In Asia mancano 60 milioni di bambine
Fenomeno denunciato dalle Agenzie dell'ONU
Quante sono le donne che mancano all’appello della popolazione mondiale? Un rapporto dell’Unicef stimava questo numero in circa 60 milioni. Il problema riguarda diversi Paesi asiatici dove c’è una tradizionale preferenza culturale per i figli maschi: Cina, Corea, Taiwan, Pakistan, Bangladesh, Nepal, Vietnam, India.
La causa non è solo il feticidio, ma anche l’infanticidio e la più alta mortalità femminile tra i bambini dovuta alla negligenza (si prestano meno cure e si fanno mangiare meno dei maschi). Il discutibile primato, secondo queste stime, spetta alla Cina con ben 29 milioni di bambine mancanti.
Quello su cui le agenzie dell’Onu tacciono è l’incidenza che ha avuto su questi dati la selvaggia politica di controllo delle nascite portata avanti dai rispettivi Governi con il sostegno delle stesse Agenzie delle Nazioni Unite. Non a caso le perdite maggiori di donne si hanno nei Paesi che hanno sperimentato le misure anti-natalità più drastiche, Cina e India. Il motivo è ovvio: laddove il Governo obbliga le coppie ad avere uno o due figli al massimo, è chiaro che la tendenza a eliminare le femmine è più marcata.
Uno studio di due ricercatori, G. William Skinner e Yuan Jianhua, dimostra ad esempio statisticamente la relazione tra introduzione della "politica di un solo figlio" e la crescita esponenziale dell’infanticidio. In questo senso la riaffermazione della "politica del figlio unico" in Cina, e il rilancio dei programmi di controllo delle nascite in India continueranno ad aggravare il fenomeno delle "bambine mancanti".
Con l’aperto incoraggiamento di quelle agenzie dell’Onu che pure, in altre sedi, non fanno che piangere sulle violazioni dei diritti delle donne.







