Nel paese del riso e del sorriso
Abbiamo compiuto un meraviglioso “viaggio sensoriale” in Thailandia, visitando le missioni del Triveneto. Un viaggio iniziato immergendoci nella caotica Bangkok, tra la confusione e lo smog di macchine, tuc-tuc, taxi dalle tinte accese, alti grattacieli, per poi passare alle case su palafitte delle tribù che abitano nelle foreste del nord-est del paese.
Siamo passati attraverso i silenziosi e meditativi riti dei monaci, nei dorati e colorati templi buddhisti e pagode dove - tra ori, offerte, fiori, luci di candela e profumi d’incenso - troneggia la statua di Buddha.
Un paese di forti contrasti
La Thailandia è un paese con forti contrasti. Andando verso nord, la vegetazione si fa più fitta e le abitazioni più rare e semplici. Dalla frenesia della città e dalla maestosità dei Buddha (in piedi, seduti o distesi), si passa ai soli rumori della natura (ascoltando il “mantra” delle cicale che diventa assordante), e alla semplicità della vita delle persone che vivono ancora isolate dal mondo moderno.
Non poteva mancare una visita veloce a suor Maria Angela Bertelli, missionaria saveriana, che ci accoglie con un sorriso tra i bambini disabili e alcune mamme nella “Casa degli angeli” a Nonthaburi, non lontano da Bangkok.
I missionari del Triveneto
Straordinarie figure di missionari triveneti fideidonum, “presenza cristiana” in Thailandia, ci accolgono e accompagnano alla scoperta di culture, usi e costumi, tradizioni e religioni (buddhista e animista) e varie lingue.
Per i missionari non sempre tutto è facile, ma loro sono instancabili nel portare l’annuncio del vangelo.
In Thailandia si riesce a stabilire un legame con le persone anche senza il contatto fisico e tante parole: bastano sguardo, sorriso, gentilezza.
La missione di Lamphun è intitolata a “San Francesco d’Assisi”, nella diocesi di Chiangmai. È guidata da don Giuseppe Berti, don Piero Melotto e don Attilio De Battisti. È una comunità che sta crescendo lentamente, composta da fedeli di diverse tribù.
Abbiamo avuto il nostro primo incontro con una tribù della foresta, viaggiando sul cassone di un camioncino tra scossoni, mulattiere e sentieri non asfaltati. Erano tutti riuniti da chissà quanto tempo nel pergolato della chiesa su palafitte, intitolata a “Santa Chiara d’Assisi”, costruita grazie al contributo del patriarcato di Venezia, quando era patriarca Angelo Scola.
Erano pronti ad accoglierci e ospitarci nelle loro povere abitazioni su palafitte di legno, senza corrente elettrica, senza gas, acqua e servizi igienici.
Scalzi e al buio per la Messa
Indimenticabile è stata la celebrazione Eucaristica in quella chiesa: scalzi, come ovunque in Thailandia, poca illuminazione, seduti su stuoie colorate ottenute intrecciando manualmente strisce vegetali, donne a sinistra e uomini a destra. Abbiamo respirato silenzio e devozione, ascoltando canti melodici, osservando le semplici offerte portate all’altare: riso, uova, erba cipollina.
Terminata la santa Messa, la stessa chiesa diventa luogo dell’incontro comunitario e della condivisione, seduti a terra in piccoli cerchi composti da uomini, donne e bambini, i piatti (semplici foglie di banano) con il riso, la carne, i condimenti e… bastoncini al posto delle posate. Vengono posti al centro e consumati da tutti. Dopo la semplice cena, canti e balli per stare insieme e fraternizzare.
Nelle tribù i padri di famiglia si prendono cura dei figli maschi quando sono piccoli. Qui i bambini sono curiosi e senza paure. Le tribù delle foreste sono di religione animista, ancora molto legate al mondo degli spiriti e degli antenati.
Pochi hanno chiesto il battesimo; molti hanno chiesto ai sacerdoti (considerati “stregoni stranieri” buoni e potenti) la benedizione della propria casa. Spesso questo è il primo passo con il quale la gente si avvicina al cristianesimo.







