L'animazione vocazionale in Burundi
Noi saveriani abbiamo iniziato l'attività vocazionale in Burundi tre anni fa. Il 2 dicembre scorso, anticipando la festa di san Francesco Saverio, abbiamo inaugurato la nuova casa per la formazione. A piano terra ci sono gli uffici e una sala per incontri; al primo piano ci sono dieci stanzette.
Con noi ci sono ora sei giovani burundesi che aspirano a pentare missionari. Ma sto seguendo più di 50 giovani. Vado a visitarli nelle scuole; per loro organizzo incontri periodici e due sessioni annuali di formazione più intensa.
Il discernimento vocazionale non è un lavoro facile. Ai giovani fa paura la povertà che noi missionari richiediamo. Dicono che di "povertà" ne hanno già abbastanza nella vita, senza farne un voto religioso. C'è anche un po' di confusione nella loro mente: entrando in un istituto missionario, i giovani sperano di raggiungere una promozione sociale. Forse non hanno tutti i torti. Gesù stesso ha promesso "il centuplo" a chi rinuncia a tutto per seguire lui. Ma prima bisogna lasciare tutto: casa e famiglia, affetti e carriera, interessi personali...
Comunque, mi accorgo che l'attività di animazione vocazionale tra i giovani è utile per la formazione cristiana delle famiglie e delle comunità cristiane.
Mi trovo molto bene in questo impegno, anche grazie agli altri saveriani con cui lavoro: p. Pierino Zoni e p. Giovanni Carrara. Ci ricarichiamo a vicenda. Il ritmo della vita missionaria che stiamo vivendo è equilibrato e vivace. La fede, la preghiera e la Parola di Dio ci nutrono spiritualmente.
Me la godo e ci godo, a spendermi e a ricevere. Ne ringrazio il Signore.








