La Denuncia: Cristiani più perseguitati
Benedetto XVI ha avuto il merito e il coraggio di alzare la voce per chiedere il rispetto della libertà religiosa di tutti e, in particolare, di coloro che sono minoranze. Noi missionari siamo diretti testimoni delle difficoltà in cui vivono le piccole comunità cristiane, nel contesto delle nazioni in cui viviamo e lavoriamo.
Una constatazione dolorosa
Nel messaggio per la giornata mondiale per la pace il papa è molto esplicito: "È doloroso constatare che in alcune regioni del mondo non è possibile professare ed esprimere liberamente la propria religione, se non a rischio della vita e della libertà personale. In altre regioni vi sono forme più silenziose e sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti e i simboli religiosi.
I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede. Tanti subiscono quotidianamente offese e vivono spesso nella paura a causa della loro ricerca della verità, della loro fede in Gesù Cristo e del loro sincero appello perché sia riconosciuta la libertà religiosa.
Tutto ciò non può essere accettato, perché costituisce un'offesa a Dio e alla dignità umana; inoltre, è una minaccia alla sicurezza e alla pace e impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale" (n.1).
Lo stesso richiamo il papa l'ha sollevato nel discorso al Corpo diplomatico (10 gennaio 2011), facendo un giro d'orizzonte nei tanti Paesi dei cinque continenti, dall'Oriente all'Occidente. Da una parte la persecuzione sulle minoranze religiose, dall'altra l'emarginazione di chi desidera esprimere la propria fede. Prendiamo in considerazione alcuni avvenimenti.
Libertà religiosa nei paesi islamici
I recenti attentati avvenuti nelle chiese dell'Iraq e dell'Egitto, che hanno provocato numerose vittime tra i fedeli in preghiera, sono noti a tutti e in tutti hanno suscitato sconcerto e dolore. Sarà mai possibile che i musulmani rispettino il diritto altrui alla preghiera e a vivere la propria fede?
Molti Stati islamici hanno approvato la "Dichiarazione dei diritti umani nell'islam" (Cairo 1990, preceduta da quella di Parigi nel 1981). Vi si afferma che "non c'è costrizione nella religione; ogni persona ha diritto di pensare, credere ed esprimere quello che pensa e crede, senza intromissione"; ma poi precisa "fino a che rimane nei limiti generali che la legge islamica prevede a questo proposito". Per i non-musulmani va applicato "il regime di minoranze protette (dhimma)".
In sostanza, non sembra esistere una vera uguaglianza nel pluralismo religioso e civile dei gruppi - maggioritari e minoritari - all'interno della società giuridica islamica, che fa riferimento alla shar'ia. Il regime di "protezione" non è il massimo auspicabile per una vita libera e dignitosa: è come una "libertà vigilata", che lascia poco spazio alla creatività e all'autonomia. Insomma, non chiediamo "protezione" per i cristiani, bensì parità di diritti e doveri come concittadini; la stessa parità che chiediamo per i musulmani e gli altri credenti all'interno del nostro Paese.
Il reato di blasfemia: cos'é?
Molti hanno sentito parlare di Asia Bibi, la donna pakistana condannata a morte per "blasfemia" e tenuta in carcere sotto strette misure di sicurezza. Anche se fosse liberata, rischierebbe la vita per il furore di qualche dissennato. È stata accusata dalle sue colleghe di lavoro - di fede islamica - di aver insultato il profeta Maometto (pace a lui!). In questi giorni, anche Agnes Nuggo, altra donna cristiana del Pakistan è stata arrestata per la stessa accusa di blasfemia. Si tratta di accuse pretestuose, il più delle volte costruite ad arte, che rendono la vita un inferno e creano un clima di terrore per la famiglia e la comunità.
Qualcuno cerca di reagire con grande coraggio, come il governatore musulmano Salman Taseer, che si è adoperato perché la legge pakistana contro la blasfemia venisse abrogata come legge ingiusta. È stato ucciso il 4 gennaio nel Punjub. Anche la parlamentare pakistana Sherry Rehman, che ha presentato una mozione per modificare la legge sulla blasfemia, è incriminata. Alcuni radicali sostengono che chiunque si oppone a questa legge "è da considerarsi blasfemo e nemico dell'islam".
Blasfemia è considerata ogni parola o gesto contro il profeta, contro il corano e la fede coranica. È certamente un male offendere i sentimenti religiosi altrui; ma quale religione può giustificare chi costruisce ad arte un'accusa di blasfemia per odio contro persone di altra fede? Peggio ancora quando ciò avviene con la connivenza degli agenti di sicurezza, dei magistrati e degli uomini di governo.
I cristiani nel Paese della non-violenza
Anche nell'India del Mahatma Gandhi, l'apostolo della non-violenza, ucciso da chi non sopportava il suo metodo persuasivo e pacifico, negli ultimi due anni si sono scatenate violente aggressioni contro la minoranza cristiana, in ben 18 regioni della nazione, specialmente in Orissa e Karnataka. Villaggi interi sono stati distrutti da incendi dolosi, costringendo gli abitanti a fuggire altrove o a vivere nella paura. Anche questi attacchi sono stati pretestuosi.
All'inizio del 2011 è stato pubblicato un Rapporto sulle violenze contro i cristiani, elaborato da una commissione apposita. Tutti sono stati scagionati, nessun colpevole è stato individuato; i cristiani si sentono traditi e ancora più insicuri, mentre i gruppi estremisti hindu si sentono più protetti e rafforzati. Perciò i cristiani chiedono una "nuova indagine imparziale", che stabilisca le responsabilità e consenta una vita di convivenza pacifica di tutti i cittadini della grande nazione. È anche la richiesta di 18 vescovi indiani di Karnataka, dopo un giorno di digiuno e di preghiera con i loro fedeli.








