali certamente deve trovare il giusto posto anche il diritto alla libertà religiosa per tutti, cristiani inclusi. Un diritto troppo spesso non tenuto in considerazione dalle diplomazie occidentali, come se fosse "normale" che i cristiani siano perseguitati e violentati...
Dialogo, tolleranza, fermezza: qual è la ricetta più giusta per costruire una pace duratura che garantisca il diritto di professare la propria fede?
Tutto serve, e chi più ne ha più ne metta. Non c'è limite di bene per resistere al male. Non c'è limite di investimento per costruire la pace durevole. Non c'è prezzo per difendere la vita e la fede, propria e altrui. Tutto si può e si deve fare. Ma prima di tutto, nella ricetta, ci vuole almeno un pizzico di... "buona volontà": da parte di tutti, a cominciare da chi crede in un mondo migliore.








