Skip to main content

Sierra Leone, coraggio! Resta da fare il più difficile

Condividi su

Sono stato recentemente in Sierra Leone, con p. Luigi Menegazzo, vicario generale della nostra famiglia missionaria. Abbiamo visitato tutti i saveriani e tutte le missioni in cui prestiamo servizio in questo paese dell’Africa occidentale. Il servizio che la congregazione saveriana mi ha affidato in questi anni, mi regala, infatti, la possibilità di essere testimone diretto della nostra missione nel mondo e del dono della vita di tanti saveriani.

Abbiamo pianto con la gente

Fino a non molto tempo fa, si è parlato molto della guerra crudele in cui è vissuta la Sierra Leone. Ci siamo sentiti tutti uniti. Con la preghiera, abbiamo accompagnato quel popolo nel suo calvario e abbiamo sostenuto i missionari che, in mezzo alla barbarie, si sforzavano di essere segno di amore e di speranza. Con trepidazione, abbiamo seguito le notizie delle missionarie e dei missionari sequestrati. Ci siamo rallegrati alla loro liberazione. Abbiamo pianto per la morte di tante persone innocenti. Ci siamo inorriditi di fronte alle notizie delle mutilazioni inflitte sistematicamente su uomini e donne, giovani e bambini...

Con questi pensieri nella mente, sono atterrato all’aeroporto di Freetown e ho abbracciato i saveriani che ci stavano aspettando. La stanchezza del viaggio svanì in un istante, per la gioia dell’incontro. Forse anch’essi, per qualche istante, hanno sentito svanire la fatica di due anni di ricostruzione, in quel momento intimo di famiglia.

Una nazione in ricostruzione

Per un mese abbiamo percorso il Paese in lungo e in largo. Abbiamo visitato tutti i luoghi dove vivono e lavorano i saveriani. Abbiamo ascoltato il racconto di ognuno. Abbiamo condiviso la nostra fede e la preghiera con le comunità che cantano la speranza fondata sul vangelo di Cristo. Dappertutto abbiamo visto scuole ricostruite, ospedali rimessi in piedi sulle rovine della distruzione, chiese riparate, pulite e - - -. Anche le residenze dei missionari - derubate, incendiate e bombardate - sono state ricostruite...

Abbiamo constatato l’enorme quantità di lavoro svolto dai missionari in questi ultimi tre anni. Grazie alla generosità di tanti amici che li hanno aiutati, i loro sforzi hanno dato buoni risultati. I ragazzi ricominciano a frequentare le scuole, cantano insieme e cercano di dimenticare gli orrori vissuti. I malati trovano sollievo nelle loro infermità. I bambini sequestrati, drogati, costretti ad amputare le braccia, riprendono in mano quaderni e penne e giocano con gli amici. “Non è facile che si liberino completamente dai traumi che hanno vissuto. Ma ascoltandoli con pazienza e comprensione e dando loro le prove del perdono, possono guardare al futuro con nuova speranza”, ci diceva un missionario. In Sierra Leone, nonostante restino tanti interrogativi sospesi a cui occorre dare risposta, la vita sembra riprendere la via della normalità.

Occorre risanare i cuori

Sono state fatte le cose più facili: ricostruire gli edifici. Resta da fare il più difficile: risanare i cuori. Proprio questo è stato l’argomento delle nostre conversazioni. Siamo consapevoli che, per rispondere meglio alle attese che Cristo e i sierraleonesi hanno su di noi, dobbiamo scoprire nuovi percorsi di testimonianza e di comunione.

Come missionari, dobbiamo essere segni dell’amore di Dio in ogni momento. In Sierra Leone, ora Dio chiede segni di un amore che riconcilia, suscita speranza, dà forza per cominciare da capo. Certo, siamo sempre chiamati a essere testimoni della novità del vangelo; ma dopo una guerra che ha distrutto la nazione, questa testimonianza è ancora più urgente.

Dobbiamo offrire al popolo sierraleonese l’unica sicurezza che abbiamo: il vangelo. E dobbiamo farlo in un momento in cui potrebbe crearsi una falsa euforia: arrivano tanti organismi internazionali che portano soldi e lavoro; ma, senza volerlo, favoriscono anche la corruzione, nuova piaga che può distruggere lo spirito di convivenza tra la gente, come è già successo in altre nazioni.

Abbiamo bisogno di giovani

Potremo sostenere la ricostruzione interiore delle persone solo con la testimonianza --- e quotidiana della nostra fede, speranza e carità. Solo così saremo segni di comunione, luci che indicano la possibilità di riconciliazione e di perdono. Senza interessi personali, il nostro - - -  stare con la gente deve essere il rimedio contro la corruzione, che sta corrodendo le strutture del “paese dei diamanti”.

Abbiamo davanti una grande sfida. Guardando i volti dei nostri missionari - volti stanchi, invecchiati, segnati dalla sofferenza - ho la certezza che continueranno a donare la loro vita a questa missione e saranno capaci di rispondere alle sfide attuali. Ma occorrono le nuove energie dei giovani che, per Cristo, siano disposti a mettere in gioco la propria vita a servizio degli ultimi della terra, perché abbiano vita, in abbondanza.


Curiosità: il più lungo

Padre Luigi Menegazzo è il vicario generale dei saveriani. Padovano di Cittadella, è stato missionario in Giappone. Spesso è in giro per il mondo, per visitare i missionari nel loro campo di lavoro. Come vicario, tra i tanti impegni, si occupa in particolare del benessere personale dei saveriani, sotto tutti gli aspetti. Li incoraggia ad essere buoni religiosi, consiglia i dubbiosi, richiama gli ...erranti, manda gli auguri di buon compleanno a ciascuno. E se vede qualche pericolo incombente, cerca subito di mettervi rimedio. Come qui, nella foto.

Era in Sierra Leone, e i serpenti sono un’insidia letale, anche per i missionari. Gesù dice nel vangelo: “prenderete in mano i serpenti”. E padre Luigi esegue alla lettera, o quasi: meglio in mano a un africano, anche se il serpente è già bell’e morto stecchito. Ma, quant’è lungo quel green mamba? Più lungo del lunghissimo padre vicari.


I “boys” di p. Pietro Noaro

Il saveriano vicentino di Sandrigo, padre Pietro Noaro, morto il 26 luglio del 2000, è stato uno dei grandi missionari della Sierra Leone. Vi aveva lavorato per ben 36 anni, in tre riprese, a iniziare dal 1951. Lo scorso 7 maggio, gli ex mission boys di padre Noaro hanno voluto farne la commemorazione a Yele, una delle missioni che egli aveva fondato.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 9192.07 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Dicembre 2009
Padre Giuseppe Crippa nasce a Bergamo il 1° ottobre del 1934 da mamma Luigina e papà Guido. Percorre la stessa strada di p. Carminati, seguendolo di…
Edizione di Luglio/agosto 2006
Il Consiglio indigenista missionario (Cimi) è un organismo dei vescovi brasiliani. Appoggia i popoli indigeni del Brasile e forma missionari e indige…
Edizione di Settembre 2008
Il 1958 è stato un anno privilegiato per i missionari saveriani, con ben 41 nuovi sacerdoti pronti a partire per le missioni. L'anno seguente qualcun…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito