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Tra Sierra Leone e Guinea: Chi sono io per dire "no" al Signore?

Padre Charles ha una storia tutta personale: "fuggiasco" dalla propria terra e dalla religione di famiglia, è pentato sacerdote diocesano per amore.

Ogni persona ha una sua storia, più o meno bella. Ogni storia ha il suo valore, perché riguarda l'esistenza umana. La mia storia umana, cristiana e vocazionale si è svolta pressappoco così.

Sono nato il 29 gennaio 1972 a Tongo Field, in Sierra Leone, in una famiglia di etnia kissi, un piccolo popolo della Guinea, che vive anche in Sierra Leone e in Liberia. I miei genitori, musulmani praticanti, sono già in cielo: mia madre Finda è morta nel 1998 all'età di 46 anni; mio padre Borbor Kamano è morto l'anno scorso. Riposino nella pace di Dio!

La mia famiglia musulmana in Sierra Leone

Mia madre, prima di tre mogli legalmente sposate a mio padre, ha avuto da lui nove figli, di cui solo sei siamo vivi. Ma i figli di mio padre sono 17 in tutto. I genitori erano fuggiti dalla Guinea negli anni '60, durante il regime di Sékou Touré e si erano rifugiati nella vicina Sierra Leone. Qui sono rimasti con la famiglia fino all'inizio della guerra civile scoppiata nel 1992, quando io avevo già 20 anni.

Mio padre accettò che io andassi a scuola. Avrebbe voluto mandarci anche la figlia maggiore, ma pensava che non valesse la pena far studiare le donne. Voleva che io mi dedicassi al commercio, ma per il momento aveva accettato che io seguissi il mio desiderio di educazione. Così ho potuto frequentare la scuola elementare e media nella missione cattolica di Kailahun.

Nel 1985, quando già frequentavo la prima superiore, mio padre insisteva perché lasciassi la scuola e mi dedicassi al commercio con lui. Io volevo continuare a studiare, ma lui rifiutò dicendo che non poteva continuare a pagare le spese scolastiche. Ero angosciato.

La mia conversione al cristianesimo

Un giorno ebbi l'occasione di spiegare la mia situazione a suor Agnese, una missionaria irlandese gentile e affettuosa. La suora ebbe compassione di me e mi propose una "borsa di studio" per i due anni che mi rimanevano. Papà non apprezzò l'offerta. Voleva che io lasciassi gli studi e andassi a lavorare con lui.

Io ero un giovane musulmano. L'aiuto offertomi dalla suora cattolica mi scosse profondamente. Era stata una "rivelazione", oserei dire, la mia "notte del destino". Davanti a quel gesto di carità, iniziai a pensare seriamente di abbracciare la fede cristiana. Avrei voluto anch'io poter praticare la stessa carità verso gli altri nel bisogno, per tutta la vita.

Con questo desiderio che mi bruciava dentro, ho cominciato a dedicarmi alle attività cattoliche con gli scout, il gruppo giovanile e i chierichetti. Vedendo questo mio comportamento, in mio padre crebbe la rabbia contro di me. Né io volevo lasciare tutto per fare il commerciante, né lui mi avrebbe permesso di pentare cristiano. Per tre anni, per paura che papà si vendicasse, ho frequentato di nascosto la chiesa, il catechismo e le altre attività cristiane. Finalmente, la notte di Pasqua del 2 aprile 1988, sono pentato cristiano ricevendo il battesimo. Nessuno dei miei familiari era presente.

La fuga in Guinea, perseguitato da mio padre

Passati gli esami delle scuole superiori, chiesi alle suore di avviarmi al seminario, per prepararmi al sacerdozio. Le suore sapevano del rischio che correvo: "Perché vuoi pentare prete, quando tuo padre è contrario che tu sia cristiano?". Risposi che non potevo dare una ragione convincente, ma nel profondo del cuore sentivo che Dio mi chiamava ad essere prete.

Dopo aver pregato per me, le suore accettarono di presentarmi al rettore nel seminario di Kenema, in Sierra Leone. Ma dopo due mesi fui costretto a lasciare. Mio padre minacciava di prendere misure legali contro le mie benefattrici, che considerava complici del mio tradimento.

L'unica possibilità che avevo per evitare il confronto di mio padre era fuggire. Con l'aiuto di mia madre, che rischiò di essere ripudiata per l'appoggio che mi dava, a giugno del 1989 mi rifugiai in Guinea, da uno zio che era cristiano, almeno di nome. Mio padre fece di tutto perché non mi ricevesse nella sua famiglia, sostenendo che io ero un "bandito" e un "rinnegato".

Cresciuto in Sierra Leone, parlavo solo inglese; non conoscevo il francese né il dialetto dello zio. Non riuscivo a farmi capire. Fui costretto a cercare rifugio presso un'altra zia che abitava a Labé, in un'altra regione della Guinea. Ma anche qui la mia vita fu piena di ostacoli. La zia voleva che io facessi il domestico o il cuoco.

Sono prete perché Dio mi ha amato

Fortunatamente, dopo un anno, incontrai padre Jean, un missionario francese che comprese la mia situazione e mi aiutò spiritualmente e finanziariamente. A febbraio 1992, papa Giovanni Paolo II venne in Guinea, dove i musulmani sono il 75 per cento della popolazione. Anch'io mi sentii attratto dal suo fascino. Mi misi a studiare francese per conto mio e nel 1994 entrai nel seminario maggiore di Bamako, in Mali. Dopo sei anni di formazione spirituale e intellettuale, sono stato ordinato prete il 7 ottobre 2001.

Per ricordare la mia convinzione, e anche la sofferenza per pentare cristiano e sacerdote, ho scelto le parole di Gesù, "come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi"; e anche le parole di santa Teresina, "nella chiesa, io sarò l'amore". Infatti, la carità è stata al centro della mia esperienza cristiana e rimarrà il piedistallo della mia fede.

Questo è un breve racconto della mia vita.

Dopo 18 anni di conversione al cristianesimo, a costo di enormi sacrifici, rinunciando alla religione islamica che è praticata dalla maggioranza della mia famiglia, ringrazio Dio Padre per tutto quello che ha fatto per me in questi anni. Il Signore è per me la "via perfetta, la verità incontestabile, la vita eterna". È per sua grazia che io oggi sono quello che sono.

Sento che il Signore ha bisogno di me per annunciare a tutti le meraviglie del suo amore.

Chi sono io per dire "no"? Desidero rimanere fedele alla sua chiamata, rispondendo sempre: "Eccomi, Signore!".



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