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Ci siamo scoperti saveriani, non lo siamo diventati! Abbiamo solo dato spazio a sensibilità che erano già dentro di noi, che caratterizzavano il nostro modo di vivere l’esperienza di fede in Cristo. La “saverianità” ci ha affascinato prima come singoli giovani che frequentavano gli incontri, le attività dei gruppi missionari (vestiario e medicine da scartare, confezionare e spedire in missione) e i campi missionari estivi e poi, dopo il “giorno fatidico”, come coppia.

Quando abbiamo costruito la nostra famiglia ci guardavamo intorno per vivere insieme questa voglia di aprirci ed essere in ascolto del mondo che era al di fuori delle pareti della nostra casa. Nei primi anni di matrimonio, incontriamo il Laicato Saveriano che muoveva i suoi primissimi passi. Ci siamo messi in cammino con fratelli e sorelle che cercavano di coniugare nella vita di tutti i giorni e nella condizione laica il carisma di San Guido Maria Conforti. Ad essere sinceri, quello che andavamo a costruire si è compreso negli anni successivi. Un cammino lento e faticoso che ci ha fatto comprendere gradualmente, che quella “sensibilità” era una chiamata/vocazione a cui potevamo rispondere.

Abbiamo detto il nostro sì, ma per evitare di parlare di cose alte, così alte che non si scorgono, forse è meglio raccontare cosa è stato in concreto essere laici saveriani nella nostra vita. Ha voluto dire partecipare agli incontri di formazione a Salerno, portando con noi i nostri gemelli con relative carrozzine, poi passeggini e indumenti di ricambio per quando, ormai bimbi “galoppanti”, i nostri figli usavano l’intera giornata per giocare e sporcarsi. Essere Laici Saveriani è stato accettare gli impegni all’interno della famiglia laicale che ci venivano proposti, in spirito di servizio e sacrificando (ottimo investimento) un po’ della nostra vita di famiglia e di coppia.

Si badi bene, non abbiamo sentito costrizione nelle scelte e nell’impegno, né tanto meno quando non si poteva partecipare ci sentivamo in colpa o giudicati. Lo spirito di famiglia ci ha sempre fatti sentire parte integrante, anche quando il nostro contributo era più contenuto per questione di impegni professionali, familiari o acciacchi vari. Ci sono stati anche momenti di stanchezza e di conflittualità in questi circa 30 anni, ma sempre abbiamo amato la nostra famiglia e ci siamo sentiti amati.

Siamo stati presenti nella Chiesa locale come missionari laici, che voleva dire impegno in parrocchia (in tempi diversi: gruppo missionario, commercio equo e solidale, catechesi) e in Diocesi (CMD, Consulta delle Aggregazioni Laicali). Siamo tutti e due ormai al termine della storia professionale, ma possiamo dire con sincerità che abbiamo provato a portare la passione per la missione nel nostro contesto lavorativo. Quando ci voltiamo indietro, tutto sommato è un bel vedere, ma ancora più bello è quello che verrà.



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