Accogliere chi non ha una dimora
Questa riflessione di Antonio, un giovane laico saveriano impegnato in questa esperienza, ci aiuta a riflettere sulla situazione dei senza fissa dimora, non solo a Salerno, ma ovunque nel mondo.
Scrive san Giacomo nella sua lettera: “Che giova se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Anche la fede se non ha le opere, è morta… Mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede… Vuoi capire che la fede senza le opere è senza valore?” (2,14-20).
Una scelta di fede
Vorrei partire da queste parole di san Giacomo per rinnovare il senso della scelta e dell’impegno per l’accoglienza che stiamo vivendo a Salerno: si tratta di una scelta di fede! Vedendo uomini dormire al freddo in strada, alla stazione, sotto un ponte…, siamo commossi. Ma siamo anche pronti a rispondere a una chiamata di fede in Cristo e, quindi, a tutto ciò che viene dal suo esempio e insegnamento.
Le parole dell’apostolo Giacomo aprono il racconto del progetto che abbiamo scritto e condiviso come gruppo; la scelta è stata condivisa da tutti noi per ricordarci e confermarci nelle nostre motivazioni, ma anche per darci uno stile che non sia solo del buon samaritano, ma proprio del fratello che cerca, con difficoltà, di accogliere chi è nella difficoltà.
Un’unica distinzione
Sarebbe bello condividere con voi tutte le storie che, per grazia divina, ci vengono raccontate e ci aiutano a comprendere quanto sia davvero difficile vivere in strada, così come sia davvero semplice finire in strada. Potrebbe capitare a tutti: per la perdita del lavoro, per una separazione, per un incidente, per un dolore forte, per un atto improvviso di violenza, per una sfortunata coincidenza di eventi…
Senza alcuna distinzione, se siamo italiani o stranieri.
Condivido con voi una riflessione che mi accompagna in questi giorni di frenesia per “l’emergenza freddo”. La strada, a differenza degli uomini, non fa distinzione per i suoi “figli e figlie”. Accoglie tutti: giovani, adulti, donne, uomini, italiani, stranieri. L’unica distinzione che compie è tra “ricchi” e “poveri”. I ricchi non finiscono in strada, i poveri invece sì; i ricchi non vivono la strada, i poveri invece sì; i ricchi non rischiano in strada, i poveri invece sì; i ricchi non muoiono in strada, i poveri invece sì.
Grazie ai tanti “angeli di strada” che il Signore manda sul nostro cammino, riusciamo a vedere nella strada un luogo animato, popolato, ricco di storie, volti e persone, speranza ma anche dolore, difficoltà e solitudine, malattia e morte. Noi decidiamo di entrare a farne parte con l’aiuto della fede, accompagnata dalle opere.
Progetto di comunità cristiana
Mi piacerebbe un giorno raccontarvi della storia di Iarek, della mansuetudine di Heera, della vanità di Ranjit, della “sicilianità” di Carmelo, dei lamenti di Kostantin con un sorriso a quattro denti, della “fortuna” di Semenic, della burloneria di Nicolae, dell’incomprensibile Parmar, del silenzio di Sorin, della “furbizia” di Hassan e di tanti altri che abbiamo incontrato e che sicuramente non dimenticheremo.
Così come mi piacerebbe raccontare della strumentalizzazione dei “poveri”…
E il “plurale” usato nello scrivere rappresenta le tante persone che vivono questo progetto costantemente, con emozioni e sensibilità, corse e affanni, tristezza e rammarico, felicità e sorrisi, con spirito di “comunità cristiana”. I musulmani esclamano: “Allah è grande!”.
Io mi sento di dire che “Dio è grande”, per le occasioni che ci dona di credere all’annuncio del suo amore per noi.








