Il calore affettuoso dei semplici: da Barranca, Perù
A dicembre abbiamo pubblicato la testimonianza di Roberto e Chiara alla vigilia della partenza per il Perù, dove resteranno per tre anni. Ora vogliamo farvi partecipi delle loro prime impressioni.
A quasi tre mesi dal nostro arrivo in Perù, è un piacevole dovere scrivere qualche pensiero. Siamo immersi nel caos e nelle molte contraddizioni di Lima, più precisamente Miraflores, che è il quartiere bene di Lima. Qui tutto richiama la bella vita, il lusso, l'occidente, con casinò, hotel e ristoranti pregiati. In questo quartiere sembra che la vita si fermi...
Un divario inspiegabile
Siamo immersi in una tranquillità che pare estraniarci dal resto del paese reale. Ma basta prendere un bus metropolitano o il pullman che ci porta a Barranca e i nostri occhi incontrano una realtà assolutamente diversa, per non dire totalmente contraria a quanto appena descritto... Capita così di inoltrarci in baracche precarie, talvolta fatte con il cartone degli scatoloni. E ci chiediamo: ma è la stessa gente, lo stesso popolo?
Il divario è troppo grande, inspiegabile. Eppure è così, perché la maggior parte della gente vive nella più grande povertà. Viene da pensare e da chiedere: "Non vi accorgete di ciò che esiste a venti minuti da questo apparente paradiso terrestre? Com'è possibile continuare a vivere così allegramente, mentre là fuori la gente non sa come arrivare a fine giornata?".
Un pugno nello stomaco
Il pugno nello stomaco è continuo. Scriviamo queste cose perché desideriamo condividere con voi ciò che viviamo: non è possibile non vedere o meglio, non riusciamo a stare zitti. Nello stesso tempo, però, sappiamo che anche noi siamo parte, per certi aspetti, di quei pochi che hanno a disposizione la maggior parte delle ricchezze. È un dato di fatto: è una presa di coscienza necessaria, perché è la verità.
Ciò che stiamo vivendo (sentimenti, emozioni, riflessioni), ancora una volta ci fa essere più coscienti che Gesù è venuto per tutti: per l'occidente e per il sud del mondo, per il Perù e per l'Africa, per la gente riccona di Lima, per gli sfruttatori stranieri che stanno rubando le ricchezze di questo paese, per i bambini che vendono cicche in mezzo alla strada e chiedono di lustrarti le scarpe, per i poveri che abitano a ridosso di Lima e per gli abitanti delle periferie, per i malati che aspettano che qualcuno vada da loro per una preghiera, per i cattolici e tutte le sette che sono diffuse in questa terra...
Gesù è venuto anche per chi dorme immerso nei suoi sogni; è venuto anche per noi che ci ritroviamo "stranieri" in questa terra.
Prendiamoci cura del prossimo
Stiamo vivendo l'esperienza di essere noi fuori posto; di essere noi gli stranieri. Come Gesù: cercava un posto dove nascere, ma poi ha trovato un bue e un asinello ad accoglierlo con il loro calore, e i poveri pastori che sono andati ad adorarlo. Anche con noi è stata la gente semplice che ha cercato di farci sentire il calore e l'affetto, nonostante l'ostacolo della lingua. Ancora una volta Gesù è nato anche per noi e non c'è parola migliore che dire: "Grazie Gesù, che ci vuoi tanto bene, nonostante tutto!".
Già, nonostante tutto. Perché il popolo di Dio è uno solo, e ciascuno ha il dovere di preoccuparsi dell'altro per quanto può fare, vicino o lontano che sia. Come Gesù che si prende cura di noi, tornando a visitarci, anche noi vogliamo prenderci cura di chi ci sta accanto, di chi è più povero, solo ed emarginato. Questo è il nostro augurio, semplice ma sincero. Siamo solo all'inizio della nostra vita tra la gente di Barranca, e abbiamo ancora tanto da imparare.







